30 Gennaio 2022

Stefano Reis: “Anche i dj in console si emozionano”

Giovane e vulcanico, fa della sua passione una professione che contamina vari campi. Oggi si dedica anche all'emersione di nuovi talenti.

30 Gennaio 2022

Stefano Reis: “Anche i dj in console si emozionano”

Giovane e vulcanico, fa della sua passione una professione che contamina vari campi. Oggi si dedica anche all'emersione di nuovi talenti.

30 Gennaio 2022

Stefano Reis: “Anche i dj in console si emozionano”

Giovane e vulcanico, fa della sua passione una professione che contamina vari campi. Oggi si dedica anche all'emersione di nuovi talenti.

Imprenditore, compositore di musica dance, talent scout: Stefano Reis è una figura di spicco nell’ambito del clubbing italiano. Che in questi mesi di aperture altalenanti dei locali notturni, oltre a portare avanti la sua attività di dj e produttore di club music, sta lavorando a progetti di grande appeal con volti nuovi nel mondo dello showbiz. Per l’agenzia Nadia Bravo Management, cura in qualità di direttore artistico, le carriere di personaggi come Nicola Vivarelli e Nicole Daza. A The Way Magazine oggi racconta l’evoluzione della sua carriera e la sua fame per i progetti nuovi.

Tra le tante attività di Stefano Reis anche un radio show che si ascolta periodicamente a questo link: www.mixcloud.com/stefanoreisdj/stefano-reis-reis-up-radio-show-s2e1

Stefano come ti presenti a chi non ti conosce?

Ho 27 anni, sono nato a Milano da origini calabresi, attualmente vivo a La Spezia. Faccio il produttore, dj, direttore artistico di Nb Management.

Come hai iniziato?
Mi sono appassionato alla musica dance guardando video su YouTube ammirando i re del mondo clubbing. Mi ha sempre affascinato il sorriso di un personaggio, il massimo esponente della House Music mondiale, Carl Cox. Ammiravo la sua attitudine, cercavo di capire cosa mi trasmetteva, a differenza degli altri era realmente felice di quello che faceva.

Da ascoltatore a protagonista della musica. Come ci sei arrivato?
Successivamente ho iniziato a guardare video dettagliati di professionisti con le mani sulla console, mi documentavo sulle strumentazioni e chiesi a 13 anni la prima console ai miei genitori. Così ho iniziato a mixare mettendo in pratica quello che avevo imparato sulla techno. Parallelamente ho capito che il dj era anche la persona che produceva le cose che suonava, e quindi ho provato interesse per questo ambito, scaricandomi i programmi digitali per fare delle prove. Finché è arrivata la prima occasione di mettere musica ai party dei miei amici.

Che ricordi di quelle prime esibizioni?

Un ricordo ambivalente: mio papà molto apprensivo che non mi spronava e l’adrenalina incredibile di vederere le persone ballare per quello che proponevo. Riuscivo finalmente a trasmettere qualcosa. Un brano su tutti: “Vacaciones En Chile” di Ilario Alicante, una pietra miliare della Techno.

Come affrontavi le prime performance?
Venendo da una provincia non avevo concorrenza agguerrita, era abbastanza facile avere ingaggi avendo fatto capire che tipo di musica portavo. Ricordo a 15 anni la grande ansia di vedere tante persone davanti al locale Molo 7 che era galleggiante sul mare. Ero talmente giovane che nessuno credeva che fossi il dj, tornai indietro a prendere mia madre che mi dovette accompagnare all’interno dal gestore. La Liguria è stata il mio primo ambiente di lancio. Ammiravo tanto Emanuel Gee, un dj già molto avviato. Avevo anche remore a contattarlo ma dopo avermi conosciuto, siamo entrati in sintonia. Fu lui a propormi una residenza alle Terrazze di Portovenere, un club molto conosciuto con migliaia di persone. E fu un successo da subito.

