29 Dicembre 2021

Carlo Vanoni: “La funzione dell’arte? Entrare nella vita di tutti”

Incontro con il divulgatore e autore di best seller per Solferino. Il bilancio del 2021: "La nostra Biennolo è stata un'occasione di cultura per Milano".

29 Dicembre 2021

Carlo Vanoni: “La funzione dell’arte? Entrare nella vita di tutti”

Incontro con il divulgatore e autore di best seller per Solferino. Il bilancio del 2021: "La nostra Biennolo è stata un'occasione di cultura per Milano".

29 Dicembre 2021

Carlo Vanoni: “La funzione dell’arte? Entrare nella vita di tutti”

Incontro con il divulgatore e autore di best seller per Solferino. Il bilancio del 2021: "La nostra Biennolo è stata un'occasione di cultura per Milano".

Una storia di ricerca e d’amore, dietro cui si staglia la parabola struggente dell’artista contemporaneo Félix González-Torres e del suo compagno Ross Laycock, morto di Aids. A scriverla, Carlo Vanoni, autore, divulgatore d’arte e ideatore di Biennolo, la prima Biennale d’arte milanese che nel 2021 è arrivata alla seconda edizione. Il percorso di scoperta di Raffaello, protagonista del primo romanzo di Vanoni, “I cani di Raffaello“, è una riflessione aperta sul nostro tempo, una testimonianza del suo credo: l’arte può salvare, l’arte può stimolare. Fino ad arrivare a diventare un antidoto alla violenza.

Sul suo seguitissimo Instagram per tutto il 2021, Carlo Vanoni ha pubblicato pillole divulgative sul senso dell’arte e della (ri)scoperta di alcuni dei maggiori artisti contemporanei e non. Un buon punto di partenza per chiedergli un bilancio di quest’anno.

Carlo Vanoni, ideatore di Biennolo, la biennale d’arte di Milano che ha origine dal quartiere NoLo, con il sindaco della città, Beppe Sala. Nell’edizione 2021, la manifestazione ha puntato anche sull’arte pubblica tra le strade, con il murale di Maurizio Cannavacciuolo sul muro del condominio via Marocco 10, l’opera di Enzo Umbaca nel
Garage Gariboldi, via Mauro Macchi 95, l’installazione floreale di Bianco Valente su un balcone di via Oldrado da Tresseno 1, a vetrina del negozio di via Oxilia 4 a opera di Aldo Spoldi. Visibili anche le installazioni di Giulio Alvigini sull’edicola di piazza Morbegno e di Giovanni Frangi all’East River di via Jean Juares, 22.

Carlo, cosa ti ha fatto passare dai saggi ai romanzi?

Credo sia stata la riflessione nel secondo lockdown ad avermi spinto a una storia da raccontare. Ho scritto “I cani di Raffaello”, ispirandomi ai fatti di cronaca, alla violenza gratuita per futili motivi nei confronti di un ragazzo giovane. Volevo parlare di bullismo e violenza omofoba e farlo parlando d’arte.

Come è stata la reazione del tuo pubblico?

Temevo di perdere le persone che mi seguivano per l’attività di divulgazione legata all’arte, ma il romanzo per fortuna è piaciuto, non me lo aspettavo. Ricevo sempre buoni riscontri da chi lo legge, e mi ha anche colpito l’affetto e l’attenzione di amici che lavorano nei campi più disparati. Sembra essere arrivato a molti. In generale i lettori sono stati catturati dalla storia, magari comprano il libro per conoscere qualcosa sull’arte e si godono l’aspetto narrativo e l’intreccio che ho creato.

Come è trascorso questo 2021 per te?

Ricordiamoci che fino ad aprile in Lombardia siamo stati chiusi dentro casa. Da quel momento ho iniziato ad attivarmi per Biennolo 2021 e poi in autunno, quando si è potuto, ho fatto tante presentazioni in giro per l’Italia. Quindi è stato un anno a doppia faccia, come il precedente, del resto. Nel 2020 il lockdown mi aveva aiutato a chiudere il libro precedente, “Ho scritto t’amo sulla tela”, quindi è una condizione che per me si ripete.

Biennolo 2021 è stata una vera sfida. Cosa porti con te di questa edizione?

Questa è stata la biennale che, come diceva Manzoni, ‘non s’ha da fare’. Ma io ho insistito per farla perché è stata un’occasione per la città di Milano, visto che a Venezia era saltata la celebre e consolidata biennale d’arte. Non ci sentivamo di convogliare tutti, artisti e pubblico, in un unico spazio e così l’abbiamo resa più diffusa, potenziata. In questo processo abbiamo lasciato anche qualcosa alla città, come il murale che c’è in via Marocco. Ancora ringrazio gli oltre 50 volontari che hanno aiutato me, Rossana Ciocca, Matteo Bergamini e Gianni Romano, a condurre una macchina logistica che si è ingigantita.

