16 Maggio 2022

“Vivo gluten free”: la famiglia va sui social

Alessia e Luca da Instagram all'Italia intera: hanno due figli e la passione per il buon gusto. Senza glutine.

16 Maggio 2022

“Vivo gluten free”: la famiglia va sui social

Alessia e Luca da Instagram all'Italia intera: hanno due figli e la passione per il buon gusto. Senza glutine.

16 Maggio 2022

“Vivo gluten free”: la famiglia va sui social

Alessia e Luca da Instagram all'Italia intera: hanno due figli e la passione per il buon gusto. Senza glutine.

Da un profilo Instagram alle tavole di tutta Italia. La passione per il buon gusto e il senza glutine sta portando fortuna ad Alessia e Luca, coppia nella vita e nel business, che da qualche anno animano il progetto “Vivo gluten free”, consigli per una cucina inclusiva e senza glutine, naturale e alla portata di tutti.

VivoGlutenFree nasce dal desiderio di Alessia e Luca, genitori di due bimbi, di portare online le loro passioni: la cucina e il videomaking. La loro bravura li ha portati a essere presenti su Youtube con oltre 800 video e più di 50.000 iscritti, su Instagram e Facebook con oltre 2.000 contenuti e 70.000 followers e su Telegram con una #Family di oltre 2.000 iscritti fedelissimi.
Alessia è impegnata anche in corsi di cucina (online e non) e Luca è un giornalista pubblicista.
La seguace tipo della coppia è una donna tra il 25 e i 50 anni che cerca le parole famiglia, senza glutine, inclusività, buonumore.

Siamo partiti da L’Aquila – racconta Luca – e siamo seguiti molto dai giovani adulti, soprattutto donne del Sud, dove mangiare è una religione. I piatti della tradizione sono migliaia in Italia, tutti diversi, e per questo quando c’è qualche problema nutrizionale diagnosticato, tutti vogliono recuperare quel tipo di sapore autentico: e noi li aiutiamo”.

Quello del senza glutine è un mercato in decisa espansione. Gli ultimi dati attendibili (del 2019 in Italia) raccontano di un numero di celiaci che ha raggiunto i 225.418 soggetti con più di 11.000 diagnosi effettuate nell’anno. Quando c’è la diagnosi bisogna mangiare rigorosamente senza glutine. Ora c’è una nuova normativa che impedisce l’applicazione del “senza glutine” su un pacco di riso che naturalmente non ce l’ha. Quindi l’informazione sta facendo grandi passi al pari della diffusione di questa problematica e l’eccesso delle etichette “gluten free” è ormai fuori legge. “L’acquisto consapevole – dice Alessia – nasce da un’attenta valutazione dell’etichetta e confezione. La spesa dura molto di più per un celiaco, perché le aziende fanno stessi prodotti in diversi stabilimenti. Le marmellate e confetture, per esempio, sono molto complicate ma noi diamo consigli semplici anche su questi aspetti di vita quotidiana”.

Il progetto online Vivo Gluten Free illustra anche le novità del mercato. Ultimamente la semplicità dei piatti pronti sta entrando in questa nicchia. E si stanno riducendo le porzioni degli alimenti confezionati per celiaci, visto che non tutte le famiglie hanno tutti i componenti bisognosi del senza glutine. I buoni mensili dello stato per i celiaci sono differenziati tra uomo e donna e vanno dai 60 euro per bambini a un massimo di 120 euro per un maschio adulto.

