26 Aprile 2022

Festival Orlando: le arti pronte al cambiamento sociale

Incontro con Mauro Danesi, direttore artistico della manifestazione a Bergamo che in 10 giorni dal 28 aprile invita alla riflessione sull'intersezionalità.

26 Aprile 2022

Festival Orlando: le arti pronte al cambiamento sociale

Incontro con Mauro Danesi, direttore artistico della manifestazione a Bergamo che in 10 giorni dal 28 aprile invita alla riflessione sull'intersezionalità.

26 Aprile 2022

Festival Orlando: le arti pronte al cambiamento sociale

Incontro con Mauro Danesi, direttore artistico della manifestazione a Bergamo che in 10 giorni dal 28 aprile invita alla riflessione sull'intersezionalità.

A Bergamo dal 28 aprile all’8 maggio si svolgerà la nona edizione del Festival ORLANDO. Non solo un festival multidisciplinare a tematiche queer come lo è stato nei primi anni. Oggi Orlando è una riflessione sul corpo, sulle identità e sulle relazioni in undici giorni di cinema, danza, arte, teatro e incontri. Un patrimonio prezioso che vale la pena esplorare.

L’edizione 2022 del Festival ORLANDO, promosso da Associazione Culturale Immaginare Orlando APS e Laboratorio 80 con il sostegno del Comune di Bergamo e con il patrocinio di Provincia di Bergamo, Tavolo Permanente contro l’Omolesbobitransfobia e Università degli Studi di Bergamo, riflette sul significato del cambiamento, sul privilegio e sulla responsabilità che ogni persona ha nel contribuire a una rivoluzione culturale. Ne abbiamo parlato con il direttore artistico e promotore, Mauro Danesi.

Giovedì 5 maggio (fino al 7), PERFORMANCE Orari: 17.00, 18.20, 19.40, 21.00, Sala alla Porta di Sant’Agostino – Bergamo “GOODNIGHT, PEEPING TOM” di Chiara Bersani, con Chiara Bersani, Marta Ciappina, Marco D’Agostin, Matteo Ramponi – durata 60’.
Alla base di ogni comportamento e desiderio sessuale c’è una spinta sentimentale, una
richiesta romantica: a partire da qui Chiara Bersani ci offre una riflessione sul corpo
politico, sulla potenza del desiderio e dell’azione finalizzata ad appagarlo. Piccoli gruppi
di persone accedono allo spazio scenico e scelgono come comportarsi, stabilendo la
relazione con i/le performer, una rete di sguardi, sospiri, vicinanze, innamoramenti e
addii destinata a compiersi nell’arco di un tempo prestabilito. Secondo la leggenda, Tom
venne punito con la cecità per aver osato spiare Lady Godiva mentre cavalcava nuda;
Goodnight, peeping Tom lo risarcisce dell’ingiustizia subita.
Obbligatorio l’acquisto del biglietto scrivendo a prenotazioni@orlandofestival.it.
Goodnight, peeping Tom – Ph. Giulia Agostini

Mauro è il nono anno di Orlando. Su cosa puntate in questa edizione?

Il programma nasce da una riflessione aperta su cosa significhi cambiare, sul privilegio e sulla responsabilità che ciascuno di noi ha nel contribuire a una rivoluzione culturale. Siamo in un tempo in cui molte convinzioni sono crollate, ma per questo abbiamo la possibilità di costruire un nuovo equilibrio, personale e sociale, che possa ridurre le disparità di potere e le discriminazioni in una prospettiva intersezionale. Le tematiche sulle discriminazioni si intrecciano ed è questo l’approccio degli spettacoli e incontri che promuoviamo. C’è anche un focus sulla prevenzione dell’abillismo, la discriminazione nei confronti delle persone disabili.

Nonostante la pandemia, il festival non si è mai fermato.

Crediamo ce ne sia bisogno. Nel 2020 lo abbiamo spostato ad agosto e anche nel 2021 si è fatto. Non voglio giudicare la proposta culturale che abbiamo intorno ma per fortuna ci sono festival internazionali che seguiamo con attenzione e che ci danno ispirazione per richiamare artisti e performer. Sono dei luoghi che hanno particolare attenzione sul macrotema dell’intersezionalità e della cultura con ricaduta sociale, andiamo a viaggiare e scovare di continuo.

Come le trovate?

