17 Maggio 2024

Il mito di Raffaella Carrà in Spagna raccontato nel libro di Pedro Ángel Sánchez

Una biografia accorata che fa scoprire segreti professionali e di vita della diva italiana più amata all'estero. Incontro con l'autore che dice: "Oggi Raffaella continua a simboleggiare la libertà per tutti".

17 Maggio 2024

Il mito di Raffaella Carrà in Spagna raccontato nel libro di Pedro Ángel Sánchez

Una biografia accorata che fa scoprire segreti professionali e di vita della diva italiana più amata all'estero. Incontro con l'autore che dice: "Oggi Raffaella continua a simboleggiare la libertà per tutti".

17 Maggio 2024

Il mito di Raffaella Carrà in Spagna raccontato nel libro di Pedro Ángel Sánchez

Una biografia accorata che fa scoprire segreti professionali e di vita della diva italiana più amata all'estero. Incontro con l'autore che dice: "Oggi Raffaella continua a simboleggiare la libertà per tutti".

Il 18 giugno 2024 avrebbe compiuto 81 anni mentre a luglio ricorre il terzo anniversario dalla sua morte. Raffaella Carrà da quando non c’è più ha raggiunto livelli di santificazione pop mediatica eguagliati solo da poche icone celebratissime a livello internazionale. Come sempre accade, occorre andare all’estero per capire realmente la portata semi-leggendaria del personaggio. E questo mese il mercato editoriale spagnolo è letteralmente impazzito per le richieste e interesse su un nuovo libro, scritto da un autore poco più che quarantenne, Pedro Ángel Sánchez, che ha mandato in stampa la prima biografia spagnola sulla vedette italiana.

Il legame con la Spagna Raffaella Carrà lo ha sempre esibito con orgoglio. Le sue tournée prima, e le sue trasmissioni tv dopo, sono ben documentate e appartengono alla storia dello spettacolo internazionale. Ma pochi fino ad ora erano riusciti a raccontare la costruzione e il perdurare del mito-Carrà come Pedro. Che, peraltro, per una coincidenza favorevole, si trova a essere al centro dell’attenzione proprio nel mese in cui il remix di una canzone di Raffaella Carrà (con il suo nome!) sta di nuovo spopolando. Un riconoscimento di ‘devozione’ che ancora una volta arriva dall’estero: Jaxomy x Agatino Romero sono due dj tedeschi e ‘Pedro’, lanciata nel 1980 su musica e testo originali scritti da Gianni Boncompagni, Franco Bracardi e Paolo Ormi emula la riuscita internazionale di un altro remix celeberrimo. Nel 2011 Bob Sinclair rifece ‘A far l’amore comincia tu’, successo globale che finì nella scena iconica de “La Grande Bellezza” di Paolo Sorrentino. Insomma, Raffaella Carrà è sempre più una bandiera d’Italia nel mondo, oggi come 40 anni fa.

Con più di 60 milioni di dischi venduti e un’audience televisiva milionaria, la figura di Carrà sarà sempre legata a una parte della nostra vita e della nostra memoria sentimentale. Le canzoni che sprigionavano allegria sono ancora ascoltate oggi e la sua devozione instancabile al lavoro televisivo ha fatto scuola. Pedro Ángel Sánchez, giornalista al quale Raffaella Carrà ha rilasciato la sua ultima intervista in Spagna nel dicembre 2020, ha scritto una biografia in spagnolo sulla vita e percorso professionale della cantante di ‘Fiesta’ riprendendo dichiarazioni dell’artista e testimonianze esclusive di decine di persone che vedevano in lei un modello. Nel testo anche ricordi di chi faceva parte della sua cerchia più stretta; tra loro: Danilo Vaona, Ramon García, Loles León, Miriam Díaz-Aroca, José Luis Gil, Isabel Gemio, Enrique del Pozo, Juan Luis Iborra, Mónica Naranjo, Supremme de Luxe, Paco Clavel e il conduttore televisivo Jorge Javier Vázquez, autore della prefazione.

Pedro, raccontaci il tuo primo ricordo di Raffaella Carrà

Il primo ricordo di Raffaella mi porta alla televisione negli anni ’90. Al primo programma che ho visto, “Hola Raffaella”, quando ero bambino. All’improvviso ho trovato in televisione una donna che sprigionava gioia, trasgressione e carisma. L’ho scoperta come presentatrice anche se non ci sarebbe voluto molto per scoprire che era anche una fantastica cantante e ballerina e un’affascinante show-woman.