Con tutte le serate musicali annullate in Italia per via del Covid, anche il 2022 ha visto gli operatori e professionisti del settore riposizionarsi. Stefano Reis ha scritto sui suoi social: “Io torno in studio con tante idee in testa. Ho voglia di riprendere il mio REIS UP RADIO SHOW che per molti mesi Purtroppo non ho potuto portare avanti. Credo sia arrivato il momento di ripartire a farvi ascoltare tutte le novità più forti della house music e non solo”.


Quando hai deciso di attivare i tuoi profili social?

Ho iniziato a curare di più la mia immagine quando ho notato che le persone mi riconoscevano per quello che facevo. Volevo arrivare a più gente, mi piaceva il riconoscimento, e così si aprirono le porte della Versilia. Iniziai a suonare alla Capannina, con un House di presa più ampia, avevo smesso con la nicchia Techno. Poi arrivai a essere resident dj alla Bussola di Marina di Pietrasanta per 2 anni, un trampolino notevole. Infatti lì ho conosciuto la famiglia Bocelli.

In che modo sei legato ad Andrea Bocelli?

Sono il dj degli eventi della loro fondazione. Tramite Gianmarco Cantinotti ho fatto amicizia con i figli, Amos e Matteo, che venivano lì e e subito mi hanno voluto a casa loro a Forte dei Marmi, per approfondire la conoscenza. Lì a 18 anni ho conosciuto il maestro. Mi sono reso conto della sua grandezza e sua umiltà quando gli ho detto: maestro è un onore conoscerla. E lui: chiamami pure Andrea.

Che qualità ci vuole per arrivare così in alto in un lavoro così competitivo?

Io non chiedo mai e devo dire che mi sarebbe piaciuto avere qualcuno accanto che potesse interpretare i miei bisogni. Posso essere sereno, davvero mi sono fatto da solo. Quando mi venne proposto di fare il dj per i party di Balenciaga, Fendi e altri brand noti all’Hotel Principe di Forte dei Marmi ho iniziato anche a capire come si mettono im piedi i grandi eventi. Io arrivavo solitamente per mettermi in console, invece quando c’erano queste grandi organizzazioni arrivavo prima on location e rubavo con gli occhi il mestiere a chi lavorava con la passione dei dettagli. A quei livelli non si può sbagliare, né a mettere dischi né a scegliere il giusto finger food.

Poi arriva il momento di produrre musica nuova, inedita, tua.
Diventai produttore e cercai di aprire il mio mercato alle case discografiche, era il periodo della mia collaborazione con il dj Luca Debonair. Un giorno mentre facevo la spesa alla Coop mi capitò di sentire un mio singolo alla radio, ancora lo ricordo. e non avevo mai prestato attenzione.

Come ti sei avvicinato invece al ruolo di direttore artistico?
A Marilleva, frazione di Mezzana in Trentino, mi fu proposta la direzione artistica di un locale che rappresentava una nuova sfida per me. La musica da beach party estiva è molto diversa dalla musica delle località montane. Ci sono riuscito bene, infatti sono ancora responsabile della location. E quel tipo di curatela mi ha spinto a interessarmi ai prodotti musicali nuovi. Quando li scelgo e li porto avanti, ne mantengo l’identità che mi ha colpito e cerco di migliorarne degli aspetti. Cerco di non stravolgere e lascio carta bianca sul prodotto.

“Mi piace vestirmi bene, non resto indietro alle tendenze, per il lavoro che faccio è importante l’immagine.” Il servizio di fotografie in esterna di Stefano Reis è a firma Fatmir Lilaj.


Il progetto che più ti inorgoglisce?

Finora sono fiero di Lapa, rapper, una sinergia che a breve sentirete, un EP di cui si parlerà bene. Dei miei brani mi piace molto ancora The Ultimate, in collaborazione con Debonaire uscito con Crazy Ibiza che al momento del lancio fu supportato da molti dj internazionali, tra cui anche Bob Sinclar.
Questo mestiere ha cambiato le tue abitudini, le tue passioni?
Ho la passione dei tatuaggi, mi piace stare con la mia famiglia e dedico a mia figlia di cinque anni e mia compagna il tempo libero necessario. Il divertimento massimo per me è circordarmi di persone di buonumore. Questo è un aspetto che lego al mio lavoro: se vedo che gli altri si divertono, amo quello che faccio. Infatti non capisco le lamentele di alcuni, per me è una libidine lavorare quando gli altri si divertono, faccio quello che amo e non lo vivo come un lavoro forzato. Io non ho mai avuto piani b, per me è stato un punto di svolta potermi dedicare alla musica.

