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Leisure - 02/11/2020

Silvia Salemi: “Come ho visto la luce di Chagall in musica”

La cantante e conduttrice lancia una canzone che descrive la traiettoria delle relazioni. E ci parla del "patto tra le mamme" e del suo incontro da ragazzina con Alberto Sordi.

Chagall è ottimismo, luce, è un mondo immaginifico come la pittura stessa. A dircelo non è un critico d’arte ma Silvia Salemi, cantautrice, conduttrice televisiva e radiofonica e scrittrice che negli anni 90 ha incantato le platee di Castrocaro (“Con questo sentimento”) e del Festival di Sanremo (“A Casa di Luca”). Silvia è una personalità poliedrica e lo dimostra in questa nuova canzone, “Chagall” appunto, che è una summa di tutte le sensibilità che la contraddistinguono, così come ha dimostrato sia nei suoi programmi a Rai Dadio 2 in questi anni, che nel primo romanzo autobiografico, “La voce nel cassetto” uscito tre anni fa. Questo singolo è il primo ritorno in musica dopo la parentesi teatrale con Giuseppe Zeno con “Non si uccidono così anche i cavalli” e dopo la sua partecipazione a “Ora o mai più”, la trasmissione di Rai 1 condotta da Amadeus dove ha presentato il precedente singolo “Era Digitale”.

Silvia, da dove nasce l’amore per Chagall?

Insieme agli altri due autori Giacomo Eva e Marco Rettani, ci siamo innamorati del pennello della luce che questo pittore esprime. La sua arte di inizio Novecento ha fatto perdere la testa a molti, anche se non sei un critico d’arte ne resti affascinato. L’arte è la forma più completa di vicinanza alla bellezza del mondo, secondo me. Chagall esprime una grande profondità. La musica per quanto mi riguarda viene subito dopo, e metterle insieme è come dare una pennellata di bellezza al mondo.

Che caratteristiche ha il brano?

Non è il solito titolo, dentro c’è tutto l’amore possibile e vorrei avere anche la presunzione di far scoprire cose nuove agli ascoltatori. Musicalmente è un brano soft-rock che racconta l’incontro di due anime che guardano il cielo e ne riconoscono l’immensità, e analizza il precario equilibrio di una relazione che fa paura, ma che alla fine trova la giusta strada per esprimersi e per avere il coraggio di esistere.

Dove avete girato il video?

In Puglia, all’interno del Parco Naturale Regionale “Porto Selvaggio e Palude del Capitano” città di Nardò, vicino Lecce. Con la roduzione Monkey Studio per Studio Carriero e Partners e la regia di Angelo Cascione, che ha lavorato con Pasco e Sud Sound System. Mi si vede dipingere ma l’autrice della tela è la talentuosa Chiara De Lorenzo mentre per gli abiti ho collaborato con l’Accademia Sitam Lecce e quello che indosso è di Idea Sposa.

Viviamo in un contesto dove le cover sembrano avere più centralità della musica originale. Cosa ti spinge ancora alla creazione di musica?

Quando fai una canzone più che un artista sei un artigiano. Crei qualcosa che non c’era e raccogli angoli di te, come fa il pittore che realizza il suo lavoro sulla tavolozza. Bisogna avere il coraggio di trovare e cercare la bellezza anche in un momento come questo che stiamo vivendo, questo mi ripeto sempre. Aver perso gli abbracci e il lavoro è dura. E questa è una canzone bella, sociale: parliamo di bello per contrastare il brutto e l’angoscia.

Che cambiamenti ha avuto la tua carriera dagli esordi?

Mi sono resa conto che è cambiato molto il modo di fare musica. Prima si faceva il percorso col disco di 10 brani. La società dell’hic et nunc, che è quella che ci ospita oggi, spinge al brano singolo. E il lato positivo è quello di poter produrre canzoni diverse o simili che in qualche modo rappresentano il periodo di una artista, c’è un volersi proporre al momento che è molto diverso.

