15 Marzo 2022

Sergio Sylvestre diventa Big Boy: “Voglio ballare perché non c’è certezza del domani”

Incontro con il cantante italo-americano che sta tornando con nuovi brani dal sapore dance e respiro internazionale. "Sono sicuro che l'amore che ricevo è per la mia voce".

15 Marzo 2022

Sergio Sylvestre diventa Big Boy: “Voglio ballare perché non c’è certezza del domani”

Incontro con il cantante italo-americano che sta tornando con nuovi brani dal sapore dance e respiro internazionale. "Sono sicuro che l'amore che ricevo è per la mia voce".

15 Marzo 2022

Sergio Sylvestre diventa Big Boy: “Voglio ballare perché non c’è certezza del domani”

Incontro con il cantante italo-americano che sta tornando con nuovi brani dal sapore dance e respiro internazionale. "Sono sicuro che l'amore che ricevo è per la mia voce".

Quando diventò cantante del famoso club in spiaggia a Gallipoli, Samsara Beach, tutti si ricordavano di due cose: della sua voce black suadente e della sua enorme figura. Sergio Sylvestre è stato per qualche anno il Big Boy amato da tutta Italia, particolarmente tra il 2015 e 2017, le annate della partecipazione ad “Amici di Maria De Filippi” (che ha vinto nel 2016) e al Festival di Sanremo 2017 (sesto posto con “Con te” scritto con Giorgia). E ora ritorna, con il nickname del suo primo EP, Big Boy con tanta voglia di rinnovamento. E anche spensieratezza consapevole dopo due anni di chiusura.

Le canzoni che Sylvestre ci ha fatto ascoltare in anteprima sono tutti in pista di lancio per il 2022 e tutte sotto il suo nuovo nome Big Boy. Hanno delle influenze ballabili simili a sonorità anni Novanta, molta commistione col rock e l’elettronica e mettono in evidenza la sicura vocalità di Sergio.

Dopo i primi due album, Sergio Sylvestre ha pubblicato delle canzoni singole con altri artisti. Nel 2020 “Story Of My Life” con Alborosie, nel 2021 “Motel California” con Alessia Labate, Roy Paci e Saturnino, e due singoli con i Room9: “Rollercoaster” e “Lose It All”.

Sergio, a 31 anni cambi il tuo nome artistico. Sintomo di cambio di vita?

La gente mi ama, lo so, aldilà del mio nome che a volte non ricorda nemmeno. Per me è bene così. Significa che la mia voce resiste, il mio obiettivo è far vedere chi sono adesso, Sergio Sylvestre era quello di Amici. Voglio cercare di uscire fuori dall’Italia, sono molto più internazionale ora con la mia nuova proposta musicale e quindi spero che chi è interessato mi segua anche in questo nuovo percorso. So che può creare confusione ma ho annunciato già su Instagram e TikTok “call me Big Boy”. C’è tempo per far assorbire questo cambio al pubblico.

Come hai vissuto due anni di pandemia?

Ho cantato l’inno d’Italia alla finale di Coppa Italia del 2020. Un momento emozionante, per il resto sono stato diviso tra il Sud Italia e Milano ed è stato difficile perché sono stato lontano dalla mia famiglia da quando è iniziato il lockdown. Loro sono a Los Angeles e io mi sono sentito un po’ rinchiuso, anche con me stesso.

Come hai reagito?

Sono di fondo una persona molto solare, positiva, quindi ho usato queste sensazioni per reagire. Quando ho potuto mi sono messo in studio a lavorare. Perdendo me stesso ho ritrovato un nuovo me e ho deciso di far parlare anima che c’è sempre stata. E questo è il concetto del nome artistico che ho vbluto adottare, Big Boy il primo nickname che ho avuto in vita mia. È l’uomo che voglio essere, consapevole di voler portare avanti la mia musica.

Hai avuto difficoltà nella tua fase della carriera precedente?

Ero un po’ timido, scontavo dei pregiudizi, non sapevo come trovare direzione. Ma guardandomi allo specchio ho imparato a conoscermi e amare anche le cose brutte. Per questo oggi ho deciso di uscire con musica in inglese, con testi fatti da me.

Come valuti questo periodo della tua evoluzione professionale?

Mi diverto, l’emozione di aver la possibilità di comunicare è grande. Torno con divertimento e stile, anche se non dimentico la nostalgia e l’intensa interiorità della voce che le persone identificano con Sergio Sylvestre.

