3 Febbraio 2022

Gianni Morandi a Sanremo 2022: “Si torna indietro agli anni 60, l’album è superato”

Al Festival da concorrente a 77 anni. "“L’abitudine è una brutta bestia, un parassita che ti investe” dice la mia canzone".

3 Febbraio 2022

Gianni Morandi a Sanremo 2022: “Si torna indietro agli anni 60, l’album è superato”

Al Festival da concorrente a 77 anni. "“L’abitudine è una brutta bestia, un parassita che ti investe” dice la mia canzone".

3 Febbraio 2022

Gianni Morandi a Sanremo 2022: “Si torna indietro agli anni 60, l’album è superato”

Al Festival da concorrente a 77 anni. "“L’abitudine è una brutta bestia, un parassita che ti investe” dice la mia canzone".

Sembra incredibile ma a prendere lezioni di equilibrio, coraggio, entusiasmo e anche tecnologia sono gli altri, non Gianni Morandi. Il monumento dello spettacolo italiano è tra i più centrati alla 72esima edizione del Festival della Canzone italiana. Morandi porta sul palco di Sanremo 2022 un bel pezzo energetico e cantabile da tutti, scritto da Jovanotti e arrangiato da Mousse T, che più che alla dance anni 90 si rifà al passato ballabile del repertorio di Gianni. Anni 60, spensieratezza, freschezza da un over 70 davvero invidiabili. E in questa intervista è lui che dice ai giornalisti di attivare il video e l’audio, una dimistichezza coi mezzi informatici e una umiltà che ci sentiamo di trasmettere ai lettori.

Il nuovo video di Gianni Morandi per “Apri tutte le porte” è girato in un carcere.

Gianni, a cosa porterà “Apri tutte le porte”?

Dipende da come va la canzone, se avremo voglia di farne un’altra simile o se avremo voglia di fare qualcosa di più romantico. Ogni giorno mi sveglio e faccio qualcosa di diverso. Penso anche che il mercato sia tornato agli anni Sessanta, meglio uscire con canzoni singole. Chi ascolta più un album di questi tempi?

Ti trovi in gara con generazioni diverse di colleghi. Che consigli dai a loro dietro le quinte?

Ho chiesto io ai giovani Mahmood, Blanco e La Rappresentate di Lista dei consigli quando li ho incontrati nella green room dietro il palco. E loro mi sembravano i più tranquilli. I ragazzi oggi sono talmente preparati, forti, si muovono bene, che sono loro che insegnamo a me. Può esserci uno scambio, quello sì, ma sono svegli oltre misura, col computer cambiano versione delle canzoni in dieci minuti. Mentre noi ascoltavamo le orchestrazioni in studio e dovevamo immaginarci se la nostra voce finiva bene su quella canzone o meno.

Collegamento in digitale da Sanremo con la stampa di tutta Italia: Gianni Morandi è un assiduo utente di Facebook, il social media dove è seguito da quasi 3 milioni di persone.

L’emozione di un veterano che sale ancora sul palco dell’Ariston come la descrivi?

Ho visto 60 anni di musica davanti a me quando sono salito sul palco. Poi ovviamente dopo mi ha chiamato Lorenzo ed era contento, ci diamo dei consigli a distanza. Siamo felici che la canzone stia girando, l’ho già sentita canticchiare per strada, questa è importante.

La canzone in gara ha un video particolare.

Il video simula la pandemia, l’abbiamo girato in un carcere a Roma, mi sembrava un fedele specchio dei due anni che abbiamo vissuto. E poi andiamo verso il sole, quindi è rappresentata anche una liberazione.

Le porte si aprono e si chiudono. Hai fatto mai bilanci sulla tua carriera?

Nella vita si fanno tante esperienze, negli anni 70 a noi artisti legati al decennio precedente si chiusero porte perché erano arrivati i cantautori e molti artisti stranieri. Pensavo che niente si sarebbe riaperto e invece con la fortuna sono ripartito. Ci sono degli errori nel mio percorso ma la vita di un artista è un’altalena. Credo che essere ancora qui sia una bella soddisfazione. Lavoro al Teatro Duse di Bologna e viene sempre gente a vedermi pagando un biglietto, non è scontato.

