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Leisure - 27/01/2019

Riccardo Sinigallia, il sold out a Milano

2001: i Tiromancino, la band romana formata da Federico Zampaglione, Francesco Zampaglione, Laura Arzilli e Riccardo Sinigallia è all’apice del successo grazie ai singoli La descrizione di un attimo e Due destini. Nell’estate del 2001 la band si disgrega e Federico Zampaglione, l’unico rimasto, commenta non senza astio la separazione dagli altri membri del gruppo: “qualcuno del gruppo ha iniziato a lamentarsi perché in prima fila trovava le ragazzine che cantavano a memoria le nostre canzoni, e forse non le capivano, o perché preferiva essere parte di un gruppo di nicchia. Si sono spaventati, ed hanno iniziato a chiedersi quale sarebbe stato il futuro della band. Pensavano di essere i salvatori della canzone italiana” (Rockol).

Riletta oggi questa frase ricorda quella di Fassino quando disse: “Grillo se vuol fare politica fondi un partito e vediamo quanti voti prende”. Ciao Cuore di Riccardo Sinigallia è stato appena premiato come Miglior disco del 2018 dal forum del giornalismo italiano.

Sebbene la musica italiana non abbia bisogno di salvatori, se dovessimo nominare degli alfieri, difensori e promotori della bellezza della musica italiana non potremmo non fare il nome di Riccardo Sinigallia. A testimoniarlo non è solo il recente successo di pubblico e critica, cominciato col Sanremo del 2014 e con l’album Per tutti e proseguito con Ciao Cuore, ma una lunghissima carriera da produttore iniziata producendo i primi album di Max Gazzè e Niccolò Fabi (e scrivendo anche Cara Valentina, Capelli, Vento d’estate e Lasciarsi un giorno a Roma) e proseguita con la produzione di Coez (Non Erano Fiori del 2013) e più di recente del primo album solista di Motta insignito nel 2016 della Targa Tenco come migliore opera prima.

Il concerto di venerdì 25 gennaio a Milano ha avuto l’aria di una consacrazione di questo lungo in percorso fatto in sordina lontano dalla velleità da salvatore. La Santeria Social Club gremita di pubblico. Nessuna ragazzina urlante pervenuta (a dire il vero c’erano alcune 40enni urlanti, magari proprio le ragazzine del 2000 oramai cresciute). In compenso tra il pubblico tanti volti del panaroma musicale, da Wrongonyou a Dutch Nazari, passando per i produttori Antonio Filippelli e Fabio Gargiulo. Ulteriore piccola testimonianza, qualora ce ne fosse ancora bisogno, della rilevanza di Sinigallia nell’attuale panorama della canzone italiana.

Un concerto intenso, durato un’ora e quarantacinque minuti, aperto con la Poesia di So delle cose che non so (“So delle cose che so e non ti posso spiegare, perché non esistono tutte le parole, esistono solo il tempo e la distanza tra ciò che io so e tu dovrai”) e in cui hanno trovato spazio gran parte delle canzoni dell’ultimo album, tra cui le meravigliose Niente mi fa come mi fai tu e Dudù (durante la cui performance è salita sul palco la figlia di Riccardo e Laura Arzilli chiedendo al padre il permesso di ballare), ma anche le canzoni del passato, tra cui i gioiellini sanremesi del 2014 Prima di andare via e Una rigenerazione, e La descrizione di un attimo, cantata in coro da tutto il pubblico.

Mi rendo conto che in questo mio racconto Federico Zampaglione suoni come il cattivo della storia. Eppure le scelte di scaletta della seconda metà del concerto mi hanno fatto ripensare proprio alle parole di Zampaglione. Niente mi fa come mi fai tu, che è una ballata con cui si potrebbero fare cantare in coro interi palazzetti dello sport, viene messa a metà scaletta, seguita dalle popolarissime Ciao Cuore, La descrizione di un attimo e Prima di andare via. La chiusura invece viene affidata ad alcune canzoni meno popolari dei suoi primi due dischi da solista – comunque pregne di significato – seguite da una sporchissima versione di Una rigenerazione, che ci ricorda che in fin dei conti Sinigallia è un artista rock. Forse in quelle parole di Federico Zampaglione, al netto di alcune affermazioni discusse e forse discutibili (Sinigallia nelle interviste ha più volte raccontato come sia stata la casa discografica Virgin a convincere Zampaglione a mollare i compagni di viaggio e proseguire da solo) c’è una mezza verità.

Riccardo Sinigallia non vuole essere davvero popolare. Il che è un peccato perché avremmo tutti un gran bisogno che una musica di questo livello arrivi a più persone possibili e sia davvero Per tutti. Questa è la mia speranza per il prossimo suo disco. Nel frattempo riascolto Ciao Cuore che è una bellissima rivincita musicale; e a chi non credeva in una rigenerazione di Riccardo Sinigallia dedico un caloroso: “Ciao core”.

Testo e foto a cura di Daniele Dodaro per The Way Magazine.



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