Che musica hai ascoltato durante la chiusura?

Molte canzoni di quando ero piccolo, Evanescence, Linkin’ Park, la mia fase rabbiosa. Stando chiuso in casa mi sono sentito come quando avevo 12 anni. E quelle canzoni mi hanno aiutato a curare la mia rabbia, mi chiedevo il perché di aver fatto quella fine. La semplicità di quelle canzoni mi ha aiutato molto.

Si sentirà questa ereditè nella nuova direzione della tua musica?

‘Rollercoster’ è realizzata con dei ragazzi milanesi che si chiamano Room9 ed è già un indizio che è stato pubblicato: contempla upbeat nella base e delle storie belle nel testo. Parla di una persona consapevole della propria pazzia e la sua voglia di ballare con la sua donna per l’ultima volta.

Parliamo invece di sonorità. Con cosa hai vestito i tuoi pezzi che usciranno quest’anno?

Quello che sento dentro l’ho trovato e l’ho riversato nel genere che ho abbracciato. Le emozioni, i miei mood vanno su e giù, quindi c’è una base dance in molte canzoni nuove ma molta nostalgia, follia e divertimento. Mi ha aiutato in questo il producer Marco Dima Di Martino, ho lavorato bene anche con Alessandro Casillo che ora è conosciuto col nome di Arco.

Come valuti il tuo posizionamento ora?

In questi ultimi due anni sono riuscito a far emergere davvero chi sono. La musica che scrivo è pop, anche se con venature jazz e contaminazioni varie. A casa sentivo musica classica, latina, etnica. Mio padre è italo-americano, mia madre messicana e spagnola, avevo uno zio tedesco e sono tutte influenze culturali che mi porto dietro. Accanto a questo, c’è da dire che vivamo in un mondo completamente cambiato, non sappiamo in questo momento cosa sarà domani. E quindi questa nuova musica che faccio è un inno allo stare assieme e lasciarci andare. Ci meritiamo di ballare e divertirci dopo essere stati separati per tanto tempo.

Cosa ricordi dei tuoi esordi nel mondo dello spettacolo italiano?

Era la prima volta per tutti, sia per me che per chi mi seguiva dietro le quinte. Non voglio dare colpe a nessuno, ma la costruzione di una carriera è un processo molto delicato per un artista musicale. Alcune cose si capiscono dopo, oggi penso che ogni passo bisogna farlo a tempo debito. Ho fatto il cantante su basi di altri, oggi è il momento per me di mettere la mia voce su cose che sento mie, che escono da me. Questo è un aspetto su cui non ho avuto appoggio in precedenza, ma da ora in poi sarà così.

Da Sergio Sylvestre a Big Boy. Che temi affronti nei nuovi pezzi?

È il momento di buttare fuori quello che sono, quindi la libertà e l’amore è ricorrente. Non avere paura, non sentirsi giudicato, negli ultimi anni sono stato al centro dell’attenzione per vari aspetti. In America hanno avuto il movimento Black Life Matters, io sono alto, grosso di colore e quindi sono un facile bersaglio. Se alzo un pugno in sostegno dei miei ideali a volte è stato travisato. In ogni pezzo ho messo speranza, voglia, felicità in salsa moderna.

Sei subito stato popolare da noi. C’è qualcuno tra i grandi artisti che hai incontrato che ti è rimasto amico negli anni?

Le amicizie non necessitano di chiamate ogni giorno. Tutti ora stanno facendo qualcosa per riemergere, quindi siamo tutti impegnati. Mi sento vicino a J-Ax, Elodie, Boomdabash, Giorgia. È bello pensare che anche dopo tempo posso contare su questi personaggi. Ultimamente mi sono trovato in studio con il giovane Alessandro Casillo che mi ha messo molto entusiasmo, ci saranno presto delle novità che ci riguardano. In generale cerco di stare vicino a chi mi stimola la creazione.

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Christian D'Antonio

Christian D'Antonio

Figlio degli anni 70, colonna del newsfeed di The Way, nasce come giornalista economico, poi prestato alla musica e infine convertito al racconto del lifestyle dei giorni nostri. Ossessionato dal tempo e dall’essere in accordo con quello che vive, cerca il buono in tutto e curiosa ovunque per riportarlo. Meridionale italiano col Nord Europa nel cuore, vive il contrappunto geografico con serenità e ironia. Moda, arte e spettacoli tv anni 80 compongono il suo brunch preferito.
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