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Leisure

Leisure - 29/05/2018

This is not a Sushi Bar

A Milano nuovo punto della catena gestita da italiani e con in cucina personale in prevalenza filippino, non rispecchiano le aspettative dei puristi del sushi, ma sono frutto di sperimentazioni.

This is not a sushi bar è una catena di sushi non convenzionale consegnato direttamente a casa o in ufficio: la prima a Milano ad incentrare l’attività sul delivery, proponendo ricette contaminate “vietate” ai puristi del sushi. Un’attività non convenzionale anche nella storia del marchio (nasce più di 10 anni fa come digital company, prima di diventare un ristorante di sushi) e nelle storie di chi vi lavora (come Jerome, il sushi man che in pochi anni diventa socio dell’azienda, o Vasco, il fotografo e attore che si reinventa delivery man a 50 anni).

A differenza dei primi 4 ristoranti, interamente orientati alla produzione per il delivery, quello di via Sanzio a Milano rappresenta un punto di svolta nella storia di This is not, aprendosi pienamente anche al consumo in loco.

Nuove ricette in menu, nuovo design e l’introduzione del “sushi dj” in cucina. Sono le caratteristiche distintive del neonato quinto shop a Milano, in via Raffaello Sanzio, di “This is not a sushi bar”, la catena di sushi delivery che per prima ha portato in Italia la consegna a casa o in ufficio della tanto amata cucina giapponese, rivisitandola in chiave non convenzionale.

Il passaggio da un design estremamente minimale a uno più articolato, realizzato per il nuovo negozio dall’architetto Andrea Langhi, incarna la volontà di raccontare attraverso forme e colori l’identità di This is not a sushi bar: non un ristorante etnico (a partire dal nome, non giapponese), non un ristorante tradizionale, bensì un luogo d’incontro, non solo virtuale, per una community non convenzionale.

A caratterizzare la cucina è la console ergonomica studiata per i sushi men: un piano di lavoro che si sviluppa attorno ai cuochi e che permette loro di avere ingredienti e strumenti a portata di mano, semplificando la preparazione.

Siccome per noi preparare sushi è come combinare e assemblare note di gusto – spiega Jerome Fandiño, a capo della squadra di sushi men – adesso che abbiamo una vera e propria console studiata per noi hanno deciso di definirci sushi dj.”

Le ricette proposte dal ristorante, gestito da italiani e con in cucina personale in prevalenza filippino, non rispecchiano le aspettative dei puristi del sushi, ma sono frutto di sperimentazioni, contaminazioni e ispirazioni che si sono susseguite nel tempo. Il “menu privè”, ad esempio, compaiono l’uramaki Santa Monica, un inno all’avocado californiano, gli uramaki Broadway e Black Rainbow impreziositi dal sesamo placcato in oro alimentare e messo in risalto dal nero di seppia in cui è bagnato il riso e l’Hip Hip Urràmaki nato per festeggiare i 10 anni di attività racchiudendo in un unico roll i “pesci” più venduti fino a quel momento. Il primo piatto a comparire in menu è stato il cirashi sbagliato, ovvero una rivisitazione del noto piatto giapponese che vede unire gli ingredienti immancabili nella dispensa di uno studente o di un single: riso, tonno e maionese.

La proposta gastronomica è studiata per soddisfare anche le esigenze di vegetariani (ad esempio l’uramaki green valley, con pomodori secchi e philadelphia) e vegani (con il futomaki vegan, un roll ripieno di insalata, avocado e cetriolo).

Con l’inaugurazione del quinto shop nasce l’uramaki Raffaello, un roll di riso con alga nori, salmone bagnato nel cognac, scaglie di cioccolato fondente, fragole, avocado, pepite di cioccolato e semi di sesamo dorati.

This is not.

 

“Unconventional sushi”, la frase che accompagna il marchio fin dalla sua fondazione nel 2007, non si riferisce esclusivamente alle ricette in menu oppure ai toni a tratti dissacranti della comunicazione, ma racconta la storia stessa di This is not, nata prima come digital company per mano di tre ex consulenti e poi diventata ristorante.

Caratteristica principale è il delivery, gestito in modo centralizzato da un software sviluppato internamente, introdotto per il sushi a Milano molto prima della comparsa delle delivery app e prima che la consegna a domicilio diventasse un’abitudine. L’efficienza dimostrata dal sistema sviluppato per gestire processi, dati e ordini sta inoltre aprendo le porte alla nascita di una start-up tecnologica dedicata al delivery nella ristorazione. “Un altro motivo d’orgoglio – conclude Pittarello – è il fatto che i nostri consegnatori, in controtendenza rispetto a quello che raccontano oggi le cronache del settore, siano regolarmente assunti con stipendi commisurati all’importanza del loro lavoro: per i clienti che li accolgono a casa o in ufficio sono il volto e la voce di This is not.”

Storie di persone

Dare valore alle persone, infatti, è il principio programmatico alla base dell’attività di This is not e prende corpo attraverso quello che Pittarello e soci definiscono “hr liquide”, ovvero la possibilità di cambiare le mansioni e crescere all’interno del team a seconda delle capacità della singola persona. E’ il caso di: Jerome e Christian Tomas, entrati come sushi men e diventati coordinatori dello staff in cucina e soci di This is not; Carlo Napoleone, assunto come contabile e oggi responsabile operations and procurement; Vasco, reinventatosi consegnatore a cinquant’anni con un passato da attore e fotografo, che scatta le immagini per la catena.

This is not a sushi bar ha chiuso il 2017 con 1,4 milioni di fatturato e prevede una crescita tra il 15 e il 20% per il 2018, anno in cui aprirà un sesto ristorante a Milano, in zona Porta Romana, e un settimo nell’hinterland milanese. L’obiettivo per il 2019 è l’espansione in altre regioni del Centro-Nord. Nel corso degli anni, si sono aggiunti ai tre fondatori otto nuovi soci tra i quali Fabio Ionà, noto fotografo che opera nel settore dello spettacolo.

Con la nuova apertura cambia l’approccio alla community di clienti: “pur rimanendo la catena milanese del sushi a domicilio – spiega Matteo Pittarello, co-fondatore e presidente di This is not – abbiamo voluto creare un ambiente più accogliente e funzionale rispetto agli altri quattro ristoranti per favorire il consumo in loco e per farci conoscere e vedere all’opera dalle migliaia di clienti affezionati che generalmente interagiscono con noi tramite sito, app o social media.

In occasione dell’evento inaugurale sarà possibile scoprire la console ergonomica per il sushi man disegnata appositamente da un architetto specializzato in design della ristorazione e partecipare, per chi fosse interessato, alla creazione del nuovo uramaki da inserire in menu. Con la guida di Jerome, infatti, si potranno mettere letteralmente le mani in pasta e combinare gli ingredienti. La migliore ricetta “freestyle” scelta dai sushi men prenderà il nome del suo creatore.



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