8 Marzo 2024

Artem e Antonio Orefice, divi da fiction

Sono fratelli acquisiti per scelta nel gioco tv "Pechino Express" e volti popolari della serie "Mare Fuori".

8 Marzo 2024

Artem e Antonio Orefice, divi da fiction

Sono fratelli acquisiti per scelta nel gioco tv "Pechino Express" e volti popolari della serie "Mare Fuori".

8 Marzo 2024

Artem e Antonio Orefice, divi da fiction

Sono fratelli acquisiti per scelta nel gioco tv "Pechino Express" e volti popolari della serie "Mare Fuori".

Protagonisti di Pechino Express, il reality game di Sky che quest’anno è girato in Asia, Artem e Antonio Orefice sono i nuovi idoli della fiction italiana. Rispettivamente 24 e 28 anni, i due attori si sono conosciuti sul set della serie Mare Fuori: Artem interpreta Pino o Pazz, Antonio è Totò. Artem nasce in Ucraina nell’estate del 2000, a 10 anni si trasferisce in Italia e va a vivere ad Afragola (Napoli). A 19 anni inizia la sua carriera cinematografica nel film La Paranza dei Bambini di Claudio Giovannesi, presentato a Berlino e vincitore dell’Orso d’Argento. Nel 2022 è coprotagonista con Pierfrancesco Favino nel film Nostalgia presentato a Cannes, mentre l’anno dopo è protagonista di puntata della serie Ad un passo dal cielo.

Antonio Orefice, 28enne di Napoli, comincia a studiare recitazione a 6 anni, a 11 debutta con il musical Masaniello al Teatro Bellini della sua città. Frequenta l’Accademia cinematografica “La Ribalta”, e tra i suoi lavori principali ci sono Mare Fuori e Gomorra – la serie, i film Soldato semplice, Carosello Carosone, Benvenuti in casa Esposito, il teatro con La paranza dei bambini, tournée nazionale con la regia di Mario Gelardi e Roberto Saviano.

Artem e Antonio Orefice (foto Carmine Conte) alla presentazione di Pechino Express 2024 a Milano Linate. In gara sono “I Fratm”, dalla celebre espressione in gergo giovanile napoletano (‘fratello mio’).

L’attore ucraino Artem noto per il ruolo di Pino nella serie “Mare Fuori”, è stato ospite di Luca Casadei nella nuova puntata del podcast “One More time, disponibile su OnePodcast e su tutte le principali piattaforme di streaming audio.

Nella lunga e intensa intervista Artem racconta a Luca Casadei i momenti cruciali della sua vita, dall’infanzia in Ucraina vissuta senza i genitori al complicato arrivo in Italia, dal sogno di diventare un pugile fino al grande successo come attore, restituendo la storia di un ragazzo che grazie alla fede e alla perseveranza ha convertito la sofferenza e la povertà in cui è cresciuto in gratitudine.

Nato in Ucraina, cresce con i nonni fino all’età di sei anni, dopo che il padre emigra in Italia quando lui ha appena un anno, seguito poco dopo dalla madre, come racconta a Luca Casadei:Mi lasciano con i nonni in Ucraina, in un villaggio in mezzo alla natura, era quello il mio habitat. Il mio primo sogno era quello di conoscere mio padre… La prima volta che ho conosciuto mia mamma non era mia mamma, non c’era quel legame fin da subito… Non credo di essere stato “voluto” come figlio, c’erano troppi casini, troppa povertà, c’erano troppe cose che forse non erano volute, però poi alla fine eccomi qua”.

Sull’arrivo in Italia, ad Afragola: “All’età di sei anni arrivo in Italia, non sapevo l’italiano, mi sono trovato in un habitat diverso, dalla campagna a un blocco cementato, questa cosa mi irritava. Ho cambiato due o tre istituti perché alle scuole elementari ero un ragazzino un po’ violento, le scuole non volevano prendersi la responsabilità”. “Sono rimasto per un po’ in Italia, poi mia madre ha deciso di farmi ripartire con i miei nonni dopo 6/8 mesi perché c’erano molti problemi, non solo economici. Sono tornato in Italia a 10 anni… Da quel momento in poi ho dovuto affrontare la povertà culturale dell’ambiente in cui sono cresciuto, è quella la vera povertà. C’era ignoranza, c’era pigrizia di fare, di non evolversi, di non crescere dal punto di vista mentale, spirituale. Una pigrizia che ti porta a evadere il problema, schivarlo e non risolverlo”.

Sul padre:Mio padre aveva dei vizi, ma è sempre stato un lavoratore. Aveva i suoi demoni dentro di sé e ha ancora i suoi demoni, che gli torturano il cervello e portano alla distruzione della persona che sei”. Una consapevolezza arrivata quando l’ha realmente conosciuto:(Da bambino) il mio primo esempio, come idolo, era mio padre. Perché, anche se non lo conoscevo, mi mandavano delle foto, lui era un ex lottatore, per me era un supereroe, sai, la fantasia di un bambino… poi quando l’ho conosciuto non era un supereroe, era un mostro. Gliel’ho detto ma, secondo me, lui non ha il coraggio di affrontare le situazioni. Mi parla sempre della guerra e vuole ritornare a fare la guerra… A un certo punto c’è stata questa situazione in cui si sentiva semplicemente una persona persa, una persona che ha perso tutto nella vita e per la quale la vita non ha un senso, mentre io sto all’apice del successo e magari torno a casa e lo trovo ubriaco sul divano, sono cose che fanno male capisci?”

