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Leisure - 27/01/2021

Simone Dell’Aglio: “Angeli al microfono, tributo alle popstar scomparse”

John Lennon, Amy Winehouse, Dolores O' Riordan, Janis Joplin, David Bowie, Michael Jackson e Freddie Mercury: la gallery delle voci che rivivono nell'arte digitale.

L’ultima realizzazione di Simone Dell’Aglio è un tributo a John Lennon, a 40 anni dalla sua morte (che noi di The Way Magazine abbiamo celebrato qui). I suoi sono ritratti intensi, digitali, tutti raffiguranti superstar del mondo della musica mondiali che purtroppo non ci sono più. Ovviamente, l’arte sopravvive a questi eterni personaggi, ma fa un effetto consolatorio ed entusiasmante rivederli tutti uniti, tutti intenti a cantare come in un sogno beneaugurante che ci lascia ben sperare nella bellezza del genere umano. E nel conforto che la musica sa offrirci, in qualsiasi epoca.

Simone è un graphic designer camaleontico, pugliese di origine e milanese di adozione, che alla soglia dei 40 anni studia e sperimenta su vari fronti. Lavora come grafico per un’agenzia di eventi a NoLo, Milano, ma ci dice che la sua passione per la musica lo prende e si impossessa anche delle sue abilità professionali: “Io i cantanti li sento e li vedo, quindi la testa va da sola e sperimenta con le immagini“. Simone ha realizzato questo tributo alle icone scomparse del mondo del pop mondiale che si chiama “Angeli al microfono” che nel dettagli può essere ammirato sul suo profilo Instagram.

Michael Jackson, scomparso nel 2009. Condivide con David Bowie e Prince, entrambi scomparsi nel 2016, il successo multimediale. Illustrazione di Simone Dell’Aglio concessa a The Way Magazine.

Il fatto che nessuno di questi personaggi sia stato protagonista di un incontro reale con l’autore di questi digital painting rende l’omaggio ancora più romantico: “Ho cercato di incontrare le mie icone ma a un certo punto mi sono detto: meglio lasciarle lì, nei miei ricordi e nelle mie fantasie. Devono rimanere irrangiungibili. Le icone scomparse sono occasioni che abbiamo vissuto e che ci hanno fatto sognare, ma che si sono spente presto. Perciò le ho volute rappresentare, anche perché non le ho mai viste dal vivo. Whitney Houston era una che avrei amato tanto vedere in concerto, ma ho vissuto in Puglia e ho studiato in Umbria, così ho perso le sue esibizioni in Italia“.

Nella nostra gallery li vedete tutti riuniti, tutti rappresentati con dovizia di particolari, anche se apparentemente tutti ritratti su uno stesso palco con la stessa ambientazione. Un progetto grafico che ci ha entusiasmato per raffinatezza e intensità espressiva.

Grafico, fotografo, illustratore: Simone Dell’Aglio, 40 anni, tra gli hobby ha anche la comunicazione sui social. Ha fondato un profilo Instagram dedicato a Milano, la città dove vive, chiamato “Milano Good Vibes”, come la canzone di Mahmood. Fa parte della redazione di Radio Nolo.

Volevo fare un tributo ai cantanti che hanno popolato la mia adolescenza – ci racconta Dell’Aglio – sono queste le voci dei miei anni Novanta. Alcuni erano all’apice della popolarità, come George Michael e Dolores O’ Riordan. Questo è il mio modo di riconoscere a loro quello che donavano a me. Ero chiuso e schivo, riversavo tutto il mio mondo nella musica. Mio fratello di 10 anni più grande mi aveva fatto scoprire i grandi, da Whitney Houston a Michael Jackson , Prince e Bryan Adams, quindi i miei ascolti erano molto variegati”.

I personaggi che nomina Simone, all’epoca della sua fascinazione con la musica pop mondiale, erano inarrivabili, senza account Instagram, per intenderci. “È cambiato il rapporto del cantante col suo pubblico – osserva oggi – , prima era impossibile avere una relazione con i nostri idoli, oggi sono alla portata di mano. Le personalità di quel calibro, però, secondo me devono mantenere una certa riservatezza. Quando si conosce troppo di una persona che si ammira, diventa poi poco interessante, proprio come in amore. Alcune stelle devono rimanere iconiche e con un sapore di divinità che noi attribuiamo loro. Io preferivo i divi di un tempo”.

