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Leisure

Leisure - 14/08/2020

Polenta-ferragosto, nelle Orobie è possibile

Un accostamento insolito. In un itinerario da veri esploratori, tra rifugi e antichi chalet dove sopravvive la tradizione culinaria tutto l'anno.

Stanchi del solito prosciutto e melone, delle frittatone, delle insalate di riso e delle grigliate all’aperto? Esistono zone in cui gli stomaci più intraprendenti, anche nella settimana di ferragosto, possono trovare in menu come elemento portante la polenta. Polenta e formaggio, polenta e spezzatino, polenta e funghi, polenta e chi ne ha più ne mette. Non occorre andare al Polo Nord, ma giusto poco più giù. 

Farina fi mais e grano saraceno: gli ingredienti base per i vari tipi di polenta.

A un’ora dalla rovente Milano, nelle orobie e nelle prealpi lariane. Qui la polenta non è un contorno, non è un sostitutivo del pane, non è un accompagnamento. È un simbolo, un piatto insostituibile e onnipresente nelle tavole, da capodanno al successivo san Silvestro.

La Valsassina. Si tratta di una valle della Lombardia in provincia di Lecco, dove sopravvive la tradizione della polenta in ogni momento dell’anno, soprattutto quella “taragna” col grano saraceno e i formaggi fusi dentro.

Ma dove trovare quella “giusta”? Nell’alta Brianza, precisamente nel triangolo lariano, c’è un locale rustico in cui lo sfarinato di mais (e grano saraceno) è nella denominazione stessa del ristorante. La Polentoteca Chalet Gabriele è proprio sopra Bellagio, la perla del Lario. Qui oltre alla vista spettacolare, è un trionfo di polente: con zola e con funghi, con cervo piuttosto che accompagnata da salsiccia. Ovviamente non manca la polenta uncia, ovvero con formaggi e burro fusi. Da provare anche il paradell, dolce tipico della zona, a metà strada tra una crepe e una frittella. 

Procedendo virtualmente verso ovest si giunge sulla dorsale orobica lecchese. Montagne come la Grigna, il Resegone e il Pizzo Tre Signori sono noti non solo per i panorami e le traversate in quota, ma anche per i rifugi che punteggiano piani e crinali. Dopo la fatica per salirci e l’aria fresca di alta montagna non può mancare una polenta ristoratrice, che riempie gli stomaci e scalda i cuori dei camminatori. 

Il gulash del rifugio Buzzoni.

A ridosso dei piani di Bobbio, a quasi 1.600 metri di quota e vista sulla media Valsassina, c’è il rifugio Buzzoni. Un’oretta di cammino dalla funivia, un dolce saliscendi tra boschi e aree cosparse di piante spontanee di mirtilli e lamponi. E una polenta soda e saporita, accompagnata da un gulasch maschio e sapido, piccantino e appetitoso. 

Sempre in zona, ma spostandosi verso i piani di Artavaggio ecco un’altro punto di ristoro dove, oltre alla vista spettacolare, si può gustare la taragna anche in pieno agosto. Il Cazzaniga Merlini è una baita con ristoro e alloggio, proprio ai piedi del monte Sodadura, noto per la misteriosa e quasi perfetta forma a piramide. Ottimi anche i ravioli con noci e prosciutto, conditi con burro fuso. 

Altro monte altro locale. Al pian delle betulle, il ristorante albergo Baitock offre un’interessante variante, la polenta e bagnarel. Che è un polenta di grano saraceno, condita con ricotta stagionata e affumicata sul camino, e stemperata con burro e panna. 

Scendiamo dalla dorsale e arriviamo a quota 600 metri. Nonostante l’altitudine non sia proibitiva, la polenta la fa sempre da padrona. Anche nel ristorante La Cascata di Introbio, dove un’accoglienza formale e un servizio dedicato offrono un’esperienza gastronomica più intima rispetto alle precedenti. Ma anche qui troviamo lo sfarinato di mais, che accompagna la selezione di formaggi locali, che viene servito in abbinamento al gulasch di capriolo e che condivide il piatto insieme alla crema di baccalà mantecato.

La morale? Se nel deserto i beduini bevono il tè caldo, non si vedono controindicazioni per una buona, anzi ottima, polenta anche nel cuore di questa calda e spensierata estate.



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