Esiste nella sezione cinema un dialogo digitale tra noi e i registi ma moltissime proposte sono visionate dal vivo da noi organizzatori. Soprattutto le performance vanno viste, vogliamo incontrare gli artisti, vedere la dimensione fisica delle proposte. Credo sia necessaria perché spesso non sono spettacoli di prosa solo da guardare, bensì performance da vivere e osservare che interazione hanno col pubblico.

Quali pensi siano i temi che necessitano di maggior divulgazione e lavoro sulle coscienze?

I pregiudizi contro le disabilità sono dilaganti e vedere un’artista con disabilità vincere dei premi di arte performativa è un bel segnale. Sono poche le persone rappresentate con le disabilità e a noi di Orlando tutto ciò che infrange le norme senza volerle distruggere, tutta l’espressione artistica multi-disciplinare, plurale, interessa. i temi e gli strumenti e forme, c’è un nucleo di cinema produzion i che non sono uscite, anteprime e film non distribuiti dai principlai festival internazionali.

Cosa consiglieresti di vedere quest’anno a chi non è mai venuto?

La sezione performativa ha un intervento di Chiara Bersani, alla Porta di Sant’Agostino con una sala bellissima, da non perdere. Gli incontri all’Accademia Carrara sono coinvolgenti. Lo spazio Daste che è nuovo luogo rigenerato dove prima c’era un’industria elettrica in periferia è molto suggestivo. E poi c’è Silvia Gribaudi che è protagonista di una danza che coreografa, molto peculiare. A lei è stato assegnato il premio Istrio-corpo a corpo, e usa in scena lo humour tipico di chi allarga le gabbie di stereotipi e mette al centro il rapporto tra pubblico e performer. Spesso in questi spettacoli il pubblico è partecipe ed è un modo per differenziarsi da altre esperienze.

Mauro Danesi, tra i promotori dell’Orlando Festival di Bergamo, è alla direzione artistica dall’inizio dell’avventura. Psicologo, attore e danzatore, si è specializzato nel teatro in spazi aperti, viaggiando nelle piazze d’Italia e d’Europa. Oggi effettua consulenze anche per compagnie di teatro-danza.

A cosa mirate con la promozione di questo festival?

Ci sono anche incontri, laboratori che usano più strumenti per sviluppare assieme agli spettatori una riflessione lunga 10 giorni. Ci sono spazi d’inclusione, dall’auditorium di piazza della Libertà al poco usato teatro sociale in città alta. Siamo interessati a destrutturare, siamo partiti dalle discriminazione sui sessi e sugli orientamenti e siamo arrivati a rappresentare storie non conosciute che inizialmente incontravano diffidenze e che ora, dopo tanto lavoro sono attese.

Facci capire la complessità di organizzare un festival su tematiche di identità a Bergamo nel 2022…

Oggi Orlando è un appuntamento atteso, ma non siamo riconoscibili con facilità, non facciamo musica e basta. E quindi per questo c’è tanto lavoro da fare a monte per far capire dove vogliamo arrivare. Poi ci piace scoprire e rendere fruibili tanti spazi di tipologie differenti, il che richiede impegno, un anno di coinvolgimento di 30 persone. Altra cosa che ci salva sono le molte relazioni intessute con enti, istituzioni e associazioni che operano sul territorio.

L’Italia della provincia si muove sempre in bilico tra solidarietà e arroccamento a mentalità chiuse. Ancora è così?

Questa ambivalenza è ancora percettibile a Bergamo, anche se la diffidenza l’abbiamo riscontrata agli inizi e oggi prevale la tradizione di assistenza e accoglienza. Ma devo riconoscere che c’è ancora tanta strada da fare sulla conoscenza di alcuni temi. L’orientamento sessuale e l’identità di genere si sono dovute far strada tra le coscienze, noi le abbiamo accompagnate senza provocazioni ma con coerenza e gradualità. La cosa importante per noi è far capire che la complessità esiste e va raccontata, è presente nelle nostre città, nelle nostre famiglie. La pluralità è possibile, sentiamo un allargamento lento e costante di possibilità di come possiamo sentirci rappresentati.

Pensi di aver già lasciato un segno con Orlando?

Dopo 9 anni vedere alcune reticenze svanire è un successo. Oggi ci stiamo molto interrogando anche come cambiarlo, perché le sfide sociali in 10 anni sono cambiate. Qualcosa sicuramente ha lasciato, un progetto piccolo in punta di piedi negli anni ha ricevuto una civica benemerenza da parte della città che lo ospita. Da sconosciuti strani siamo arrivati a essere riconosciuti come progetto che ha dato qualcosa. Una convenzione triennale col Comune che sarebbe stata impensabile all’inizio del progetto che comprende, comunque, anche un lavoro costante durante l’anno a livello formativo e informativo anche nelle scuole. Lo facciamo perché crediamo che la cultura possa contribuire al cambiamento sociale.