Luca è il tecnico del duo, Alessia è la creatrice in cucina. Racconta: “Avevamo un progetto di cucina dal 2006 e dal 2009 ho scoperto la mia celiachia in gravidanza, una malattia genetica. Abbiamo pensato che nostra figlia avesse avuto bisogno di ricette senza glutine e quindi poteva avere importanza spinare la strada per un futuro meno stressante”.
Luca sottolinea: “Al momento il mercato è strano. Chi è diagnosticato ha un tot di euro al mese da spendere nei negozi convenzionati con le ASL, e chi non ha diagnosi ma è portato a usare prodotti senza glutine per altre esigenze, è costretto a farsi le cose in casa da solo. L’ostacolo più grande è l’approccio iniziale. Se arrivi da una cucina dove impasti tutti i giorni e devi sostituire la farina 00 con una senza glutine è una disgrazia. Perché l’impasto ha consistenza diversa, mia moglie ad esempio è amante dei lievitati, alimenti in cui le farine fanno la differenza. Mentre la pasta con un buon condimento si riesce a sostituirla. Di contro, il pane è di sapore diverso, e lì bisogna ragionare con accorgimenti”.
Alessia punta anche a una comunicazione semplice quando gira i filmati: “Cerchiamo di cambiare sempre lo stile di pubblicazione, siamo passati da video di 18 minuti che restano sul canale YouTube alle pillole di un minuto perché c’è una soglia di attenzione bassa. Vogliamo proporre un ingresso a questo tipo di cucina che è diretta alle giovani generazioni senza molto tempo. Cerchiamo di dare la lunghezza giusta sui social media e il dettaglio sul canale YouTube. Non potendo lavorare sui sapori e odori, ci concentriamo sull’immagine“.

Vivo Gluten Free sopperisce anche a mancanze di natura sociale. Essendo la celiachia una problematica relativamente nuova, non si può chiedere alla nonna o la mamma come ovviare ad alcuni ingredienti, perché non lo sanno.

Su Vivo Gluten Free ci sono anche contenuti tematici: quali ristoranti scegliere nelle città italiane, cosa cucinare per le feste “comandate” e a chi rivolgersi per particolari ingredienti.


Luca è anche l’ironico della coppia: “Ho inventato il claim ‘il glutine è sopravvalutato’. Se non ci mettiamo in mezzo il costo, perché il senza glutine se lo mangi fuori casa è molto più caro, i risultati sono pari. Una pizzeria che sa cucinare buona pizza senza glutine la rende quasi indistinguabile”.
Alessia poi spinge sul senso di comunità che fa sentire meno soli, anche se si tratta di un dialogo a distanza con i suoi follower: “La nostra community è una family, persone che ci hanno conosciuto per un problema in famiglia e poi hanno partorito e hanno proseguito a mantenere contatti. Abbiamo tre dirette Instagram a settimana, rispondiamo a tutti i commenti e cerchiamo di includere anche il più sfiduciato e sospettoso. La nostra cucina non è da chef stellato, deve risolvere dei problemi concreti quotidiani e immedesimarsi nelle abitudini diversi da città a provincia, da Nord a Sud. Cambia anche il nostro approccio. Per un lungo periodo non abbiamo considerato i prodotti confezionati ma ci siamo accorti che alcuni non hanno tempo e voglia di impastare ogni giorno. Indichiamo i marchi che fanno prodotti e diciamo: capisci la tabella nutrizionale più adatta”.
Luca conclude: “Spesso ci scrivono i nutrizionisti per usare le nostre ricette nelle loro diete. Gli fa comodo ovviamente dare una dieta giornaliera di primi secondi già pronta e ragionata e ultimamente anche i ristoratori ci copiano. Questa idea stimola l’inclusività nell’alimentazione fuori casa. Se vado a una cerimonia e non riesco a mangiare qualcosa con serenità, la vivo in modo stressante”.

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Christian D'Antonio

Christian D'Antonio

Figlio degli anni 70, colonna del newsfeed di The Way, nasce come giornalista economico, poi prestato alla musica e infine convertito al racconto del lifestyle dei giorni nostri. Ossessionato dal tempo e dall’essere in accordo con quello che vive, cerca il buono in tutto e curiosa ovunque per riportarlo. Meridionale italiano col Nord Europa nel cuore, vive il contrappunto geografico con serenità e ironia. Moda, arte e spettacoli tv anni 80 compongono il suo brunch preferito.
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