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Leisure - 31/01/2021

Stash: “Ecco come nasce la nuova musicalità per The Kolors”

La funzione della musica per il leader della band che ha 10 anni di attività: "In una canzone non cerco solo qualcosa che sappia rappresentare il momento, ma anche l’ignoto, che mi sappia ispirare".

Non ci sono state celebrazioni pompose per il decennale dalla fondazione della band The Kolors, il gruppo musicale formato da Stash, Alex Fiordispino (batteria e percussioni) e Daniele Mona (sintetizzatore e percussioni). Dopo una bella gavetta, sono arrivati alla ribalta del clamore nazionale nel 2015 tramite il talent show di Canale 5 “Amici”, Stash e compagni hanno attraversato un’ondata di popolarità paragonabile davvero a poche altre stelle del panorama italiano. Ora che esce “MAL DI GOLA”, scritto da Stash insieme a Davide Simonetta, Simone Cremonini, Alessandro Raina e prodotto da Stash insieme ai Daddy’s Groove, si capisce che la miglior celebrazione di un percorso è fare nuova musica di qualità.

Il nuovo brano si aggiunge all’elenco di successi come “Pensare male”, “Non è vero”, “Los Angeles”, “Come Le Onde”, “Everytime” e “Me Minus You”, che in meno di 5 anni di carriera con una makor hanno regalato alla band 7 tra dischi di Platino e oro, milioni di view su YouTube nonché i primi posti delle classifiche radio.

Ogni lunedì sera dalle 21.00 la “SUITE 102.5 PRIME TIME LIVE” è in diretta in radiovisione su RTL 102.5 e ospita nei suoi studi di Milano, i grandi artisti della musica italiana che si esibiscono live in un’atmosfera intima. Lunedì prossimo saranno ospiti, dalle 21.00, i The Kolors in una versione live speciale e acustica in esclusiva per RTL 102.5. Segno dei tempi: Al termine del live i The Kolors raggiungeranno nella “Social Room” Paola Di Benedetto, top influencer, e Laura Ghislandi, per continuare a chiacchierare con i fan in collegamento per un meet&greet esclusivo via zoom.

Stash con che entusiasmo affrontate questo nuovo percorso partito dalla nuova canzone?

L’entusiasmo è quello di chi è appena diventato papà, di chi ha cambiato prospettive e priorità, se devo parlare per me. Ovviamente basta un sorriso di Grace, la mia bambina che non ha ancora due mesi, per aggiustare tutto, per farmi stare bene. Questo si traduce in una spinta forte, un’energia nuova che sento e che metto nella musica.

Musicalmente si sentono degli anni Ottanta diversi in questo pezzo.
Sono anni che non abbiamo vissuto, ma in cui io, e miei due compagni di band ci ritroviamo. Sono dei suoni che hanno formato il nostro amalgama come band e siamo per fortuna in continuo cambiamento, senza dimenticare da dove siamo partiti.

Affrontate le registrazioni con spirito diverso?

Beh, direi che siamo dei fanatici dei suoni. Ci piace lavorare in analogico e con strumenti dell’epoca, quindi non usiamo sample o suoni sintetizzati di oggi ma ce li andiamo a cercare nelle vecchie strumentazioni elettroniche dell’epoca. Non scarichiamo un effetto da una library. Molto più facile così ottenere sound personalizzato.


Dopo aver portato al successo brani come
“PENSARE MALE”, “LOS ANGELES” e “NON È VERO” che insieme ai precedenti hanno regalato alla band 7 tra dischi d’Oro e Platino, milioni di view e i primi posti della classifica radio THE KOLORS tornano in radio e in digitale il nuovo singolo “MAL DI GOLA”.

Come si inserisce “Mal di gola” nella vostra evoluzione?

Credo sia molto più vicino alle nostre origini, al nostro manifesto di tante cose che abbiamo pubblicato recentemente. Anche se devo riconoscere che c’è una pietra miliare nel nostro percorso da cui è nata la nostra nuova vita che è “Pensare Male”. In quel brano c’è il germoglio di quella nuova identità sonora che sicuramente si evolverà sempre di più.