Il film “Querelle De Brest” in programma lunedì 2 maggio 2022 ad ORLANDO Festival a Bergamo (ore 20.30, Lo Schermo Bianco) di Rainer Werner Fassbinder (Germania-Francia, 1982) – durata 108’. A quarant’anni esatti dalla sua controversa presentazione alla Mostra del Cinema di Venezia, riscopriamo l’opera-testamento del geniale Rainer Werner Fassbinder. Denso di richiami simbolici, colori saturi e composizioni estetizzanti, ai limiti del barocchismo, è un compendio della poetica e dei temi che hanno caratterizzato la carriera del regista tedesco, dalla violenza dei sentimenti alla natura predatoria delle relazioni umane. Iconico e irripetibile, come il suo autore.
In collaborazione con Lab 80 e Bergamo Film Meeting, all’interno della rassegna Sogni
in Pellicola.

Tu che background hai? E perché ti sei messo in testa di realizzare un festival con una mission?

Vengo dal teatro, ero attore quando abbiamo cominciato Orlando e oggi lavoro come direttore artistico e organizzativo del progetto. Dall’anno scorso mi sto anche affiancando compagnia di danza nazionali che lavorano all’estero, lavoro per loro sulle relazioni internazionali. Orlando mi è venuto in mente perché frequentavamo il Gender Bender di Bologna e il Festival del cinema Lovers a tematica LGBT a Torino, oppure guardavamo alle scelte del Santarcangelo festival a Rimini che è storico. Sono tutti luoghi di apertura, dove alcune storie non raccontate altrove possono trovare la propria espressione. Prima di iniziare Orlando stavo per trasferirmi a Berlino ma ho pensato che l’apertura e inclusione avevno bisogno di essere testati qui e con il mio team abbiamo pensato alla creazione di uno spazio di rappresentazione plurale. Senza assistere alla rappresentazione delle storie è difficile anche immaginare dei temi.

Intercettate i desideri di uno specifico pubblico?

Siamo di nicchia ma ci siamo accorti subito che il nostro era un bisogno condiviso, il pubblico è aumentato e il progetto si è nutrito. Se non ci fosse stata risposta di questo bisogno probabilmente avremo smesso. Ci sono tematiche attuali nella proposta in cartellone come l’ageism su cui abbiamo già lavorato negli anni con un gruppo di donne over 60 che sovvertono lo stereotipo della bellezza, ci raccontano dei corpi possibili, dell’età, dell’orientamento.

Un tema predominante?

Quello dell’intersezionalità, che è complesso e crea diffidenza. Perché non siamo solamente un disabile, un gay, una lesbica, siamo più livelli sovrapposti. È una visione che spinge a vedere come questi livelli possono interagire. Questi livelli hanno una sfida comune: la discriminazione si assomiglia sempre e l’impegno ad abbatterla nasce dal fatto che siamo tutti interconnessi, costruiamo dei ponti per sentirci vicini.

Come si evita il rischio pesantezza quando si porta in scena un festival con temi nobili e molto seri?

Dall’inizio è stato fondamentale per noi avere in mente il fil rouge ma spesso gli spettacoli che scegliamo sono incentrati su altro e trattano dei temi a noi cari. Non siamo dei convegnisti, portiamo dei progetti culturali che lavorano su delle corde senza tematizzarle. Ci sono performance comiche, dove si ride, con la trasformazione e la sovversione. L’intrattenimento va a giocare con delle norme e le mette in discussione e diventa una metafora con un media leggero.

Cosa senti di più urgente oggi?

Vogliamo incorpare e vivere questi temi attraverso a un prodotto culturale ma la paura è tornare al business di prima. L’emergenza sociale di questi anni pandemici si rivela oggi. L’isolamento ha scompaginato e messo a nudo molte contraddizioni, ingiustizie, le dinamiche malate del sistema culturale. E per questo ci siamo detti: costruiamo un modello culturale diverso, che tenga conto delle comunità marginalizzate. Purtroppo siamo ripartiti in ottica consumistica, con l’ansia del recupero del terreno perso e questi temi sono di nuovo sotto il tappeto. Tutti siamo con un sovraccarico problematico di cose da fare, e il disagio giovanile per stress accumulato è evidente. Abbiamo ancora una possibilità di far tesoro di quello che la pandemia ha rivelato ma dobbiamo fare esercizio complesso di allenaze e lucidità. Privilegiare, in poche parole, ritmi umani per poter permettere occasioni di incontri e relazioni da riscoprire.