Hai fatto tanta radio. Ti aiuto nel capire come funziona la musica?

Più che le strategie, mi piace capire le canzoni. Quando parlo in radio di un artista specifico nei racconti musicali di Radio 2, che per capirlo si parte sempre della canzone. Questo è un aspetto che ha aiutato la mia crescita personale, nel privato o nel pubblico. Oggi mi piace che mi si riconosca l’ecclettismo, che per me è un’esigenza. Una cosa non esclude l’altra, sono altro anche al di fuori della cantautrice e mi sono ritrovata a essere versatile. Come quando sai cucinare cose diverse, gli ingredienti che hai li fai coesistere. Ovviamente parlo con grande umiltà e rispetto verso chi fa questo mestiere.

“CHAGALL”, prodotto da Francesco Tosoni e composto da Silvia Salemi insieme a Giacomo Eva e Marco Rettani, è un brano soft-rock che racconta l’incontro di due anime che guardano il cielo e ne riconoscono l’immensità, e analizza il precario equilibrio di una relazione che fa paura, ma che alla fine trova la giusta strada per esprimersi e per avere il coraggio di esistere. Il videoclip, per la regia di Angelo Cascione, è stato girato tra il Parco Naturale Regionale Porto Selvaggio a Nardò (LE), spazio gentilmente concesso dall’ente di gestione del Parco Naturale Regionale “Porto Selvaggio e Palude del Capitano”, e la Villa Neviera a Cellino San Marco (BR), presso le Cantine Due Palme.

Stai ancora imparando?

Imparare è un sintomo positivo, salgo sul palco e sono più a mio agio ora a 42 anni col microfono in mano, che da spavalda esordiente. Ho imparato anche molto dalle persone, mi sono messa a servizio del pubblico in questi anni e ho ricevuto tanto dalle storie che ho raccontato.

Se dovessi ripensare a delle circostanze cruciali importanti del tuo percorso extra-musicale, quali ti vengono in mente?

Con il programma di Mediaset ‘Piccole Luci’ abbiamo parlato di sociale in maniera diversa. Ho conosciuto persone che hanno superato problemi e sono tornate a vedere la luce in fondo al tunnel. Sono stata anche madrina contro il femminicidio per Matera 2019 nell’anno della capitale della cultura, un’esperienza intensa.

Cosa ti attira invece della musica?

Da figlia degli anni 80, mi piace qualcosa che recupera la sintetizzazione di quei suoni e l’acustica degli strumenti veri. Oggi mi piace mischiare, gli archi veri e un synth, per esempio. Da uditrice scelgo tutto quello che suona melodico, che sia in armonia con la fase che sto vivendo.

E da “esploratrice” delle arti cosa ti attrae?

Mi colpisce la pittura, le cose di grandi dimensioni, la presenza mastodontica, come Puppy di Jeff Koons, il Cane di fiori di Bilbao. Alcuni lo vedono come arte, altri come oggetto di arredo urbano, tutto quello che è grande e maestoso mi affascina. E poi mi piacciono gli universi piccolissimi, sono appassionata anche di biologia e mi interessano gli elementi. Come si capisce vivo di estremi, da buona Ariete.

Silvia Salemi è una cantautrice, conduttrice televisiva e radiofonica e scrittrice. Nel 1995 vince il Festival di Castrocaro con il brano “Con questo sentimento”. Nello stesso anno partecipa a Sanremo Giovani con una nuova versione di “Nessuno mi può giudicare” di Caterina Caselli, che le permette di prendere parte al Festival di Sanremo 1996 nella sezione Nuove Proposte con il brano “Quando il cuore”, ottenendo il quinto posto e pubblicando in seguito il suo primo album “Silvia Salemi”. Nel 1997 è di nuovo a Sanremo, nella categoria Big con “A casa di Luca”, canzone con la quale si aggiudica il Premio Volare “Miglior Testo”. “Chagall” è il suo ultimo singolo.

Quali sono i tuoi posti del cuore in Italia?