Come ti sei appassionato ai social media?

Ho scoperto Instagram e Facebook pochi anni fa, perché in fondo credo che le persone difficilmente ti dicano cose finte. Ci sono anche critiche e insulti, ma credo che non bisogna essere sgarbati con nessuno. A chi mi dice: vai in pensione! Io posto un sorriso e sdrammatizzo. Se rispondi in quel modo non ti insultano più. Certamente sono presente perché mi piace avere il contatto diretto e poi oggi non ne possiamo fare a meno.

Come a volte è successo ti trovi nello stesso campo di gioco del tuo vecchio ‘nemico’ Massimo Ranieri. Che effetto ti fa?

Quando Massimo Ranieri arrivò alla ribalta io ero all’apice e quindi abbiamo avuto inevitabile rivalità. Lui ha avuto esperienze teatrali con miti come Magnani, Strehler, poi abbiamo avuto entrambi momenti di difficoltà e di ripresa. Ora siamo amici facciamo il tifo l’uno per l’altro. Agli esordi avevamo entrambi un entusiasmo simile, arrivavamo da famiglie proletarie, due storie che contrapponevano Bologna e Napoli. Forse sotto sotto ancora oggi un po’ di rivalità c’è, ma è molto diverso.

Dove trovi l’entusiasmo per ripresentarti sempre al pubblico con la stessa voglia di fare?

Non è l’età che fa passare la voglia di musica. Quest’anno abbiamo rischiato con Jovanotti su un terreno che non è proprio mio, specie col secondo brano che abbiamo scritto. Sono un interprete più che autore, mi piace sperimentare con le canzoni che mi danno, come fa un regista che prende la sceneggiatura e la fa propria.

Il brano in gara è un equilibrio tra il tuo passato e la contemporaneità.

Alcuni passaggi di questa canzone ho fatto fatica a masticarli, ora la sento mio, mi sta addosso, mi dà energia, l’arrangiamento mi porta ai tempi di Wilson Pickett e Motown. La voce c’è ed è questione di allenamento. La voce resiste se non ti fermi per qualche mese. Come chi corre, uguale, l’allenamento e la voglia sono fondamentali.

Se guardi indietro alla tua carriera a cosa tieni di più?

Il tour con Lucio Dalla, il tour con Claudio Baglioni, il Sanremo con Umberto Tozzi ed Enrico Ruggeri, alla fine fa tutto parte della vita, non posso rimpiangere niente, sarei esagerato. Mi piacerebbe fare un tour con Barbra Streisand, se proprio dovessi pensare a un sogno. Sono stato anche fortunato a poter costruire un repertorio molto vario. Franco Battiato scrisse “Che cosa resterà di me” ed è una fortuna poter spaziare in un mare di canzoni che hanno scritto per me.

Quanto c’è della tua voglia di rinnovarsi nel tuo repertorio?

Ho fatto un esperimento con Rovazzi negli ultimi anni, per esempio, che è stato un cambio, un rischio. In generale se qualcuno dei giovani mi chiede di partecipare e la canzone è adatta lo faccio volentieri.

Una cosa del tuo mestiere a cui non puoi rinunciare?

Non ce la faccio a stare senza concerti. Ho visto tanti colleghi ritirarsi, vero, ma finchè ce la faccio voglio stare in mezzo alla gente. Come dice Fiorello, da eterno ragazzo a eterno riposo è un attimo eh! Ogni giorno cerco di essere felice di affrontare una nuova avventura, c’è la fiamma dentro che mi fa andare avanti e mi ricorda perché vale la pena fare questo mestiere. “L’abitudine è una brutta bestia, un parassita che ti investe” dice la mia canzone.

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Christian D'Antonio

Christian D'Antonio

Figlio degli anni 70, colonna del newsfeed di The Way, nasce come giornalista economico, poi prestato alla musica e infine convertito al racconto del lifestyle dei giorni nostri. Ossessionato dal tempo e dall’essere in accordo con quello che vive, cerca il buono in tutto e curiosa ovunque per riportarlo. Meridionale italiano col Nord Europa nel cuore, vive il contrappunto geografico con serenità e ironia. Moda, arte e spettacoli tv anni 80 compongono il suo brunch preferito.
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