Che rapporti avete con le band italiane che sono vicine a voi? Vi abbiamo notato in un concerto-reunion dei Bluvertigo qualche anno fa a Milano…

Andy e Morgan attraggono folle che hanno i nostri stessi gusti, in effetti. Ricordo proprio che in quella serata ho fatto un discorso con Le Vibrazioni tra il pubblico che mi aveva aperto la mente. Questi incontri e questi scambi fanno parte della nostra crescita, come le tante ore passate a suonare assieme.

Cosa vi interessa maggiormente per la vostra musica oggi?

La ricerca di qualcosa di organico che non è solo relativa alla musica ma alla vita che è cambiata. Penso sempre a mettere davanti a qualsiasi cosa l’organicità di un messaggio che può essere anche umano, non solo artistico. Da quando ci siamo ritrovati con il dream team della Universal devo riconoscere che ho avuto sempre la possibilità di esprimermi a modo mio. Il successo non è creare delle hit a catena, ma cercare di fare musica che ci rappresenta e se diventa bella anche per altra gente, meglio ancora.

Come è cambiato il vostro pubblico?

Bellissimo vederli crescere con noi. Se penso ai primi concerti alle Scimmie a Milano 10 anni fa, penso a quante persone dell’epoca ancora vediamo e frequentiamo, una sensazione bellissima. Ci seguono anche con spirito diverso. Il motivo per cui qualcosa è cambiato è che le persone si identificano per quello che siamo. Mi incontrano e mi dicono: quella canzone sembra scritta per me.

Credi di aver avvicinato più persone da quando cantate in italiano?

Trovo un’affezione maggiore, ci penso spesso, abbiamo preso la decisione giusta. La vera lezione che mi stava dando la mia professione l’ho capita quando dopo il primo singolo in italiano una signora mi fermò e mi ringraziò del fatto che poteva cantare con noi. Lì ho capito che la spinta giusta sarebbe arrivata dalla voglia di comunicare col nostro pubblico in maniera diretta.


Il percorso musicale intrapreso dalla band appare sempre più chiaro singolo dopo singolo. Un mix di anni ‘70 e ‘80, funk e black music, testi mai banali accompagnati da chitarre e da una voce impossibile da non riconoscere, quella di Stash, vero nome Antonio Stash Fiordispino, nato a Caserta nel 1988.

Come è cambiato il vostro modo di lavorare negli anni?

Oltre al testo c’è la musicalità. Processo che crea una coerenza tra più generi che ci piacciono. Per “Mal di gola” abbiamo deciso di sviluppare un’idea subito in sala prove prima che la canzone venisse sviluppata. Il trucco per riuscirci è cercare di suonarla come se fossimo già in concerto a cantare una hit.

Cosa vi entusiasma oggi?

Il fattore umano nella scrittura, il fatto di scoprire un mondo sonoro dove c’è ‘Acqua e sapone’ e ‘Human Nature’. Il fatto di usare una linndrum originale e impiegare nella creatività il talento di uno come Davide Petrella che è un mio fratello, ormai. Ci entusiasma il saperci non ripetere. D’ora in poi il fil rouge per i Kolors sarà questo tipo di identità sonora e testuale che non è nostalgia o revival ma saper vestire con fascino una canzone di scrittura contemporanea.

Come state vivendo questi mesi di pausa forzata?

Non considero la musica solo colonna sonora dei miei giorni, ma spesso è il motore di azioni e decisioni che si prendono. Mi viene da pensare che spesso la musica è trattata male perché è ignorata, viene considerata solo intrattenimento, svago, hobby. In una canzone non cerco solo qualcosa che sappia rappresentare il momento, ma anche l’ignoto, che mi sappia ispirare nel quotidiano, nel prendere una decisione. Inconsciamente chiediamo tutti queste cose alla musica. E questo periodo ci sta dando la possibilità di meditare, ci offre qualcosa di spirituale.



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