Sono cresciuta in Sicilia e ho vissuto lì in provincia di Siracusa, poi arrivata a Roma a 18 anni. Il giorno del mio diciottesimo anno ero in questa città per un’apparizione televisiva e mi sono detta: questa è la mia città. E da quel giorno stesso mi sono trasferita. La Puglia mi è immediatamente entrata nel cuore per i suoi paesaggi così selvaggi ma al tempo stesso così pieni di bellezza e di storia. La scelta di ambientare l’ultimo video in Puglia è stata dettata dalle sensazioni suscitate dai suoi meravigliosi paesaggi naturali, in cui il mare si fonde con la terra, proprio come accade alle due anime di cui canto in “Chagall”.

Hai avuto la fortuna di essere identificata con delle canzoni molto riconoscibili. Concordi che è una fortuna?

Ma certo, ne sono consapevole e sicura. Eppure ci sono persone che rinnegano i grandi successi o li cambiano e rovinano il lavoro meraviglioso fatto in anni. Io vedo solo il bicchiere mezzo pieno, sai…penso: che cosa sarebbe successo se nessuno si fosse ricordato nemmeno di una canzone? Non diamo per scontato che viviamo in un paese libero, dove c’è pace, l’acqua potabile, si è mediamente agiati. Ricordiamoci da dove veniamo, siamo fortunati anche se siamo in un momento difficile. In tutto questo, ho una canzone di successo che tutti si ricordano ed è un privilegio.

Sei un’artista di successo. Chi sono i grandi che ti hanno segnato?

Il successo è sempre una botta di fortuna. Pippo Baudo è sopra tutto e tutti, mi ha accompagnato agli esordi. Mike Bongiorno con le sue gaffe meravigliose è un ricordo indelebile. A Sanremo presentò il mio brano come “A casa di Lucia” e questo contribuì a farmi riconoscere. Alberto Sordi è stato un incontro meraviglioso: abbiamo festeggiato insieme gli 80 anni su un programma tv Taratata, io avevo solo 19 anni.

Un gigante con una bambina….

Sì, proprio così. Pensa che ci siamo abbracciati con affetto e lui mi disse: tu sei l’Amalia Rodriguez italiana, ricerca il Fado dentro te e fanne tesoro. All’epoca io non conoscevo nemmeno chi fosse questa grande artista portoghese e quell’apprezzamento mi ha influenzato perché anche se siamo diverse, io davvero ho poi seguito l’arte della Rodriguez. Credo che Sordi abbia visto in me già nelle prove in quella occasione la voce, il tono dell’emozione. E mi ha fatto scoprire un’artista che non conoscevo. Per me è stata una lezione di generosità, come solo i veri grandi sanno dare.

Tra i contemporanei chi citeresti come importanti per te?

Carlo Conti, che è l’erede di Pippo, l’uomo della tv più risonante ora, mi ha voluta quando mi ero ritirata a fare la mamma, nel 2013. Per un po’ di anni volevo crescere i figli, pur pagando la scelta. Quando esci dal sistema in ogni caso è un autogol. ‘Tu sei perfetta per Tale e Quale Show’ mi ha detto. E per me quel programma è stata una palestra per balletto, mimica, recitazione, canto. Mi ha dato la visibilità al grande pubblico, e sono stata anche benedetta da un cast irripetibile con Amadeus e Fabrizio Frizzi, dei veri cavalli di razza. Quando incontro Carlo glielo dico sempre: ‘Grazie, mi hai stanato’.

Che donna sei oggi?

In equilibrio tra il futuro e la memoria, ogni scelta è frutto di un passo precedente, sono consapevole che in quello che mi accade c’è il fato ma anche la mia volontà. Ci sono momenti di difficoltà ma mi rimbocco le maniche. Credo nel patto con le mamme, l’accordo che intercorre tra mamme e figli. La magia è quando le mamme decidono di tenerci e darci la vita. Nasciamo per stare al mondo e restituire il sorriso a loro che ci hanno dato la vita.



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