Da sinistra il team di Biennolo 2021: Matteo Bergamini, Rossana Ciocca, Carlo Vanoni, Gianni Romano, Daniela Cattaneo, CEO di h+, casa di produzione che si occupa di strategie di marketing. L’agenzia ha messo a disposizione per l’edizione 2021 di Biennolo il suo giardino in via Soperga a Milano, nel cuore del quartiere NoLo. Carlo Vanoni è al suo quinto libro: ha pubblicato “Andy Warhol era calvo”, una raccolta di testi scritti per la rivista Arte iN; con Luca Berta il saggio “A letto con Monna Lisa. Storia dell’arte per pendolari” tradotto in inglese (“In bed with Monna Lisa”) da cui è tratto il suo spettacolo teatrale “L’arte è una caramella”; “A piedi nudi nell’arte”, edito da Solferino e “Ho scritto t’amo sulla tela”, edito nel 2020 da Solferino. Nel 2021 per la stessa casa editrice è uscito il suo primo romanzo, “I cani di Raffaello”.

Cosa ti auguri per l’edizione 2023?

Anzitutto di trovare uno spazio unico, quando spero la situazione sanitaria sarà risolta. Una biennale diffusa l’abbiamo fatta, ha avuto successo ma è dispersiva, ci vuole un unico hub centrale con satelliti attorno che coinvolgano tutto il quartiere. E vorrei continuarla a fare a NoLo, visto che il nome dell’area è ormai nel nome della manifestazione che si identifica con essa.

Credi che nasca arte più interessanti in tempi più duri?

Questa equazione è vera, se solo pensiamo a cosa è successo dopo la seconda guerra mondiale. Ma ad oggi, secondo me è ancora prematuro tirare le somme di quello che stiamo vivendo. Ci vuole del tempo affinché dei processi maturino, siamo dentro la pandemia mentre stiamo parlando. Gli effetti sull’arte si vedranno tra qualche tempo. Gli artisti stanno facendo delle riflessioni ma non mi sembra che questa situazione abbia prodotto ancora molto.

Che anno è stato per Carlo Vanoni fruitore d’arte?

Quest’anno mi sono dovuto dedicare a Biennolo, e in più non c’era tanto da vedere in giro, visti i tempi che abbiamo vissuto con le restrizioni. Certo Venezia è stata una bella fucina di mostre, ho visto la mostra di Maurizio Cattelan all’HangarBicocca.

Cosa diresti invece a chi guarda a Biennolo come esempio da ripetere in altre città?

Quest’anno, nonostante i tempi organizzativi stretti, 53 artisti hanno esposto a Biennolo. Non abbiamo coinvolto musei ma spazi fruibili per strada, cortili, luoghi di passaggio. Mi guardo intorno e vedo che in Italia c’è ancora l’equazione arte-museo. Ovviamente non voglio denigrare il museo, per me è come se fosse il cimitero dove sono i parenti che vai a trovare. Mi preoccupa che l’idea del museo sia legata solo al passato. Rischiamo così di vivere in un’epoca in cui non riusciamo a capire o renderci conto di quello che viene prodotto.

Vero è che nel tempo la fruizione dell’arte è cambiata…

Non vorrei che tutto questo racconto del museo, specie negli ultimi tempi di chiusure forzate, ci inchiodasse a un dibattito vecchio. L’arte non è solo nei musei. Nel Rinascimento o nel Barocco l’arte era una questione pubblica. Il David di Michelangelo venne pensato per una chiesa, poi la scultura fu messa in piazza della Signoria a Firenze.

Biennolo 2021 a Isola, quartiere di Milano: Benedetta Mori Ubaldini e Roberta Savelli hanno creato l’installazione Modern Pattern, luogo d’incontro ma anche di protezione. È una visualizzazione di rituali umani che tessono relazioni, una tela che si trasforma nel contempo in scultura e in un dancefloor attraversato da azioni performative estemporanee dei visitatori.

Cosa proporresti per superare questo pensiero?

Penso alle 6600 rotonde che abbiamo in Italia, spesso decorate con cose di dubbio gusto. O ai lampioni delle città, sono spazi che si potrebbero affidare agli artisti. L’arte come il calcio dovrebbe entrare nella vita di tutti, dovremmo avere quanta più arte pubblica possibile. Che poi è anche un cambio di atteggiamento da parte dei visitatori. Resta un mistero perché ci si mette in fila a migliaia per vedere mostre del Caravaggio mentre nelle chiese di Roma dove ci sono i suoi capolavori, vanno in pochi. Andate a vedere le opere nelle chiese, dove ci sono pezzi che non possono entrare nei musei.

A Milano, per esempio, cosa c’è da vedere?

Andiamo da un estremo all’altro. Il dito medio di Cattelan davanti la Borsa, per fortuna, lo conoscono tutti. Alberto Garutti, artista molto importante, ha realizzato una scultura per la città che tutti guardano ma pochi conoscono. Parlo di quella con le trombe a Piazza Gae Aulenti. L’arte a volte è tra noi e non lo sappiamo.