ORLANDO, il festival di identità, relazioni e possibilità apre il 28 aprile 2022 presso Giacomo (via Quarenghi 33 e 48c/d – Bergamo). Si tratta di un laboratorio di ricerca artistica situato in due nuovi spazi in stretto dialogo con la città, adibiti a attività didattiche e culturali, officina per progetti, sede espositiva e studio per giovani artisti.

Il primo passo di “ORLANDO” a Bergamo è l’appuntamento della sera del 28 aprile 2022 per il progetto internazionale Cities by Night, dell’artista Valentina Medda. L’evento si propone di sondare la percezione del pericolo nello spazio urbano dal punto di vista femminile.
Donne locali di diversa appartenenza hanno esplorato e mappato le strade di Bergamo, vagando da sole di notte. Tramite un’azione di cancellature, l’artista ha rielaborato e raccolto le mappe della città che vanno a comporre la mostra Cities by Night | Bergamo.
Queste mappe – ritratti personali, complessi e compositi, dell’esperienza di ogni donna che ha preso parte all’azione performativa – fanno emergere le ragioni, le impressioni, i sentimenti e gli istinti che hanno dettato i comportamenti delle partecipanti e dimostrano come non solo il genere, ma anche le credenze e i pregiudizi, modellano l’esperienza di ogni ognunə di noi dello spazio urbano.
Un progetto realizzato grazie al supporto di Perform Europe.
In collaborazione con The Blank Contemporary Art e con la partnership dell’Accademia
di belle arti G. Carrara.

Tra le anteprime, AU CŒUR DU BOIS (LADIES OF THE WOOD) di Claus Drexel (Francia, 2021) – durata 80’
Anteprima nazionale domenica 1 maggio ore 20,30 Auditorium Piazza Libertà, Bergamo. Intelligente documentario sull’umanità varia e poliedrica che anima il Bois de Boulogne di Parigi. Con uno stile asciutto e rigoroso, il regista riesce a porre degli interrogativi importanti sul mondo del sex work e, allo stesso tempo, sull’etica del documentario. Le riflessioni che ne scaturiscono sono vive e pulsanti come le storie che vengono raccontate, dando così vita a un variopinto coro di voci portatrici di vissuti, punti di vista, approcci ed esperienze differenti. A seguire un talk con la la sociologa Giulia Selmi.
Il film sarà preceduto dal cortometraggio Young Black Queer Eyes di Daniel Fioraso e Lorenzo Lanzo – durata 10’.
INFO
Biglietto intero 6,50 €, ridotto 5,50 €, socə Immaginare Orlando e Lab 80 4,50 €. Consigliato l’acquisto del biglietto online su lab80.18tickets.it.

I LUOGHI DI ORLANDO 2022

Accademia Carrara > Piazza G. Carrara, 82
Auditorium Piazza Libertà > Angolo via N. Duzioni, 2
Bikefellas > Via G. Gaudenzi, 6
Daste > Via Daste e Spalenga, 13
Giacomo > Via G. Quarenghi, 48 c/d
Lo Schermo Bianco > Via Daste e Spalenga, 13
Sala alla Porta di Sant’Agostino > Via della Fara
Teatro Renzo Vescovi, Monastero del Carmine > Via B. Colleoni, 21
Teatro Sociale > Via B. Colleoni, 4

Durante tutto il Festival sarà possibile tesserarsi all’Associazione Culturale Immaginare Orlando ed entrare a far parte della sua community. La tessera dà diritto ad agevolazioni e convenzioni con molte realtà della città. Per maggiori informazioni orlandofestival.it.

www.orlandofestival.it

Facebook: orlandobergamo

Instagram: orlandobergamo

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Christian D'Antonio

Christian D'Antonio

Figlio degli anni 70, colonna del newsfeed di The Way, nasce come giornalista economico, poi prestato alla musica e infine convertito al racconto del lifestyle dei giorni nostri. Ossessionato dal tempo e dall’essere in accordo con quello che vive, cerca il buono in tutto e curiosa ovunque per riportarlo. Meridionale italiano col Nord Europa nel cuore, vive il contrappunto geografico con serenità e ironia. Moda, arte e spettacoli tv anni 80 compongono il suo brunch preferito.
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