Cosa pensavano di lei i tuoi genitori?

I miei genitori la conoscevano già. Qui in Spagna era già diventata una grande star negli anni ’70 e ’80 e avevano sempre provato molta simpatia per quella donna italiana di cui avevano ballato e cantato tante canzoni.

Sapresti raccontare agli italiani cosa ha significato per la Spagna la sua apparizione nel vostro Paese negli anni ’70?

Raffaella arrivò in Spagna proprio nel momento in cui Franco (il dittatore spagnolo negli anni 70, ndr) moriva. Ecco perché l’emergere della Carrà nel 1976 rappresentò una novità, quando la società spagnola anelava alla libertà e al desiderio di vivere. Lo scrittore Manuel Vilas scrisse ai suoi tempi che Raffaella divenne un segno identificativo della nuova democrazia, tutti gli spagnoli avrebbero voluto “sposarla”.

Sei rimasto sorpreso da ciò che scrisse il Guardian qualche anno fa?

Certamente. Penso che quell’articolo intitolato “L’italiana che insegnò all’Europa il piacere del sesso” sia pieno di verità. Basandosi su testi pieni di ironia, Raffaella mise fine a molti dei pregiudizi che si erano impossessati della società riguardo al sesso. La Carrà è sempre stata in anticipo sui tempi, per questo le sue canzoni sono ancora attuali. Niente è trasgressivo come la gioia, e Raffaella era quello: gioia e libertà.

Nel 2016 ha condotto lo speciale dei 60 anni della tv spagnola. Che effetto vi ha fatto?

Volevamo davvero che Raffaella tornasse alla televisione spagnola e questo gala è stata l’occasione perfetta. Aveva paura delle critiche per un gala creato per celebrare i 60 anni della televisione spagnola affidato a un’italiana. Ma il direttore del programma le disse che lei era stata presente in tv in ogni decennio e per questo era la presentatrice perfetta. Era in ottima forma e il gala ha avuto un ottimo pubblico.

Pedro Ángel Sánchez con Raffaella Carrà nel programma-maratona “Contigo” andato in onda su TVE nel 2004.

Che idea hai della differenza culturale che Raffaella Carrà ha portato nel tuo Paese negli anni ’70 e ’90?

Raffaella era italiana ma parlava molto bene lo spagnolo. E penso che fosse molto popolare in Spagna anche per questo. Nel nostro paese, come suppongo accada in molti altri, pensiamo sempre che gli altri siano migliori di noi, motivo per cui immagino che agli spagnoli piacesse quando uno straniero veniva a dirci che eravamo meravigliosi. Negli anni ’70 scoprimmo la cantante e ballerina Raffaella, negli anni ’90 quella donna continuò a ballare e cantare, ma da quel momento ci rendemmo conto che era anche un’ottima comunicatrice, tanto che in seguito è stata premiata per il suo ruolo di conduttrice con uno dei premi televisivi più prestigiosi di quel decennio.

C’è stato un programma televisivo spagnolo che la ha identificata più degli altri?

“Hola Raffaella” è oggi un programma cult in Spagna. Ci faceva divertire con giochi semplicissimi, con gare telefoniche e con quel modo speciale che aveva di intervistare. Era uno dei programmi più visti dell’epoca ed è per questo che oggi è ben ricordato da diverse generazioni.

Ti è mai interessato quello che ha detto Raffaella sulla Spagna in Italia?

Sì. E con la pubblicazione di questo libro ho scoperto che ci amava moltissimo. Mi ha sorpreso vedere come cercasse sempre di portare qualche artista spagnolo nei suoi programmi in Italia. Ed è così che l’ho fatto con gruppi e artisti come Montserrat Caballé, Mecano, Mónica Naranjo o Bisbal. Mi ha molto divertito scoprire che molti italiani la chiamavano “quella spagnola”.

E cosa ha raccontato agli spagnoli dell’Italia?

È stata una grande ambasciatrice della Spagna in Italia, evidentemente è stata anche una grande rappresentante dell’Italia nel nostro Paese. Ancora oggi quando si parla di cose tipiche italiane come la pizza, la Fontana di Trevi o Sophia Loren, compare sempre il nome di Raffaella Carrà. Si è sempre vantata molto della sua gente, della sua gastronomia e della sua cultura.

