3 Ottobre 2023

Aldo Dalla Vecchia: “Ecco perché la tv è ancora al centro della nostra vita”

Incontro con l'autore televisivo arrivato al suo ventesimo libro. "Ho realizzato i miei sogni da bambino. Ora è tempo di adeguarsi alle nuove forme di comunicazione".

3 Ottobre 2023

Aldo Dalla Vecchia: “Ecco perché la tv è ancora al centro della nostra vita”

Incontro con l'autore televisivo arrivato al suo ventesimo libro. "Ho realizzato i miei sogni da bambino. Ora è tempo di adeguarsi alle nuove forme di comunicazione".

3 Ottobre 2023

Aldo Dalla Vecchia: “Ecco perché la tv è ancora al centro della nostra vita”

Incontro con l'autore televisivo arrivato al suo ventesimo libro. "Ho realizzato i miei sogni da bambino. Ora è tempo di adeguarsi alle nuove forme di comunicazione".

In un’epoca in cui tutti comunicano esperienze di vite presunte, la testimonianza di Aldo Dalla Vecchia, giornalista e autore tv di lungo corso, è davvero preziosa. Con un manuale per aspiranti autori televisivi appena pubblicato, l’autore consegna alle stampe un compendio di come affrontare la televisione. Dal punto di vista di chi davvero la fa da 35 anni. Il volume La tivù è tutta scritta? Il mestiere di autore (uscito per Isenzatregua quest’anno) si divide in tre parti: nella prima vengono proposte, ampliate e arricchite, le lezioni che l’autore tiene ogni anno al “Master Fare TV” dell’Università Cattolica di Milano; nella seconda sono narrati i segreti della scrittura per il piccolo schermo grazie alle preziose testimonianze di grandi firme della tivù; nella terza sono raccolte le “parole della tele”, per entrare da subito nella “scatola magica” da professionisti che ne comprendono il linguaggio.

Aldo, come ti è venuta l’idea di consegnare ai lettori i segreti del tuo lavoro?

La prima idea di libro l’ho avuta quando mi hanno chiesto una docenza all’Università Cattolica a Milano per il “Master Fare TV”, tre anni fa. Mi sono preparato a queste lezioni e ho intuito che ci potesse essere interesse per quello che avevo vissuto. Già avevo scritto “Vita da giornalaia” nel 2015 in cui raccontavo il mio primo quarto di secolo di carriera. Oggi sono 35 anni che lavoro dietro le quinte dei programmi televisivi.

Che preparazione hai avuto per entrare in quel mondo?

Sono stato un bambino dalla provincia veneta negli anni Settanta assetato di conoscenza. Io davvero sognavo il mito della tv, la mia idola era la giovane signora dell’edicola di paese dove sono vissuto, Chiampo, in provincia di Vicenza.

Quindi non solo guardavi la tv, ma ne leggevi anche.

Sì, e non mi bastava mai. Andavo in edicola per comprare fumetti e fotoromanzi per la mamma e le zie, giornali di enigmistica, settimanali famigliari. Il primo quotidiano che ho comprato è stato ‘L’Occhio’ di Maurizio Costanzo. Il mio sogno era avere a che fare con quella realtà. E con Costanzo poi ho lavorato.

E che tipo era?

Le nostre strade si sono incrociate nel periodo in cui era direttore a Canale 5, dalla fine degli anni 90. All’epoca lavoravo al rotocalco ‘Target’, lui ci lasciò grandissima libertà, era una persona deliziosa che lasciava piena autonomia. Lo ricordo come uno zio affettuoso. Di lì a poco sarebbe arrivato a condurre la sua Buona Domenica. Mi ricordo di aver assistito alle prove di quella trasmissione con il famoso Cangurotto di Massimo Lopez e gli sketch di Paola Barale. Era un programma rilassante e pop, se visto oggi sembra pieno di innocenza.

Tu volevi una carriera pop?

A 19 anni sono arrivato a Milano e ho iniziato a chiamare nel pomeriggio dopo l’università, tutti i giornali che esistevano in città. Il femminile ‘Cento Cose’ mi ascoltò e iniziai così la mia carriera alla Mondadori, assieme alla collaborazione con il settimanale ‘Epoca’. Erano sicuramente giornali popolari, e dopo qualche anno mi chiesero di fare un colloquio in tv, a Cologno Monzese con Gregorio Paolini a Canale 5. Da allora porto avanti assieme le due cose, scrivo testi e articoli.

Si è soliti ritenere le produzioni popolari molto superficiali. Invece leggendo i tuoi libri si capisce quanta dedizione si deve mettere nella scrittura.

