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Leisure - 17/10/2019

“Retour à Rome”, la meraviglia dell’Istituto Svizzero

La mostra collettiva sul paesaggio nella dimora prestigiosa di stile eclettico di inizio Novecento.

C’è un posto a Roma che è una riserva di arte e bellezza. L’Istituto Svizzero ha per questo mese (fino al 19 gennaio 2020) all’interno delle sue prestigiose stanze la mostra “Retour à Rome”, una collettiva degli artisti: Anne-Laure Franchette, Vidya Gastaldon, Clemens Klopfenstein, Marie Matusz, Gianni Motti, Uriel Orlow, Denis Savary, Rico Scagliola & Michael Meier e Ian Wooldridge.

Attraverso un allestimento non canonico, la mostra offre uno sguardo alternativo sull’idea di paesaggio come genere pittorico. Il genere paesaggistico, diffuso a Roma tra i pittori francesi nell’Ottocento, ha influenzato il nostro modo di guardare il mondo. Oggi il paesaggio non è più un genere strettamente legato alla pittura: “Retour à Rome” fa dell’immagine in movimento il medium che più di tutti oggi è capace di riportarci alla mente i ricordi.

Anne–Laure Franchette racchiude in piccole lastre di resina trasparente dei frammenti di vegetazione raccolti nel giardino dell’Istituto. Il nuovo film astratto di Vidya Gastaldon, funge da portale per la percezione di paesaggi interiori; ritmo e musica pervadono l’opera, dando forma a una serie di visioni introspettive. Per Clemens Klopfenstein è un vero e proprio ritorno a Roma: il regista svizzero girò parte del suo film Geschichte der Nacht di notte durante il suo soggiorno all’Istituto Svizzero nel 1979.
La telecamera, per Marie Matusz, non è meramente uno sguardo, bensì un occhio, ovvero lo strumento che abilita lo sguardo; il suo lavoro riflette su come la produzione di immagini e del suono influenzi il comportamento umano, in particolare quando a essere osservato e monitorato è lo spazio.
Nel giardino, l’orologio di Gianni Motti segna inesorabile il tempo fino alla fine dell’esistenza del sole.
Durante la sua carriera, Pasolini cercò invano di girare un film a Gerusalemme: dopo diversi tentativi falliti, nessuna altra città sembrava avere paesaggi suggestivi tanto quanto Roma: questo è ciò che narra Uriel Orlow con la sua installazione nella sala centrale della villa.


Spesso basta un solo oggetto incongruo affinchè lo spazio urbano diventi più poetico. Come i pittori classici lo hanno volutamente incluso nelle loro vedute, Denis Savary, nello stesso modo, ha prodotto una video-opera per la città vecchia di Ginevra inserendo una mongolfiera.
I cimiteri sono parchi in cui vagano i ricordi. In un film lento e malinconico Rico Scagliola e Michael Meier percorrono i sentieri di un bellissimo luogo della memoria a Zurigo.
Anche Internet produce i suoi paesaggi: questo è ciò che Ian Wooldridge presenta nella sua installazione che raggruppa parte della sua collezione di webcam porno vuote.

L’Istituto Svizzero contribuisce a estendere l’influenza culturale e accademica della Svizzera oltre i suoi confini, in particolare in Italia, dal 1947. La struttura offre un ricco programma di esposizioni, conferenze, concerti, incontri, congressi e presentazioni di libri a Roma e Milano. Ogni anno l’Istituto Svizzero ospita in residenza una dozzina di giovani ricercatori e artisti, dando loro l’opportunità di vivere e lavorare insieme, di ampliare la loro rete di contatti e di gettare un ponte tra il mondo dell’arte e quello della scienza. Il soggiorno nella Città Eterna rappresenta un’esperienza unica, un tuffo nello stile di vita del Bel Paese e un’immersione nell’italiano, una delle quattro lingue nazionali svizzere.


A Roma l’Istituto Svizzero gode di una posizione straordinaria nel cuore della capitale. La struttura è collocata all’interno di una villa in stile eclettico costruita nel 1905 da Emilio Maraini, produttore di zucchero del Ticino. La casa e i suoi giardini sorgono su una collina artificiale – in origine una discarica – che offre una vista panoramica sulla città da uno dei quartieri del centro storico di Roma, nelle immediate vicinanze di Piazza di Spagna e Villa Borghese.

 

All’ingresso dell’istituto, un neon di Mario Merz (1925-2003) ci ricorda con umorismo che il resto del mondo è più vicino di quello che sembra.

Nel cortile della dipendenza è installata Coda (a fountain for a filter) di Tumasch Clalüna e Kilian Rüthemann, una fontana che mette in discussione l’erogazione dell’acqua potabile nella città di Roma.

Creatività, design, sperimentazione tipografica ed eccellenza elvetica hanno ispirato la nuova veste grafica dell’Istituto Svizzero, che è stata pensata e sviluppata con lo studio di Graphic Design Dallas. Fondato da Francesco Valtolina e dal designer Kevin Pedron, che ha studiato all’ECAL di Losanna, Dallas è un think-tank creativo con sede a Milano, pur essendo strettamente legato alla Confederazione.

 



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