Come ti è venuta l’idea di scrivere il libro? È vero che è la prima biografia spagnola su Raffaella?

L’ho scritto perché l’ho ammirata fin da quando ero bambino, ma anche per ringraziarla per l’intervista che mi ha concesso per il mio programma radiofonico nel dicembre 2020, che è stata l’ultima intervista concessa da Raffaella a un media spagnolo. E sì, è proprio la prima biografia di Raffaella Carrà pubblicata in Spagna. Ho voluto riflettere su quanto Raffaella abbia significato per tante generazioni per la cultura spagnola, avvicinandomi alla sua storia professionale e personale attraverso più di venti testimonianze delle persone più vicine a lei nel mio paese.

Come ti senti ad essere al centro di così tanto interesse mediatico per il libro?

È molto gratificante. Non solo per me, perché è una grande gioia professionale dopo due anni di scrittura. Anche per lei, perché mi sono accorto che Raffaella è ancora molto presente nella mia memoria del popolo spagnolo. Con questo libro mi sono accorto che in Spagna abbiamo amato moltissimo Raffaella.

C’è qualche posto che vorresti vedere in Italia legato al mito della Carrà?

Mi interessa soprattutto poter un giorno visitare le strutture della RAI per vedere alcuni dei costumi che hanno in esposizione.

Qual è il tuo ricordo più bello di quando l’hai conosciuta?

La sua simpatia. Ricordo di averla salutata, di aver chiacchierato con lei e di aver pensato che si mostrava così come l’abbiamo vista sul piccolo schermo. Penso che fosse una donna con molta classe, molto autentica.

Il ricordo più bello della sua carriera in Spagna?

Raffaella ha segnato la storia della televisione nel nostro Paese, è stata pioniera in tante cose. A livello musicale ci è riuscita con la produzione dei suoi primi lavori, mostrando anche un modello di donna che non esisteva nella Spagna degli anni ’70. A livello televisivo è stata una scuola, e ce lo hanno mostrato con i suoi errori nel parlare spagnolo: oltre ad essere una grande diva, sapeva anche ridere di se stessa. Ciò le ha permesso di entrare in contatto con il pubblico in un modo molto speciale.

Cosa ne pensi del remix di ‘Pedro’ che va molto di moda adesso?

Questo successo dimostra che l’energia e la gioia di Raffaella non si esauriscono. E non importa quanto tempo passerà, continuerà a connettersi con il pubblico. La prova è che “Pedro” è stato il numero 1 in paesi come Taiwan, Emirati Arabi Uniti, Cipro, Spagna… e che tutti i ragazzi cantano “Pedro Pedro Pedro, Pedro Pe…”.

Come ti piace ricordare Raffaella?

Come una dea della musica e della televisione che ha sempre difeso la diversità, la trasgressione, l’allegria, ma con eleganza. Ha detto che “una vita è una vita quando hai libertà” e ha sempre portato quella libertà come sua bandiera.

Per acquistare il libro in spagnolo “Nada es eterno salvo la Carrà: Una biografía de la italiana que conquistó el mundo” (Pedro Ángel Sánchez, Editorial Dos Bigotes) qui

Per l’articolo celebrativo su Raffaella Carrà di The Way Magazine qui

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Christian D'Antonio

Christian D’Antonio (Salerno,1974) è direttore responsabile della testata online di lifestyle thewaymagazine.it. Iscritto all’albo dei giornalisti professionisti dal 2004, ha scritto due libri sulla musica pop, partecipato come speaker a eventi e convegni su argomenti di tendenza e luxury. Ha creato con The Way Magazine e il supporto del team di FD Media Group format di incontri pubblici su innovazione e design per la Milano Digital Week e la Milano Design Week. Ha curato per diversi anni eventi pubblici durante la Milano Music Week. È attualmente ospite tv nei talk show di Damiano Gallo di Discovery Italia. Ha curato per il quartiere NoLo a Milano rassegne di moda, arte e spettacolo dal 2017. In qualità di giudice, ha presenziato alle manifestazioni Sannolo Milano, Positive Business Awards, Accademia pizza doc, Cooking is real, Positano fashion day, Milan Legal Week.
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