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Leisure - 28/12/2019

“Star Wars”, i buchi neri della sceneggiatura

La nuova trilogia entusiasma gli appassionati assetati di storie ma non convince come congruenza. Ecco cosa non torna.

I fan delle saghe, gli accaniti collezionisti e sostenitori vorrebbero che le storie cinematografiche non finissero mai. Ma l’etero “andare delle cose”, parafrasando il Maestro Yoda, sembra non essere adatto a “Star Wars”.

Dunque anche per il franchise creato nel lontano 1977 da George Lucas la parola fine è stata decretata con l’episodio 9 appena uscito, dal titolo L’ascesa di Skywalker. Le aspettative erano tante e forse anche troppe, come troppa era stata l’attesa che era seguita quando all’inizio di questo decennio era stata annunciata questa trilogia sequel, con l’intenzione di aprire nuovi scenari futuri con altre ambientazioni e nuovi personaggi a cui affezionarsi. In verità erano anni che George Lucas, il vero creatore della saga, aveva specificato che nelle sue intenzioni non c’erano solamente i tre film realizzati tra il 1977 ed il 1983; la storia comprendeva altri sei capitoli.

La seconda trilogia, cosiddetta prequel, giunse tra il 1999 ed il 2005, mentre questa terza ed ultima (apparentemente) trilogia è incominciata nel 2015. Rispetto ai canoni a cui eravamo abituati i singoli episodi approdavano sul grande schermo non ogni tre anni, ma dopo un biennio. Tempi di lavoro, quindi, stretti.

Oggi, quei leggendari ed iconici capitoli sono trasformati nella parte centrale dell’intera idea originale.

Se con ‘Guerre Stellari – Una nuova speranza’, del 1977, ‘L’impero colpisce ancora’, del 1980, e ‘Il ritorno dello Jedy’, del 1983, era stata tracciata un’unica direzione da parte dell’ideatore e regista George Lucas, supportato nella direzione da altri validi collaboratori per gli ultimi due episodi, in quest’ultima trilogia la continuità di una unica visione non c’è stata.

Infatti, da quando George Lucas cedette i diritti alla Disney, non c’è stato un unico showrunner per tutti e tre gli episodi: J.J. Abrams per episodio 7 e 9 e Ryan Johnson per episodio 8. Per quest’ultimo lungometraggio l’episodio 9, approdato in questi giorni nei cinema, ne ha risentito. Paga gli errori commessi per un cambio di direzione e di tradizione, oseremo aggiungere, della classica ‘visione’ di George Lucas.

Se con ‘Il risveglio della forza’, l’episodio VII del 2015, il regista di ‘Lost’ si è avvicinato al primissimo film del 1977, soprattutto per la struttura narrativa, con ‘Gli Ultimi Jedi’ di Rian Johnson, del 2017, la volontà è stata quella di allontanarsi dalla tradizione nonostante fosse un mix, più o meno riuscito, del film del 1980 e del 1983. Risultato? Il terzo episodio della terza trilogia è sì spettacolare, con scenografie quasi da Oscar, duelli spettacolari ed effetti speciali e visivi da brividi ma con un gravissimo difetto: ha tante cose da dire, tanti particolari da svelare e quindi tante domande a cui dare delle risposte definitive, purtroppo non convincenti.

Invece qualcosa è andato storto. L’impressione è quella di un’occasione sprecata non tanto per J.J. Abrams, non comunque esente da colpe, ma dalla stessa Disney che non ha evitato profonde incongruenze creative. Se c’erano tante cose da dire, da raccontare e quindi da svelare è perché l’ultimo regista non ha avuto la possibilità di poter pianificare la storia con continuità, avendo a disposizione solamente due film sui tre previsti. Il punto principale era il passato della protagonista. Sin dall’episodio VII di lei si conosce solamente il nome, Rey, ma non il cognome. Nell’episodio 8 si scopre che i suoi genitori non erano importanti, facendo intendere che lei non era discendente di nessun Jedi.

In questo episodio 9, invece, J.J. Abrams stravolge l’idea di Rian Jonhson creando quello che dovrebbe essere il colpo di scena ad effetto: Rey è la nipote dell’Imperatore Palpatine, non determinando un logico collegamento. Come non ha alcuna logica rivedere in vita lo stesso Palpatine, che né ‘Il Ritorno dello Jedi’ era stato ucciso da Darth Vader per salvare suo figlio Luke, senza una spiegazione plausibile. Altro punto: se nei precedenti film i cavalieri Jedy una volta morti, sia in combattimento che per morte naturale, avevano il potere di apparire come spiriti, senza poter compiere azioni vere e proprie, com’è possibile che Luke Skywalker, morto nell’episodio VIII di Rian Johnson, da spirito riesce ad avere facile contatto con gli oggetti che lo circondano, afferrando al volo la spada laser lanciata da Rey e facendo riemergere dal mare la propria navicella? Senza dimenticare la possibilità dei Jedy di far resuscitare chi muore. Semmai ci fosse stata un’evoluzione nella ‘forza’ perché non è stata adeguatamente annunciata e approfondita?

Oltre a questi particolari abbiamo riscontrato un ulteriore buco di sceneggiatura: Finn, un stormtroopper pentito, cerca di dire una cosa a Rey senza mai riuscirci; lasciando lo spettatore senza una risposta. Il classico conflitto interiore tra il lato chiaro ed il lato oscuro della ‘forza’ non è stato doverosamente approfondito come in altre occasioni.

Lo sviluppo della trama ha presentato un veloce andamento da videogame, senza il giusto tempo di regalare un momento carico di emozione a chi segue il film.

Di conseguenza i dialoghi sono stati troppo rapidi e quasi superficiali e l’intera storia tutta incentrata sui classici scontri. L’unica cosa a cui si è pensato era di riparare gli errori altrui, commettendone altri. Semmai J.J. Abrams si fosse imposto con la Disney, sviluppando una mezz’ora in più, sarebbe riuscito nel raccontare tutto quello che voleva dire? Non lo sapremo mai ed il nono episodio, di conseguenza, è apparso senza ‘forza’.

Nonostante si sono visti i volti storici come Mark Hamill, Carrie Fisher ed Harrison Ford, non è bastato per salvare ciò che non poteva essere salvato. Tra i nuovi attori colui che avrà un futuro assicurato è Adam Driver, alias Kylo Ren. Gli altri interpreti, invece, non hanno sfigurato del tutto; ma a causa delle imperfezioni dello sviluppo non hanno reso come dovevano. In conclusione ‘Star Wars – Episodio IX: L’ascesa dei Skywalker’ doveva rappresentare il commiato di questi storici personaggi nei confronti del pubblico ma è stato un finale sterile di emozioni e forzature apparentemente senza capo e coda, provocando diverse polemiche e, inevitabile, una grossa nostalgia. Soprattutto per chi è cresciuto con la trilogia originale che oggi sostiene che il vero finale è rappresentato da ‘Il ritorno dello Jedy’ del 1983.

Una posizione non confortante per la Disney, che, tempo fa, aveva annunciato la lavorazione di una quarta trilogia, che dovrebbe partire dal 2022.

Testo a cura di Vincenzo Pepe

 

 

 



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