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Luxury

Luxury - 18/02/2016

A Palazzo Reale luccica il bijou italiano

La mostra L’ARTE DEL BIJOU ITALIANO ripercorre la storia degli accessori più glamour dagli anni 50 ai 2000 e racconta il nostro Paese attraverso i gusti che cambiano.

Trecento pezzi unici e una cavalcata di glamour lunga 60 anni illumina le Sale degli Arazzi al piano nobile del Palazzo Reale di Milano, accanto al Duomo.

La storia del bijou italiano ha Firenze e Milano come luoghi di origine. Il viaggio del bijou come sistema integrato autonomo ha inizio nel 1951, anno in cui Giovan Battista Giorgini organizzò nella sua Villa Torreggiani a Firenze la prima sfilata di Alta Moda Italiana che includeva i Bijoux e gli accessori e, pochi mesi dopo, si aprì a Milano la IX triennale dedicata all’Esposizione Internazionale delle Arti Decorative e Industriali Moderne.

Nella mostra promossa e prodotta da Comune di Milano|Cultura, Palazzo Reale, Fiera Milano e HOMl, il Salone degli Stili di Vita di Fiera Milano, e curata da Alba Cappellieri e Lino Raggio, il piatto forte sono i 300 pezzi unici. Sono bijou firmati da stilisti e designer di fama internazionale come Walter Albini, Giorgio Armani, Renato Balestra, Biki, Ugo Correani, Enrico Coveri, Gildo Cristian, Dolce & Gabbana, Gianfranco Ferrè, Emy Forte, Krizia, Lancetti, Missoni, Moschino, Tina Rossi, Luciano Soprani, Valentino, Gianni Versace.

L’allestimento, con illuminazione minimale e teche disposte a navate, esalta il percorso del gusto italiano, da quando il bijou, che non è gioiello prezioso ma di unica fattura e grande pregio artigianale, ha iniziato a significare qualità e aderenza stilistica al made in Italy.

E che storia raccontano questi oggetti di design: si va dal boom economico dei 60s alle proteste delle femministe del decennio successivo fino all’opulenza degli anni Ottanta, che è stato il periodo in cui il nostro stile si è fatto conoscere all’estero con prepotenza.

Negli ultimi 20 anni di storia creativa, invece, ci sono stati sperimentalismo e minimalismo, specie a partire dai dettami che sono arrivati da Milano, “dove la capacità di creare ha sempre trovato il terreno più fertile per germogliare”, per dirla con l’assessore alla Cultura del Comune di Milano, Filippo Dal Corno.

LE SEZIONI

I bijoux di questa mostra raccontano storie tipicamente italiane, definite dalla capacità di lavorare con pari maestria sulla micro come sulla macro scala, sul pezzo unico come sulla produzione seriale. La visita parte dalla sezione Dolce Vita e Prêt-à-porter, le due stagioni più felici per il bijou. Per Milano lo splendore è arrivato subito dopo, grazie all’ingegno e fantasia di 5 bigiottieri milanesi, Bozart, Ornella Bijoux, Sharra Pagano, Ottavio Re, Unger che hanno saputo seguire criteri di bellezza, qualità e sperimentazione. Anche grazie al loro valore, oggi questi oggetti sono la congiunzione di arte, design, moda e artigianato.

Poi arrivarono gli stilisti del made in Italy che cercarono di mettere in relazione le creazioni di tessuto con quelle degli accessori. Valentino, Walter Albini, Giorgio Armani, Gianfranco Ferrè, Gianni Versace, Missoni, Franco Moschino, Elio Fiorucci, Krizia, Fendi, Soprani, Laura Biagiotti, Romeo Gigli, Enrico Coveri, furono tra i protagonisti di una stagione irripetibile in cui per la prima volta l’Italia conquistò la leadership della moda. E la mostra è imperdibile proprio per questo: mette in relazioni due mondi vicini che per la prima volta hanno dignità comune da museo.



Christian D'Antonio
Figlio degli anni 70, colonna del newsfeed di The Way, nasce come giornalista economico, poi prestato alla musica e infine convertito al racconto del lifestyle dei giorni nostri. Ossessionato dal tempo e dall’essere in accordo con quello che vive, cerca il buono in tutto e curiosa ovunque per riportarlo. Meridionale italiano col Nord Europa nel cuore, vive il contrappunto geografico con serenità e ironia. Moda, arte e spettacoli tv anni 80 compongono il suo brunch preferito.
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