La qualità che c’era nella carta stampata necessitava di un grande amore per la scrittura, che è solitaria mentre in tv si scrive assieme ad altri. Prima di fare un’intervista a un personaggio mi preparo, poi registro la conversazione e realizzo il testo. In televisione solitamente si scrive con tempi stretti in un team con produzione e redazione. Ci sono esigenze, paletti legali che rendono questa scrittura molto più complessa ma anche con una linearità definita. Una responsabilità grande quella di scrivere ciò che viene detto dal presentatore, dagli ospiti, dai protagonisti.

Quindi la tv è davvero tutta scritta?

Si prepara la scaletta, lo scheletro del programma, ma anche quello che viene detto. E c’è anche un meccanismo di previsione delle risposte, bisogna anticipare quello che può succedere. Io nel titolo del libro ho lasciato un punto di domanda, ma la scelta di montaggio, la scelta di inquadratura è già una scrittura. E quindi da quel punto di vista la tv è tutta scritta. Ovviamente quando c’è un dialogo o un’intervista non si sa cosa si verifica, altrimenti sarebbe un momento finto, concordato. L’immagine però è scrittura in tv, tutto quello che si vede è già scritto. Questo perché intendo per scrittura televisiva sia il nero su bianco che l’immagine. Tutto può essere scelto in tv, cosa mostrare e cosa tenere da parte.

L’annoso dubbio sui reality da parte di chi li guarda è proprio questo: sono finti?

Non voglio essere definitivo, ma nei reality ci può essere un lavoro di preparazione di quello che può essere trasmesso. Infatti la lista degli autori è sempre molto folta in quei programmi.

Da quando ci sono le tv satellitari e digitali il panorama è frammentato. Cambia anche il tuo mestiere con i nuovi mezzi?

Una volta c’era solo la creatività e non avevi a che fare con sponsor e tecnicismi. Negli ultimi anni con la moltiplicazione dei canali e degli sponsor, il mio è diventato anche un lavoro molto tecnico. Devi confrontarti con esigenze di rete, gli sponsor e tutti questi limiti ti spingono a essere più creativo, accattivante. Posso dire che l’autore sia diventato un mestiere più complesso rispetto a solo 20 anni fa. Cambiano anche le durate dei format. Adesso per i nuovi committenti Mediaset Infinity, Netflix, Rai Play bisogna concentrare spesso in 24 minuti tutto l’interesse possibile per un soggetto.

Hai lavorato per tua fortuna con molti dei grandi che hanno fatto la tv italiana. Che ricordo hai?

I grandi per me sono quelli che i cui insegnamenti ricordo ogni giorno. Il primo produttore con cui ho lavorato a Mediaset, Claudio Cavalli, a ‘Target’ aveva individuato un nuovo modo di fare televisione. Poi dopo scelse di aprire la casa di produzione nei primi anni 2000, quella che poi si sarebbe chiamata Quadrio. Lui è mancato nel 2015 ma lavoro ancora con i figli, nella stessa casa di produzione. Con lui ho scoperto tutti i meccanismi del duopolio, una tv più ricca, con alti budget. Dopo ‘Target’, lui realizzò ‘Otto Millimetri’ su Italia Uno e ‘Real TV’, e qualche anno dopo ‘Mistero’, come produttore indipendente. Un programma che non c’è più ma che sopravvive in una rivista di successo che ho il piacere dirigere ancora oggi.

E dei grandi che ricorda il pubblico cosa puoi dirci?

Quando arrivai a Milano una delle prime coppie che intervistai per i settimanali fu quella di Sandra e Raimondo. I sogni di bambino li ho realizzati tutti. Una persona che ricordo con piacere è Raffaella Carrà ma non ho lavorato con lei. Mike Bongiorno l’ho conosciuto, ma quando era in tarda età.

In che direzione stai andando oggi?

Oggi mi sono specializzato in produzioni più piccole, divertenti e anche preziose. Come per “Chi ha dormito in questo letto?” di Damiano Gallo su Discovery. Penso sempre che arriveranno programmi e personaggi che mi sorprenderanno. Adesso la tv più interessante è data dalle realtà digitali che offrono dei format accattivanti per un pubblico giovane.

I sondaggi e le previsioni dicono sempre che i social media sono la tv dei ragazzi di oggi. Sei d’accordo?

I social media non sono la nuova tv, sono immediati, fatti in casa, non sono a un livello elaborato come un format televisivo. Ma certamente hanno molta importanza per lanciare tendenze e personaggi. Resto stupito che dai social scaturiscano sempre delle valanghe di polemiche. È come se fosse una sponda che amplifica quello che succede altrove. Ma l’origine resta la tv. Molti dei cosiddetti influencer non vedono l’ora di fare televisione. E un motivo ci sarà. Credo proprio che la vecchia tv sia ancora centrale nella nostra vita.

La tivù è tutta scritta? Il mestiere di autoreè in vendita ora. Il 26 ottobre 2023 uscirà un nuovo libro di Aldo Dalla Vecchia sulla storia della tv italiana, chiamato “L’occhio magico”, edito da Graphe.it

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