I ritratti sono così emozionali che viene spontaneo chiedere al loro autore cosa gli manca di più di quelle personalità: “Di Whitney Houston mi manca la sua voce e la capacità che aveva di emozionarmi, ho un’amarezza nel sapere che non riuscirà a regalarci nuove canzoni. Di Michael Jackson manca la creatività e la certezza di essere stupiti da quell’innovatore della musica e del ballo. Lui ha veramente dato il via a qualcosa di nuovo. Di Dolores mi manca la dolcezza e la capacità di essere intima e delicata. Di George Michael manca l’amore che avevo per lui, ha rappresentato un sacco per me, guardavo lui e cercavo di vedere me nel futuro”.

Dolores O’ Riordan, cantante dei Cranberries, morta nel 2018, stava per registrare la cover della sua canzone più famosa “Zombie”. George Michael, morto nel sonno la mattina di Natale del 2016, stava lavorando al documentario sulla sua vita, “Freedom”. Illustrazione di Simone Dell’Aglio concessa a The Way Magazine.

E poi ci sono i due giganti che hanno attraversato le epoche con una carriera longeva che trascendeva le mode, anzi, le creava. Simone ce li racconta così: “David Bowie è tutt’uno con il suo eclettismo, la capacità di diventare mille personaggi restando se stesso, è ancora oggi di un’originalità unica. Credo sia stato di ispirazione per la moda e la creatività come pochi altri. Mi maca Freddie Mercury, quello che rappresenta per la comunità LGBT, ha lanciato messaggi di amore e rispetto. In punto di morte ha voluto comunciare che aveva l’Aids e voleva essere di esempio per tutti i ragazzi”.

Prince e Amy Winehouse sono l’anima soul del progetto “Angeli al microfono”: “Lei è tormentata, è un rimpianto che questa ragazza giovanissima non abbia potuto essere protetta. La voce e il modo di cantare è diventata uno standard da riprodurre, ma noi non abbiamo salvato la sua anima. A Prince riconosco una profonda personalità, mai banale, sempre perfezionista, colorato e ispirazionale. Un’anima creativa”.

I tratti estetici dei ritratti di Simone Dell’Aglio sono di notevole intensità e cura, tanto che ora pensa a farne una mostra e renderli fruibili anche su stampe in dimensione adeguata. Stanno piacendo molto online soprattutto perché Simone ha saputo esaltare delle componenti del sogno che questi protagonisti esprimono: “Parto dalle foto, procedo con il mio ricalco pittorico in digitale sviluppato con il programma Illustrator e uso il mouse. Non ho usato la penna dell’iPad, quindi sono frutto di un metodo digitale vecchia scuola. Ho cercato lineamenti che facessero vedere personalità, dolcezza e intensità dello sguardo. Janis Joplin è l’unica icona a mezzo busto perché non volevo rinunciare alla sua comunicativa che solo inquadrata da vicino esprime”.

Freddie Mercury, scomparso nel 1991, Janis Joplin, morta nel 1970 e Amy Winehouse, deceduta nel 2011, sono stati al centro di un clamore mediatico enorme negli ultimi giorni di vita. Illustrazione di Simone Dell’Aglio concessa a The Way Magazine.

Anche le pose non sono casuali. Simone racconta: “Per Freddie ho voluto ricercare una posa più intima e non quella tipica con giacca gialla che tutti ricordano. Le foto dovevano essere colorate, in modo da aver contrasto con lo sfondo nero con il richiamo all’atmosfera che c’è sul palco quando il cantante è illuminato e tutto intorno è molto buio. Quella sensazione di epifania drammatica e a effetto credo manchi a tutti gli amanti della musica”.

In un periodo dove non ci sono concerti, queste opere sono un emozionante tributo proprio al rapporto intimo che si crea tra star e il suo pubblico. Anche se in nessuna posa si vede l’audience, è qualcosa che si percepisce, come se la raffigurazione di queste voci che non ci sono più nella vita reale andasse oltre anche l’immaginazione. Simone spiega questa sensazione così: “I cantanti che rappresento sono personalità esplosive e quasi esplodono in questi ritratti. Il fiore e il microfono sono due costanti nella rappresentazione. Volevo dare un tributo alla loro professione e dire grazie a tutti loro per le emozioni che continuano a darmi. Il fiore che ho riportato ai piedi simboleggia la loro vita spezzata, che è caduta ed è andata inevitabilmente ad appassire. Nei colori e luci ho voluto invece comunicare ancora una vita, la vitalità della loro personalità e della loro voce che sopravvive al loro stesso mito”.



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