9 Marzo 2020

Sanremo 2020 un mese dopo: Caponetti sceglie Morgan e Diodato

Esattamente 30 giorni dopo l'incoronazione del vincitore, il cantautore conosciuto a SanNoLo ci porta in un viaggio nella memoria recente. Quelli che resistono e quelli che si dimenticano.

9 Marzo 2020

Sanremo 2020 un mese dopo: Caponetti sceglie Morgan e Diodato

Esattamente 30 giorni dopo l'incoronazione del vincitore, il cantautore conosciuto a SanNoLo ci porta in un viaggio nella memoria recente. Quelli che resistono e quelli che si dimenticano.

9 Marzo 2020

Sanremo 2020 un mese dopo: Caponetti sceglie Morgan e Diodato

Esattamente 30 giorni dopo l'incoronazione del vincitore, il cantautore conosciuto a SanNoLo ci porta in un viaggio nella memoria recente. Quelli che resistono e quelli che si dimenticano.

Questo servizio è lungo un mese: siamo stati con Claudio Caponetti, giovane talento del cantautorato italiano, autore Universal e attualmente in collaborazione con Carosello Records, prima, durante e dopo Sanremo 2020.

Le classifiche sui brani in gara al Festival della canzone italiana non le abbiamo mai proposte da queste pagine. Ma con un apprezzato cantautore disponibile, e con i “test” di sopravvivenza delle canzoni  a un mese dalla chiusura della kermesse, la tentazione era forte. Facciamo un bilancio con il 31enne artista marchigiano su quello che resterà, o meno, dell’ultimo Sanremo. Secondo i suoi gusti personali, siamo a chiarirlo. Ma li teniamo in grande considerazione perché arrivano da un personaggio che la musica la crea e con un talento riconosciuto da molti. Lo facciamo parlando esclusivamente di musica, in attesa che esca la sua: dopo la partecipazione a SanNoLo 2019, Caponetti è in fase di lancio con un singolo di cui sentirete parlare presto, “Google Maps“.

Per partire, Claudio, cosa hai apprezzato maggiormente di chi era in gara?

L’integrità, ho visto artisti integri e li ho apprezzati. Ho giudicato, di contro, un po’ forzato il resto, o meglio, quelli che volevano essere qualcosa che non sono. E credo siano questi quelli di cui ci siamo dimenticati più in fretta.

Sul palco e sul pink carpet di SanNoLo 2019 a Milano: Claudio Caponetti ha partecipato alla gara canora di cui The Way Magazine è media partner.

C’erano delle persone che conoscevi in gara, giusto?

Diodato l’ho conosciuto e l’ho sempre apprezzato. Mi ha fatto piacere che abbia vinto con una bella canzone. E credo anche che la precedente, in ordine cronologico, “Che vita meravigliosa”, usata nel film di Ferzan Ozpetek “La Dea Fortuna”, lo abbia anche rafforzato. Ha due bei brani da poter spendere.

Altre conoscenze?

Il team autoriale di Achille Lauro, Davide Petrella che ha scritto il pezzo di Elettra Lamborghini. Credo lui sia al momento uno degli hit maker più di successo in Italia, la penna che sta dietro a tanti successi, anche di Fedez e J-Ax. E poi c’è il produttore di Levante, Antonio Filippelli che non delude mai.

A un mese dalla fine, cosa è rimasto secondo te di questo festival?

Ovviamente Morgan e Bugo per il fenomeno social che hanno scatenato. Ho riascoltato molto la canzone, devo riconoscere che è costruita molto bene. Nonostante non mi piacesse inizialmente quello stridente verso sui cantanti inglesi, mi sembrava destrutturata e quasi fastidiosa, poi mi è entrata dentro.

Eppure, a passare alla storia sarà incredibilmente, quel pezzo di canzone che non è stato inciso, ma improvvisato…

Morgan è criticabile, ma c’è un secondo punto di vista che è la performance: ha fatto qualcosa di strano, ha cambiato tutto. Poi ha venduto il foglio del testo cambiato all’asta, ha creato un fenomeno. Ma lui l’ha fatto in maniera genuina, loro erano davvero arrabbiati in privato. Con quel gesto eclatante di cambio di testo, siamo davanti a qualcosa che ha svegliato la televisione e il suo pubblico. È un culto, ormai. Ed è anche giusto che la canzone abbia una tradizione orale, si presta a tutto, è utilizzabile in risposta a un amico che ti fa girare le scatole. Per me il bello è l’impermanenza di quel tipo di arte. Come Paganini che non ripeteva, perché improvvisava e non si ricordava le note. Ed è anche per questo che non mi va che si rifaccia, che si re-incida. È bello così, ‘Le brutte intenzioni’, è un momento alto, di divertimento e anche di riflessione. Deve restare così, anche perché chi scriverebbe la seconda strofa?

