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Leisure - 07/12/2020

“Un presepe fatto di pizza” per la prima volta a Napoli

A distanza di tre anni dall’inserimento nel patrimonio immateriale dell’Unesco, la pizza diventa il classico presepe napoletano e viene esposto nella basilica di Santa Chiara, nel centro storico della città.

L’opera è grande 3 metri per 2 ed è esposta nella basilica di Santa Chiara ed è visitabile, pur nel rispetto del distanziamento, dal giorno 8 dicembre sino al 10 gennaio prossimo. Il progetto del presepe di pizza a Napoli deriva in realtà da un impasto più che collettivo.


L’Associazione Pizzaiuoli Napoletani nella basilica di Santa Chiara di Napoli.

Il maestro dell’opera, Salvatore Iasevoli cita: l’Associazione Pizzaiuoli Napoletani (APN), l’associazione Sedili di Napoli onlus, artisti presepiali e persino l’Accademia di belle arti di Napoli. Materie semplici lavorate e plasmate dalle mani come appendici mosse dalla passione: i classici legno e sughero ed ovviamente la farina e acqua insieme, ma questi stavolta al posto dello stucco e della colla. Un lavoro durato tantissimo, 5 lunghi mesi ma che ha inaspettatamente rivelato l’inebriante profumo del pane fresco quando è stato posto in “cottura”.

In realtà il maestro Iasevoli ed il maestro Mario Capuano ci hanno raccontato il segreto della cottura fatta con una tecnica diversa dal classico forno ma che ora non vi riveliamo. Nel caso facciate la visita a Santa Chiara, sarà probabile trovarli li e potrete chiedere di persona.Presente stamane alla presentazione del 7 dicembre anche Sergio Miccù, il presidente della Apn (nel video) che è anche l’ideatore della manifestazione, ed ancora, tra i tantissimi, i maestri pizzaiolo Carmine Mauro e Daniele Aiello, poi gli allievi dell’Accademia di belle Arti di Napoli Annamaria Petrucciano che insieme al compagno Domenico si sono occupati di dare “colore” e vita.particolare del presepe esposto nella basilica di Santa Chiara di Napoli. Ricordiamo qui di seguito la motivazione del riconoscimento Unesco: “il know-how culinario legato alla produzione della pizza, che comprende gesti, canzoni, espressioni visuali, gergo locale, capacità di maneggiare l’impasto della pizza, esibirsi e condividere è un indiscutibile patrimonio culturale. I pizzaiuoli e i loro ospiti si impegnano in un rito sociale, il cui bancone e il forno fungono da “palcoscenico” durante il processo di produzione della pizza. Ciò si verifica in un’atmosfera conviviale che comporta scambi costanti con gli ospiti”.

Sergio Miccu, presidente APN a Napoli.

La candidatura, coordinata a suo tempo da Pier Luigi Petrillo, fu supportata delle Associazioni dei pizzaiuoli e della Regione Campania, e diede lustro ad una delle più note espressioni identitarie, secolari, della cultura partenopea. Continua attraverso generazioni, con identità e continuità, promuove il rispetto per la diversità culturale e la creatività umana, secondo i criteri previsti dalla Convenzione Unesco del 2003.

E’ una pratica culinaria che comprende la preparazione dell’impasto, il movimento rotatorio fatto dal pizzaiolo (che comprende lo schiaffo) e la successiva cottura nel forno a legna.

A Napoli si vive di pizza ovunque e lavorano tantissimi pizzaiuoli, a questo scopo ogni anno l’Accademia dei Pizzaiuoli Napoletani, che di recente ha aperto una sua scuola, anche valorizzando l’utilizzo di prodotti tipici campani, organizza corsi di vari livelli, sulla storia, gli strumenti e la tecnica dell’arte, La pizza e le sue “rigorosi fasi di preparazione” rappresenta l’ottavo riconoscimento italiano nella lista del Patrimonio Immateriale dell’Unesco.

Testo/editing a cura di Maurizio De Costanzo



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