1 Febbraio 2024

L’atelier e la casa fiorentina di Onofrio Pepe ovvero il Mitografo d’elezione

L'alcova dello scultore campano: visita nei giorni in cui la città del giglio gli riserva prestigiosi tributi.

1 Febbraio 2024

L’atelier e la casa fiorentina di Onofrio Pepe ovvero il Mitografo d’elezione

L'alcova dello scultore campano: visita nei giorni in cui la città del giglio gli riserva prestigiosi tributi.

1 Febbraio 2024

L’atelier e la casa fiorentina di Onofrio Pepe ovvero il Mitografo d’elezione

L'alcova dello scultore campano: visita nei giorni in cui la città del giglio gli riserva prestigiosi tributi.

La casa e l’atelier di Onofrio Pepe, acclamato quale il Mitografo per eccellenza, non hanno alcuna soluzione di continuità. Siamo a Firenze, nel quartiere di San Frediano dove da oltre un cinquantennio, l’artista di origini campane, si è trasferito; aveva lasciato Nocera, la Nuceria degli antichi, in provincia di Salerno. Al paese delle origini, in segno di tributo nel 2007, ha donato la Fontana della Fertilità, collocata nella piazza cittadina. Per descrivere chi sia Onofrio Pepe, sarebbe troppo lungo ripercorrerne la lunga biografia d’arte, costellata di ambiti riconoscimenti e mostre in Italia, in Europa ed oltreoceano, da Fiesole a Monza, da Parigi agli Stati Uniti, fino all’America Latina. Vale la pena recarsi davanti al tribunale nuovo di Firenze ed ammirare la grandiosità bronzea della Porta del Mito, con quelle maestose ante socchiuse e campite di formelle che raccontano di miti antichi, ancestrali.

Raccontano episodi salienti di deità riemerse da un passato che perdura per molteplici aspetti nel mondo occidentale contemporaneo. Ecco che Giove ed Atena, Apollo e Leda, Europa e il Toro, Pasifae e il Minotauro, Ninfe e Fauni, Afrodite ed Eros, ritornano quale I Miti Ritrovati esattamente come recita il titolo della grande mostra inaugurata il 1 febbraio di quest’anno per celebrare i 100 anni di riconoscimento dell’Ateneo Fiorentino. Due sono le prestigiose sedi, il Rettorato in piazza San Marco e nel cortile interno di Palazzo Nonfinito in via del Proconsolo. Il mito, per l’artista fonte inesauribile di temi e soggetti, è esplorato in tutte le dimensioni e rilancia la scoperta di un patrimonio culturale a cui forse oggi si dedica troppo poca attenzione.

Ma è entrando nel suo atelier che il tempo sembra perdere la sua dimensione; sculture ieratiche, in bronzo o terracotta patinata e dipinti ricchi di pulsazioni vitali e cromie esuberanti ed esplosive non lasciano spazio all’immaginazione: rapiscono lo sguardo e distolgono la mente da pensieri. Si è tout court rapiti da Divinità, colte in movimenti rapidi o sguardi estatici, drammatici o umanamente passionali! Ogni singolo dio, ogni coppia è colta quasi in flagranza di reato divino, travolta dal suo destino e da quella caratterizzazione che la sua genia gli ha conferito nell’immaginario del mondo classico! Nelle pose plastiche proposte dallo scultore, un legame indissolubile unisce le risoluzioni iconografiche delle figure del Pantheon greco alla base dell’antichità con le manifestazioni di cultura materiale ed artistica del mondo antico in toto. Nella casa sul Lungarno, dove vive con la dolcissima moglie Alfonsina, le pareti sono costellate di opere d’arte d’ogni tempo e dai suoi bozzetti, dai dipinti a cui negli ultimi anni profonde indomabili energie artistiche. In una saletta dell’atelier, su un tavolo antico tra due poltrone d’epoca Impero, sono le foto delle persone a cui Onofrio è legato, dalla figlia Giorgia a personaggi importanti del mondo accademico, politico, scientifico internazionale.

Non esiste un ordine di gerarchia visiva o temporale; tutti hanno ammirato la dolcezza o la vigoria delle figure che si affrontano e dialogano in un continuum artistico difficile da fermare in una solo visione. Le stele sono affastellate e coprono bozzetti ancora in fieri che presto saranno plasmati dalle mani di Pepe; i dipinti trasudano di linee ondulate, morbide o vibranti che immortalano un atto compiuto. A volte, nuove e più decise campiture ne modificano la struttura del racconto che l’artista vuole consegnarci. Nella grande mostra fiorentina I Miti Ritrovati, 30 stele costituiranno un “Muro ieratico” di inusitata bellezza: Medusa e Icaro Dioniso e Kore e la progenie divina sono affiancate l’una accanto all’altra con tutta la loro forza espressiva, quasi a voler idealmente fermare la barbarie che talora tenta di scardinare le fondamenta della cultura. Onofrio Pepe, nel catalogo della mostra, scrive: “Il Muro del Mito ha atteso oltre tre decenni per essere completato ed installato in uno spazio celeberrimo e di grande impatto. Era il 1988, all’indomani della visione del Muro di Berlino, quando cominciò a prendere corpo l’idea di ricreare un muro fatto di grandi stele che riproducessero divinità del mondo classico a testimoniare la loro presenza nell’Europa contemporanea. Divinità colte in un’azione forte e connotativa all’apice di un alto basamento talora bifronte. Ho voluto stigmatizzare ed apporre sull’altra faccia, graffiti e parole, sentenze tratte dalla letteratura o dalle evocazioni di mille letture di una vita intera. Frasi saccheggiate ai grandi scrittori o ai semplici che in vario modo hanno segnato il mio percorso d’arte e di vita”.

Onofrio Pepe con l’autore e curatore Teobaldo Fortunato, che firma questo articolo.


Testo a cura di Teobaldo Fortunato

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