Le delusioni quali sono state?

Pensavo che rimanesse Elodie, mi sembrava un pezzo da presa certa, anche ascoltando i pareri autorevoli, e invece oggi a distanza, pare non abbia lasciato il segno. Perché poi dopo la secchiata quell’acqua, il bagnato si asciuga. Non è ‘Soldi’ di Mahmood. Giordana Angi, sostenuta da molta popolarità televisiva, è stata scontata col brano sulla madre. La quota tenorile, Alberto Urso, e quella adolescenziale, Riki, si poteva evitare secondo me.

Chi ha centrato, invece?

I Pinguini Tattici Nucleari hanno preso una bella fetta di mercato, se la sono giocata bene, per intenderci hanno occupato la quota dello Stato Sociale. Dopo ‘Nessuno vuole essere Robyn’, erano perfetti per stare nel contenitore televisivo. Quel tipo di scrittura, con una targettizzazione precisa è stata recepita bene. Anche i numeri su Spotify dicono questo, in verità.

Chi erano gli evergreen per te?

Penso ai momenti belli per il pubblico degli affezionati. Il pubblico di Marco Masini per esempio, sarà rimasto contento di rivederlo con una buona performance. La stessa Tosca ha portato se stessa, anche bella da vedere nella sua eleganza. Non faranno grandi numeri, ma sono appaganti.

Michele Zarrillo, Rafael Gualazzi ed Enrico Nigiotti?

Non c’era un aspetto degno di nota nella loro proposta, se ne escono un po’ dimenticati e un motivo c’è. Gualazzi è simpaticissimo, ho fatto anche la comparsa in un suo video. Ha portato il divertimento sul palco ma non aveva un brano memorabile. ‘Carioca’ non è niente più che divertente e poi lui vestito tropicale col cappello, non so se quella è la sua cifra, io non l’ho mai visto così. Nigiotti aveva al suo secondo passaggio all’Ariston un pezzo romantico con una chitarra rock. Strana cosa.

Perché secondo te Piero Pelù e Irene Grandi, due rocker toscani degli anni Novanta, non fanno il boom definitivo?

Non reggono più i personaggi. Piero Pelù è un mito ma non è una leggenda, non ha la verve degli inizi, ha il pezzo per il nipote col ritornello da cartoon. Ne è uscito comunque bene, è coerente. Irene Grandi è coerente ugualmente, Vasco è giusto per lei, quando scrive un testo come ‘Finalmente Io’. Mi sembra però che in entrambi i casi si stia cercando di estendere una carriera che non è più come una volta. Per un musicista queste sono fasi anche da accettare. Simone Cristicchi l’ha fatto, lavora in teatro con successo.

Durante il festival avevi avuto elogi per Rancore.

Rancore è bravissimo. Per come sono fatto io, c’è forse un po’ troppa rabbia ma è coerente con il pezzo. È una rabbia genuina. Un po’ gang, lui. Io sono un po’ più delicato. Mi piace di più di Anastasio che alla terza serata aveva una rabbia stridente, non convinceva, nonostante fosse entrato al Festival da papa.

Ci sono poi due conferme incontrovertibili da questo festival: Achille Lauro e Francesco Gabbani.

Gabbani aveva un bel pezzo ma il ritornello l’ho trovato più sommesso.  Comunque è stato un personaggio divertente. Il suo è intrattenimento e ogni volta che sale sul palco fa vedere la sua bella presenza ed emotività. Tutto sommato mi è piaciuto anche se è un pezzo che funziona a metà. Lui addirittura dice di non voler fare quello che vince sempre. Achille Lauro è stato fantastico con le similitudini, si è fatto strada presso il grande pubblico, questa è la sua vittoria. Anche se per me il pezzo dell’anno scorso ‘Rolls Royce’ era più bello. In ogni caso è figo e non si discute, ma non mi promnuncio su esclamazioni fuori luogo tipo: è il nuovo David Bowie. Se lo fosse, non si sarebbe vestito da David Bowie.

Nel composit in apertura: al centro, Claudio Caponetti. Nelle “bolle blu” sopra la scenografia di Sanremo 2020, da sinistra, Elodie, Achille Lauro e il vicintore, Diodato.

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Christian D'Antonio

Christian D'Antonio

Figlio degli anni 70, colonna del newsfeed di The Way, nasce come giornalista economico, poi prestato alla musica e infine convertito al racconto del lifestyle dei giorni nostri. Ossessionato dal tempo e dall’essere in accordo con quello che vive, cerca il buono in tutto e curiosa ovunque per riportarlo. Meridionale italiano col Nord Europa nel cuore, vive il contrappunto geografico con serenità e ironia. Moda, arte e spettacoli tv anni 80 compongono il suo brunch preferito.
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