Come hai vissuto la pandemia dal punto di vista professionale?

Il primo anno è stato difficile, con ansie e senza sapere cosa stesse succedendo. Ho reagito con l’aiuto della mia compagna che mi ha spronato, ma all’inizio ho avuto un rifiuto per la musica. Poi mi sono lasciato assorbire dal lavoro come direttore artistico, mi sono rimboccato le maniche ma non ho fatto dj set da casa per il web, ho avuto uno stop completo da quel punto di vista.

Che tipo di valori deve avere un artista emergente per interessarti?
Per attrarre la mia attenzione ci vogliono attitudine, continuità e trasparenza. Non è importante l’età, spesso mi capita di appassionarmi a cose che non sono vicine al mio genere ma i talenti devono essere consci delle proprie possibilità. Perlopiù invece oggi i giovani cercano fama, è raro trovare chi è appassionato. Tutti vogliono fama, soldi e in ultimo il prodotto. Sarebbe più importante puntare sulla musica, quando c’è valore è un fatto oggettivo e tutto viene di conseguenza. Se fai musica pensando al contorno si vede. e si continua a sbattere contro un muro.

Come sei cambiato tu in questi anni di carriera?
Sto in ansia sempre prima di un performance, sono molto timido. Suono con gli occhiali per proteggermi, mi vesto di nero, non sono il dj star con gli occhi addosso, non ci crederai ma prima di una serata per scaramanzia penso sempre: ora la annullano. Per me è peggio dell’aspettativa di un’interrogazione. Mi faccio un training parlando con le persone cercando di rilassarmi. Metto il primo disco e tremo. Poi entro nel mio mondo. Ho bisogno sempre di adrenalina, se questo lavoro diventasse un peso o una cosa normale non la farei più.

Questo è un aspetto che poco si conosce dei dj…

Non mi faccio scivolare addosso le cose, si parla sempre poco del vuoto che ti lascia il rush emozionale di un’esibizione. Pensa a un dj con impegni ripetuti in settimana, le ansie di come viene percepito davanti al pubblico. Poi di colpo, si scende dal palco e fai la vita normale. È difficile incontrare artisti che girano e fanno casino, si sta in casa solitamente. Mi piacerebbe sfatare mito del dj sesso e droga, io mai mi sono avvicinato allo sballo. Sono un dj pulito, conduco una vita normalissima. Ho fatto una battaglia con la mia famiglia per ottenere questo, da adolescente mia madre mi guardava negli occhi, mi annusava per assicurarsi che non fossi caduto in trappole. Oggi dico grazie ai miei genitori, sono stati rigidi e grazie alla loro educazione e valori io sono contento di come sono. E sto facendo lo stesso con mia figlia..

Se dovessi cambiare lavoro all’improvviso, ora, che scena ti resterebbe in mente di quello che hai fatto finora?

La serata a La Spezia, una delle più belle con Gabry Ponte, mi sentivo davvero un re. Mi piace ricordare questo mestiere con le sensazioni che si provano vedendo il film di Avicii: non c’è un filo che ti mantiene in equilibrio bisogna saperlo gestire tra diecimila persone che ti stanno davanti e te stesso.

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Christian D'Antonio

Christian D'Antonio

Figlio degli anni 70, colonna del newsfeed di The Way, nasce come giornalista economico, poi prestato alla musica e infine convertito al racconto del lifestyle dei giorni nostri. Ossessionato dal tempo e dall’essere in accordo con quello che vive, cerca il buono in tutto e curiosa ovunque per riportarlo. Meridionale italiano col Nord Europa nel cuore, vive il contrappunto geografico con serenità e ironia. Moda, arte e spettacoli tv anni 80 compongono il suo brunch preferito.
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