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Leisure - 06/05/2020

Sette tour e sette dischi, il secondo “ventennio” di Madonna

2000-2020: la regina del pop è stata molto più prolifica nella seconda parte della sua carriera. Ma il suo status è lontano da quello che era.

Q Magazine nel 2000 salutando l’arrivo di “Music”, l’allora ottavo disco in studio di Madonna, ebbe a dire che solo in quel momento miss Ciccone era riuscita ad arrivare al picco della sua carriera. Con due figli e una serie interminabile di hits, Madonna vent’anni fa era l’artista matura che tutti volevano, e il suo ultimo numero uno in America, “Music”, per l’appunto, fu il perno da cui poi si è cominciato a dividere il suo percorso artistico.

In questo turbolento e imprevedibile 2020, Madonna è sicuramente stata al passo coi tempi. Il suo Madame X Tour è consegnato alla storia come la tournèe più tormentata della sua carriera, con cancellazioni per motivi di salute, la dubbia scelta di non ammettere riprese e fotografie e un alquanto strenuo tentativo di impersonificare la sua arte a tutti i costi. Il suo messaggio passa attraverso il suo corpo, come sempre accade nei grandi performer della terra, ma il fatto che sia proprio il suo corpo a non essere più riconosciuto (da se stessa e dalla sua audience) è un tormento continuo per la star del Michigan.

In 20 anni la star americana ha prodotto 7 dischi e 7 tour mondiali. Madonna era tornata in cima alla classifica mondiale con Music e aveva lanciato uno degli ultimi suoi look identificativi con Don’t Tell Me nel 2001, l’anno del suo ritorno sulle scene con il Drowned World Tour. Scelse i palazzetti e fu una rimonta colossale in tutto il mondo: non si esibiva da 8 anni e i suoi dischi erano stati dei grandi successi. Non si può dire lo stesso di Swept Away, il film diretto dal suo nuovo martio Guy Ritchie e del primo ritorno alle colonne sonore degli anni duemila, Die Another Day per James Bond. I passi falsi agli albori del decennio non le saranno perdonati. Tanto che anche per un album di grande intensità lirica come American Life (2003), grande critica alla società americana di George Bush, non fu capita dalle masse.

Andò meglio con il tour successivo, il Re-Invention Tour, lanciato da un progetto multimediale con il fotografo Steven Klein dove adottò la nuova veste di Maria Antonietta splatter (“X-STaTIC PRO=CeSS”).

Esattamente 10 anni dopo si impegnerà con VICE per il “SecretProjectRevolution”, un film di denuncia sugli abusi fatto a modo suo dove è ritratta per molto del tempo in gabbia, diretta sempre da Klein.

Ed è proprio sulla condizione della donna e sulle lotte sociali che si fonda gran parte della comunicazione del secondo “ventennio” di Madonna. Raising Malawi è un’organizzazione no profit di beneficenza che è stata fondata da Madonna e Michael Berg nel 2006 per la quale la popstar ha prodotto anche un film, andato al Festival di Cannes 2008, chiamato I Am Because We Are.

Nel frattempo i dieci milioni di dischi venduti per Confessions on a Dance Floor (2005), in quegli anni l’hanno ricatapultata al vertice dello showbiz, con il suo “Confessions Tour” di nuovo sulle pagine dei giornali per la “Crocifissione” sui cristalli Swarovski. L’ultimo suo disco per la Warner Music, Hard Candy del 2008 fruttò da subito un tour di successo per due estati consecutive e una nuova avventura imprenditoriale: i centri fitness in giro per il mondo.

A metà del ventennio, con Celebration la star ha contribuito a far conoscere Mr. Brainwash con una copertina iconica come non succedeva da tempo. Con 4 milioni di copie vendute, questa compilation è l’ultimo best seller vero della sua carriera, prima dell’abbandono della Warner, in concomitanza con un divorzio molto pubblicizzato dal regista Guy Ritchie e alla vigilia di un accordo a 360 gradi con Live Nation. Proprio in quesi mesi emergeva nei mercati globali la nuova rivale, Lady Gaga, l’unica tra le nuove leve a contenderle seriamente lo scettro. Ma è durata poco.

Madonna per “Up For Grabs” al Wyndhams Theatre, Londra West End, giugno 2002. Foto archivio The Way Magazine.

Dieci anni dopo lo scoppio della faida mediatica Gaga-Ciccone, possiamo dire che come Madonna, nessuna mai. Anche se i tre album con la Interscope Records, in collaborazione con Live Nation, nell’ultimo decennio, per Madonna sono stati quelli che hanno messo maggiormente in discussione la sua statura artistica. Se si parte col dodicesimo album in studio, MDNA (2012), che le ha dato l’ultimo top 10 americano Gimme all your Luvin’ con Nicki Minaj e M.I.A., è difficile riconoscere la padrona e anticipatrice dei trend di un tempo. Un ritorno alla dance che aggiunge poco al panorama mondiale, proprio quando era il mondo a guardare a Madonna come a una stella. Se non fosse per Girl Gone Wild con la collaborazione di Benny Benassi e il bel video di Mert & Marcus, il disco sarebbe davvero trascurabile. Da salvare anche la premiata (Golden Globe) Masterpiece, colonna sonora del film W.E. – Edward e Wallis che la Ciccone diresse nel 2011.

Tre versioni del disco “Madame X”, ultimo album di Madonna uscito nel 2019. Ha generato tre singoli e cinque video.

Rebel Heart del 2015 e Madame X del 2019 hanno cercato con la loro ingente quantità di canzoni (19 ciascuno, nelle versioni deluxe) di ristabilire la supremazia musicale di Madonna. L’effetto non è sempre assicurato: il penultimo disco si ricorda per la collaborazione con Diplo e Avicii, produttori di EDM, anche se i migliori episodi sono le tracce ballad meno conosciute (Ghosttown su tutte, con un bellissimo video post-apolcalittico di Jonas Åkerlund); l’ultimo album, sostanzialmente creato con due vecchi collaboratori (Mirwais e Mike Dean) è invece tuttora un grande enigma. Unico esempio nella sua discografia di “art pop” con una gestazione lunga e laboriosa, a confronto delle ultime prove di incisione molto più frettolose, ha cercato con esiti alterni l’approdo in nuovi lidi sonori come la trap e il latin pop. Sarà ricordato come il suo disco da Lisbona e quello che ha partorito il più tormentato dei tour, nell’insolita location teatrale. L’ultimo sipario si è chiuso lo scorso otto marzo a Parigi, all’alba dell’emergenza Covid, un arrivederci molto mesto per una diva dei nostri tempi che ha dovuto fare i conti con due impedimenti molto terreni: il dolore fisico personale e la pandemia globale. Ed è forse proprio in questa involontaria metafora che si conclude nel più simbolico dei modi il secondo “ventennio” di Madonna.

 



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