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Leisure - 21/10/2019

“The Aereonauts” e “La Belle Epoque” tra i migliori della Festa del Cinema di Roma

Ne ‘Il ladro di giorni’ con Riccardo Scamarcio diretto Nicola Giuliano, prevale la linea del male. Ottima prova del giovane Augusto Zazzaro.

Al quarto giorno ci siamo concentrati maggiormente sulle pellicole. Tre in modo particolare. Tre lungometraggi di cui sentiremo parlare molto nel prossimo futuro, tre paesi di produzioni diverse: Inghilterra, Italia e Francia.

Il primo, quello inglese, è tratto da una storia vera, avvenuta nel 1862 in piena età vittoriana: ‘The Aereonauts’. Il film, diretto dal regista Tom Harper, narra la nascita della scienza meteorologica grazie al coraggio, all’intraprendenza ed al pizzico di follia di due scienziati i quali, grazie ad una mongolfiera, si spingono oltre le nuvole non solo per carpirne i segreti, ma anche per infrangere un record mondiale tenuto, fino a quel momento, dai francesi.

Il film, tratto dal libro di ‘How we took to the air’ dello scrittore Richard Holmes, parte subito veloce con una serie di eventi che non faranno distogliere i presenti in sala; per poi proseguire in un silenzio spettacolare: quello rappresentato dall’immensità del cielo. Le scene dei due personaggi in mongolfiera, interpretati da Felicity Jones e Eddie Redmayne, sono, logicamente, il piatto forte di tutta la struttura narrativa. I dialoghi non sono per nulla scontati e gli interpreti appaiono molto convincenti. Proprio in alcuni momenti ambientati sulla mongolfiera, forse anche un po’ doverosamente, il ritmo cala per poi riprendersi senza far attendere troppo chi vede il film. In alcuni momenti ci sono dei continui flashback, che spiegano ciò che accaduto prima di quello che si sta raccontando. Il gesto eroico di uno dei due personaggi è tutto da vedere e vale il prezzo del biglietto. Potrebbe giocarsi la vittoria a questa festa, non completamente però meriterebbe.

Invece la pellicola che ha stupito, catturato, divertito, fatto riflettere ed anche un po’ commuovere è il film francese ‘La Belle Epoque’. Scritto, sia come soggetto che come sceneggiatura, e diretto da Nicolas Bedos. Interpretato da un eccellente Daniel Auteil, supportato egregiamente anche dalle altre due attrici femminili: Fanny Ardant e Doria Tillier.

La trama, forse, non è originale, ma il modo in cui è stata sviluppata lo è di sicuro. Un disegnatore fallito, senza ormai stimoli e avverso alla tecnologia, con un matrimonio quasi in pezzi, decide di controvoglia, quasi, di rivivere, grazie ad un’agenzia specializzata in viaggi nel tempo, un giorno ed un periodo a lui tanto caro: il 16 maggio del 1974.

Ovviamente la pellicola parte da uno spunto ormai usato più volte nella settima arte: il viaggio nel tempo. La commedia non è fondata su nessuno elemento fantastico. Il 1974 viene ricreato attraverso un set cinematografico nel quale si muovono degli attori secondo un copione ben specificato proprio da coloro che intendono rivivere alcuni giorni o periodi particolari della propria vita.

L’elemento predominante è la nostalgia legato al sentimento dell’amore, analizzati in maniera spensierata e non superficiale. I dialoghi condiscono una sceneggiatura semplicemente perfetta, con battute di comicità pura ed espresse da attori completi, capaci di farti ridere con una frase e con quella successiva di farti riflettere. ‘La Belle Epoque’ potrebbe essere spuntarla per la vittoria finale di questa quattordicesima edizione?

“Il ladro di giorni” è il nuovo “progetto-crossover” di Guido Lombardi, romanziere, sceneggiatore e regista. Una storia on the road con un libro uscito per Feltrinelli qualche mese fa che ora diventa film, per la regia dello stesso autore.

Colpisce fino ad un certo punto l’interessantissimo film italiano ‘Il ladro di giorni’ con Riccardo Scamarcio e diretto Nicola Giuliano, tratto dall’omonimo romanzo del regista. Colpisce in parte non perché la trama e lo sviluppo della medesima non siano apparse convincenti ma per, e purtroppo bisogna sottolinearlo, per alcune scelte che sporcano in po’ la parte finale, forzandola semmai.

Il film indaga sull’ennesimo rapporto padre-figlio, in chiave on the road, come due mondi totalmente differenti fra loro, per poi unirsi nel corso della storia. Riccardo Scamarcio sembra migliorato rispetto alle altre sue perfomances recitative. Segno di una maturità che lo sta completando sempre più come attore. Ottima anche la prova del giovane protagonista, Augusto Zazzaro, nel ruolo del figlio di Riccardo Scamarcio.

Una nota negativa, purtroppo, non può essere evitata: da un po’ di tempo tra televisione e cinema ci sono troppi esempi negativi. Quasi sempre, nelle storie come ‘Rosy Abate’ e di ‘Gomorra’ e compreso quest’ultimo film, prevale sempre il male. Non è una critica ai prodotti che sono di ottima qualità, ma forse è il caso che la rotta venga mutata. E’ pur vero che il negativo non può essere evitato in un film, è pur vero che da alcune storie sono prodromiche di riflessioni personali per chi le vede, ma il più delle volte vengono riportati, quasi inavvertitamente, anche valori contrari alla morale.

 

Testo a cura di Vincenzo Pepe – inviato The Way Magazine a Roma



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