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Leisure - 02/03/2017

Questi robot di Transformers Art sono dei giganti del riciclo fatto ad arte

Incontro con l'artista montenegrino Danilo Baletic, creatore dei mostri "positivi" esposti al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano.

transformers art robot (15)

L’ideatore della Transformers Art Danilo Baletic durante la nostra intervista (foto: Christian D’Antonio The Way Magazine)

Arriva a Milano la Transformers Art, ovvero dei giganti mostruosi con le sembianze di robot che nascondono tutt’altra genesi. Sono infatti il messaggio sociale dell’artista montenegrino Danilo Baletic, che abbiamo incontrato al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano. Danilo, classe 1992, ancora iscritto all’università delle arti di Donja Gorica, è un rivoluzionario nel suo Paese. Arriva a Milano in mostra per la prima volta in Italia portando i giganteschi robot costruiti con rottami di auto e camion.Prima cosa da dire – scherza appena lo vediamo tra i suoi robot nel giardino del museo –  è non distruggere il pianeta, se lo fate, i Transformers vi daranno un calcio”.

Danilo è un curioso: si è fatto un giro nelle discariche di metalli e si è accorto che quello che gettiamo spesso è oro. “Tutto il pianeta necessita di risparmio, abbiamo una responsabilità alta verso la trasformazione del nostro globo. Oltre questo, se posso dare un sorriso a un bambino anche solo per un attimo, sono contento“.

Perché in definitiva, aldilà del messaggio, quello che Baletic crea è vera arte che si ispira ai cartoon giapponesi e richiama in modo ironico e gigantesco l’incombenza minacciosa delle fantasiose creature delle serie animate. “Ho ideato un messaggio positivo ma in Montenegro non hanno proprio recepito, anche se qualcuno se ne è accorto. Sono pezzi d’arte e come tali vengono vissuti dalle persone che li ammirano. Ce ne sono 10 intorno al mondo, uno è a Vienna. Per ora iniziamo a far girare l’esperimento da Milano, poi partiremo per altre destinazioni”.

L’artista è anche molto concentrato a comunicare la mole di lavoro che ci vuol per assemblare queste sculture di riciclo: “Per fare Bobo, quello arancione, ci ho messo 120 giorni e due tonnellate di materiale. Alto sei metri, l’ho fatto con alimentatori di batteria e metallo di scarto, per quanto riguarda la testa. Al torace ci ho messo pezzi di motocicletta”.

Tra i più imponenti c’è Zift, il robot dalla parte del bene, con un nome che deriva dal cane dell’autore. “Pesa 4 tonnellate ed è alto 8 metri. Ha le braccia fatte con le portiere delle Jeep, pezzi di camion nelle gambe e la testa con elementi di caloriferi”.

Affascinante sezionare dal vivo queste costruzioni. Ma anche avvincente capire da dove arriva l’idea dell’artista: “Ho avuto l’ispirazione dai cartoon giapponesi e dai Transformers ovviamente, li guardavo da piccolo e mi piacciono ancora oggi. Quello che non mi piace molto è la trasposizione cinematografica ma ammetto di rispettare e ammirare molto la tecnologia utilizzata”. E i giapponesi come hanno reagito? “Non ho avuto molte interazioni con il pubblico o i creatori giapponesi degli originali, per il momento questo progetto riguarda solo me e la mia galleria Baha Fine Art”.

Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo Da Vinci

via San Vittore 21, Milano

dal 3 marzo al primo maggio 2017.



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