Visti a Biennolo 2021 a Isola, Milano. In un’ex falegnameria l’artista Rebecca Agnes ha tenuto conversazioni d’arte al Table of Contents, installazione interattiva che invitava cittadini a discutere di architettura e utopia. Alle pareti, le opere di Daniel Gonzalez. “Mular Wall Retrospective” è una collezione che ripercorre 14 anni di lavori per festeggiare ogni momento della vita, momento in cui si crea uno spazio di libertà, fuori dall’ordinario. I numerosi riflessi diventano protagonisti di due livelli della nostra esistenza: il mondo materiale e la sfera spirituale. Come nei fondi dorati delle icone orientali, ma con una leggerezza concettuale e fisica, le superfici vibranti e seducenti dei Mylar Works mettono in primo piano il piacere visivo, e smentiscono la gravità e la profondità intellettuale del loro soggetto.

Alcune opere di Biennolo 2021, la Biennale ideata da Carlo Vanoni. A destra, “Due pacchetti di sigarette” di Flavio Favelli, che dice: “Non credo che la buona arte debba cercare di preservare la memoria, ma semplicemente, senza cercarla, la attiva perché certe questioni del passato sono eterne”.

Carlo Vanoni ha promosso Biennolo nel 2021 come biennale d’arte diffusa a Milano. Da sinistra, nel giardino di h+ a Nolo, Ettore Favini, una rilettura dell’installazione di Alighiero Boetti Io che prendo il sole a Torino il 19 Gennaio 1969. L’artista, sdraiatosi a terra, lascia che venga prima rilevata la sagoma del suo corpo. Successivamente la sagoma viene riempita di arance. Sullo sfondo, l’opera di Gabriele Picco “Che cosa sono le nuvole?”, scultura della Fiat 500. L’artista dice: “Pensavo che anch’io, come i bambini, avrei voluto creare la mia nuvola e piazzarla nel paesaggio circostante, come se la realtà fosse un immenso dipinto. Così ho immaginato di caricarla sul portapacchi della più iconica delle utilitarie italiane: l’avrei sempre trasportata con me, come un bagaglio di sogni e poesia”. A destra il murale di Maurizio Cannavacciuolo su una parete di un condominio a NoLo (via Marocco, 10). Si intitola “Be Very Happy!”, un infinito riprodotto in una dimensione ipnotica.

Hai pubblicato dei video in cui smonti il clamore che c’è attorno alla street art ultimamente. Che idea hai a riguardo?

Bisogna capire cosa vuol dire street art. Dal punto di vista del linguaggio, è innovativa? Ma se fosse fatta sulla tela in piccolo, avrebbe la stessa forza? A me perlopiù sembra descrittiva. Il graffitismo aveva un senso quando nasceva e dove nasceva. Nel Bronx degli anni Settanta faceva parte di un contesto e portava con sé anche una pericolosità dell’azione stessa. Detto questo, Banksy non è un grande artista, Giosetta Fioroni faceva la stessa cosa negli anni Settanta. Il merito di Banksy è che contribuisce ad avvicinare le persone a una forma espressiva.

C’è molto dibattuto anche sull’opportunità o meno di chiudere la street art nei musei.

Anche il Cristo sia di Cimabue che di Giotto sono opere decontestualizzate. Il problema è questo: anche in passato le opere nascevano per degli studi e per ambienti diversi. Un conto è vederle in una chiesa, altro è vederle protette, ma di fianco a un altro quadro che è pensato e finalizzato a un’altra destinazione. Credo che questa comunque sia un’esigenza di mercato. Interviene il business e cambiano i modi di fruire le opere.

La BienNoLo 2021 – dal titolo “Nunc est bibendum, nunc pede libero pulsanda tellus” – ha contato anche su un polo espositivo nuovo, Nolo 91 su viale Monza. In foto, opere di Andrea Mastrovito (Bergamo, 1978), artista, regista e autore di libri. Entrambe sono state realizzate tramite frottage, e presentate nell’aprile 2021 presso la Galleria Michela Rizzo di Venezia in occasione del solo show “La Diseducazione al Reale”. L’intera serie rappresenta sia un’allegoria del denaro e della menzogna che, più velatamente, è una breve storia dell’Europa dalla Prima Guerra Mondiale ad oggi, immaginata come una grande foresta nera che nasce, cresce, viene potata e trasformata.

Abbiamo parlato di bello. Le cose belle della vita, in definitiva, quali sono per te?

Il mare lo metto al primo posto, con l’arte. Infatti un artista importante, che con la sua pittura metafisica ha influenzato molti, Giorgio De Chirico, ingloba il mare nella sua arte. Il mare non ha rumore, è una musica, una sinfonia che a volte cresce.

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Christian D'Antonio

Christian D'Antonio

Figlio degli anni 70, colonna del newsfeed di The Way, nasce come giornalista economico, poi prestato alla musica e infine convertito al racconto del lifestyle dei giorni nostri. Ossessionato dal tempo e dall’essere in accordo con quello che vive, cerca il buono in tutto e curiosa ovunque per riportarlo. Meridionale italiano col Nord Europa nel cuore, vive il contrappunto geografico con serenità e ironia. Moda, arte e spettacoli tv anni 80 compongono il suo brunch preferito.
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