Sulle donne della sua famiglia:Mia nonna è una fonte di saggezza, c’è questo principio della forza e del valore femminile che tu hai menzionato… e se un giorno dovessi sposarmi vorrei una donna saggia, una donna forte. Mia mamma mi ha donato la vita e questo mi basta. Ci sono stati momenti in cui è stata lontana, momenti in cui avevo bisogno di amore e lei non era presente, altri momenti in cui me lo dava, altri ancora in cui era presente ma non mi dava amore perché non era serena.. però ha sempre fatto di tutto per non farmi mancare niente, finché ci stava un piatto di pasta, le scarpe e un tetto… sono felice così”.

Sul perdono: “A un certo punto capisci che ci vuole più coraggio a perdonare le persone che ti hanno ferito e non tutti hanno questo coraggio. Questa è la cosa più forte che rende secondo me nobile un uomo. Non importa quanto successo hai, quanti sono i tuoi titoli, quanto è il tuo conto in banca, ma quanto coraggio hai di poter perdonare? Quanto coraggio hai di affrontare i tuoi demoni? E non mi dire che ci sono persone che non combattono i propri demoni, tutti combattono i propri demoni, ma dipende come combattono, come attraversano le proprie tempeste, che sia bullismo, che sia razzismo, che sia diversità, che sia una malattia, non importa, importa chi sei tu e quanto coraggio hai. Quando ho iniziato ad abbracciare mio padre ho iniziato ad abbracciare i miei fan, ho iniziato ad abbracciare il mondo, la mia vita, i fallimenti, io li abbraccio e li accolgo e li affronto sempre a testata alta”.

Sulla spiritualità e il suo essere credente fin da bambino:Nessuno in famiglia era credente ma avevo questa percezione dentro di me.. cercavo i miei genitori, “dov’è papà?”, “dov’è mamma?”, ‘dov’è l’amore?’…guardavo il cielo e andavo oltre, pensavo cosa ci starà là dietro il cielo, dietro il sole, nell’universo”. Continua raccontando anche un episodio in particolare, un Natale passato da solo in macchina, nel quale ha trovato Dio: “Alla separazione dei miei genitori, mio padre perde la testa, io passo un Natale da solo in macchina e trovo Dio. Quel Natale lì da solo in macchina ho iniziato a guardare il cielo e ho iniziato a dire: “Perché a me tutto questo?” “Perché devo soffrire così tanto?” “Dove mi vuoi portare?”. Nella sera di Natale, guardavo le storie di chi stava a tavola in famiglia e io volevo stare semplicemente da solo. Capisci lì in quei momenti che devi iniziare a credere in te stesso veramente. C’è tutto un piano per la tua vita, ma devi crederci, devi avere veramente tanta Fede, devi visionare quello che vuoi ottenere”.

Sul senso di gratitudine a Dio, agli altri e a se stesso: “Sono grato a Dio per ogni cosa che mi ha dato nella vita, sono grato alle persone che guardano la serie, sono grato alle persone che mi hanno dato l’opportunità di lavorare. Sono grato a me stesso perché non ho mollato. Le persone devono uscire dalla propria prigione mentale, quella è la vera prigione, la vera guerra sta nella tua mente. L’unica via di salvezza è la pace, l’amore interiore con la conoscenza perché la conoscenza ti porta l’opportunità, l’opportunità ti porta la salvezza. Un po’ come il mio percorso, perché comunque tu ti salvi, ma richiede tanta disciplina e volontà. E pochi sono privilegiati in questo percorso perché non tutti hanno abbastanza coraggio. Tutto quello che sto vivendo lo voglio restituire agli altri. Sono stato toccato da Cristo, quello che volevo avere è solo amore, pace e serenità e la mia preghiera è stata ascoltata e sto facendo il mio cammino. Sono privilegiato, sono grato, non ho bisogno di altro. Quel che deve arrivare arriverà nel momento giusto al tempo giusto”.

L’intervista affronta anche il suo percorso sportivo e poi artistico, i primi successi nella box, fino agli esordi nel mondo del cinema nel cast del film “La paranza dei bambini”, e ancora, il viaggio a Berlino dove il film era candidato all’Orso d’Oro. E naturalmente anche il grande successo di “Mare Fuori, il casting al quale fu preso al primo tentativo, il rapporto con il regista della prima stagione Carmine Elia, che gli fece promettere di non abbandonare mai il suo talento, e quello con Massimiliano Caiazzo (che nella serie interpreta Carmine Di Salvo) che durante le riprese gli regalò un libro di Stella Adler, l’insegnante di Marlon Brando e di tanti divi di Hollywood, dal quale Artem, leggendolo, comprese il grande privilegio dell’arte e del mestiere dell’attore.

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