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Leisure - 23/05/2016

Vhelade: “La moda è stata un gioco. Ora ascoltate la mia musica cosmopolita”

Esce "Oro Nero" e l'artista delle notti in tv da Chiambretti rivela: "Ho sempre dovuto affermare me stessa col mio stile".

Vhelade è stata per 10 anni la stella dei programmi notturni di Chiambretti. Vissuta in una famiglia di artisti, nata a Milano da padre zairese e madre sarda, oggi si considera una “afro-sarda” con tanta voglia di esprimersi attraverso la musica. Nel suo passato, oltre la tv, anche la pubblicità, la moda e la recitazione. Questo mese esce il suo singolo Oro Nero, con video che ha girato con il suo socio in tour in Etiopia: un modo per avere il controllo artistico su ogni aspetto della sua nuova carriera. L’abbiamo incontrata per sapere da che parte vuole andare la voce soul che ha fatto sognare gli spettatori, e che ora scrive e canta canzoni inedite, avendo fondato la sua etichetta, la Vherigo con cui si autoproduce.

Vhelade

Oro Nero per Vhelade è un brano che parla di affermazione dell’essere, di rivendicazione dell’Io e della forza di non cedere mai a compromessi.

 

Ti abbiamo conosciuto dapprima per le cover gospel poi per il progetto legato a Sade. Cosa è cambiato?

Che la tv mi avesse dato tutto quello che poteva me ne sono accorta l’anno scorso. Per me è una transizione naturale, non posso entrare in uno studio tv e ancora dovermi affermare come cantante che rilegge brani di altri. Un’esperienza unica quella dei programmi di Chiambretti, che considero come uno zio. Quando ho rimesso mano al repertorio di Sade in chiave elettronica, con il mio socio Fabio Merigo, mi sono resa conto di tante cose. Avevo scelto finalmente io cosa portare in tv. E mi ha dato consapevolezza che da quel momento, volevo solo cantare cose mie. Adesso il tempo non aspetta, voglio fare la cantante solista.

Vhelade

Vhelade ha lasciato la tv lo scorso anno per dedicarsi alla musica a tempo pieno.

Quante vite hai trascorso, artisticamente parlando?

Sono stata cresciuta con i valori della musica, perché mio padre è stato uno dei promotori dell’afro-jazz a Parigi e quando è arrivato a Milano negli anni 80 ha contribuito al lancio del Muretto, che era il luogo dove i ragazzi si sono accostati inizialmente alla break-dance. Anche io lo frequentavo. E nel frattempo leggevo, studiavo.

Ah sì? Cosa?

Mi sono iscritta all’università e studiavo Lettere. Mi ha sempre affascinato la ricchezza della lingua italiana, volevo capirne di più, e mi ha formato. Da lì, la passione per la lettura, che ha ispirato molti dei testi inediti che uso per il mio repertorio. Dostoevskij, Salinger, tutti autori che hanno formato il mio mondo.

Che io pensavo fosse popolato solo di cultura popolare e moda!

In effetti capisco che la tv può dare quell’impressione. Ma io di minigonne e lustrini non so che farmene, non sono legata a quel modo di esprimersi. Ho lavorato nella moda, ho posato per campagne di Benetton, Vogue, Moschino, Armani, ma è stato un gioco pre-adolescenziale. Sai all’epoca in Italia non c’erano molti visi mulatti da fotografare. Sono sicura che quell’attitudine a stare davanti all’obiettivo mi ha formato in un certo senso. Ma dentro di me sognavo la musica.

Che rapporto hai con la moda ora?

Dal vivo preferisco sempre avere uno stile elegante sul palco. Sarà sempre così, credo. Per il resto collaboro con una brava costumista, Flavia Cavalcanti e soprattutto con Elisabetta Franchi, una stilista con cui sono in perfetta sintonia. Lei dice di amare le donne soldato, e in me ha visto una donna forte e di carattere.

La copertina di Oro Nero.

La copertina di Oro Nero.

Quando hai iniziato?

Ho iniziato come ballerina classica. Poi con mia madre ci siamo trasferiti a Ibiza perché lei da ballerina ha iniziato a interessarsi alla cultura dei club. Credo sia stata la prima vocalist della sua generazione. Poi ha avuto un legame con un personaggio del mondo circense e quindi siamo diventate trapeziste. Anche io tra gli 8 e i 12 anni ho fatto la vita da circo.

Che passato variegato! Dove hai messo radici?

Mi sento afro-sarda, è stato difficile far capire all’italiano medio di quegli anni che anche io ero italiana. Mi piace troppo questo paese per decidere di mollare. Ma a volte è stata dura. Mi ha aiutato molto l’arte, i riferimenti culturali che ho preso a esempio. Michael Jackson per me è stato un affetto uguale a quello della mia famiglia.

Che periodo ti piace di più della sua musica e dello stile in generale del pop?

Fine Settanta, inizio Ottanta. Quando si potevano dire cose di grande contenuto con dei ritmi e delle ambientazioni colorate e piene di stile. Adoro tutto degli anni Ottanta, la moda, il chiodo, il pantalone a vita alta. E il funky, ovviamente.

Dopo la tua esposizione in tv ci si aspetta da te un tipo di musica che esprima la tua grande vocalità. E invece esci con una melodia, Oro Nero, che non è per niente strillata.

Sì, ci sarà tempo per allargare. Ma volevo fare qualcosa che mi piacesse, non la solita cosa scontata della voce nera alla Whitney. Pensa che il titolo del brano mi è venuto ascoltando un pezzo di Battisti, Confusione. Eravamo in macchina io e una mia amica aspettando che aprisse l’aeroporto di Bari alle prime ore dell’alba. Mi piaceva l’idea del petrolio che è riconosciuto come prezioso ma è ancora grezzo. Vorrei che nei miei testi ci fosse sempre questo tipo di ambivalenza.



Christian D'Antonio
Figlio degli anni 70, colonna del newsfeed di The Way, nasce come giornalista economico, poi prestato alla musica e infine convertito al racconto del lifestyle dei giorni nostri. Ossessionato dal tempo e dall’essere in accordo con quello che vive, cerca il buono in tutto e curiosa ovunque per riportarlo. Meridionale italiano col Nord Europa nel cuore, vive il contrappunto geografico con serenità e ironia. Moda, arte e spettacoli tv anni 80 compongono il suo brunch preferito.
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