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Society

Society - 09/12/2018

A Napoli c’è “il cacciatore di graffiti”

Provocare staccando le opere su carta e su adesivo e custodirle per memoria futura. Augusto De Luca sta generando un dibattito, non solo nella sua città.

Molto attuale sulla scia del prossimo film in uscita “L’uomo che rubò Banksy” è la storia di Augusto De Luca. Il fotografo napoletano si definisce uno street performer che valorizza la street art. Come? Va in giro con uno scaletto per staccare le opere di street art attaccate su pali, muri e anfratti nascosi.La genete vedendo che stacco i graffiti su carta dai muri s’incuriosisce ed è questo che voglio. I graffiti vanno valorizzati”.
Un gesto che sicuramente crea molti dissensi: parte del valore della street art è proprio il posizionamento dell’opera, che solitamente viene scelto accuratamente e non è casuale. Ma l’appeal dell’opera d’arte in strada è anche nel fatto che è esposto alla pubblica interpretazione e libera manipolazione. Altrimenti sarebbe al sicuro in una galleria o museo.


“Ho sempre tenuto a precisare che la mia collezione è a disposizione di qualsiasi ente o istituzione che voglia prenderla, garantendo una conservazione adeguata delle opere” dice Augusto De Luca, 63 anni, che ha contattato The Way Magazine per farci conoscere la sua mission.

Nato artisticamente come fotografo negli anni 70, ha ritratto molti personaggi celebri: Renato Carosone, Rick Wakeman, Carla Fracci, Hermann Nitsch, Pupella Maggio, Giorgio Napolitano. Le sue fotografie compaiono in collezioni pubbliche e private come quelle della International Polaroid Collection (USA), della Biblioteca Nazionale di Parigi, dell’Archivio Fotografico Comunale di Roma, della Galleria Nazionale delle Arti Estetiche della Cina (Pechino), del Museo de la Photographie di Charleroi (Belgio).


A partire dal 2005, dopo aver trascorso alcuni anni a Roma, tornato a Napoli, mi sono accorto che sui muri della città c’erano tanti disegni colorati su carta che mi ricordavano le opere di Keith Haring, Ronnie Cutrone e Kenny Scharf. Ne sono stato subito colpito. Ancora non sapevo nulla di “Street Art”. Immaginavo che fosse opera di ragazzi, ma non sapevo che si trattasse di una specifica corrente artistica. Cominciai a raccoglierli perchè mi piacevano e perchè in questo modo sapevo di poterli preservare dall’usura che col tempo li avrebbe rovinati”.
Da quel momento Augusto, con la moglie Nataliya, si è trasformato in “cacciatore di graffiti”, solo quelli su carta, ovviamente, che stacca e ripristina con cura. “In questo modo ho raccolto un buon numero di pezzi a testimonianza di un preciso periodo storico della Street Art italiana. Poi, venne a casa mia Luca Borriello dell’Osservatorio Nazionale sul Writing e rimase sorpreso dalla inusuale collezione, riferì di questa mia attività ad una giornalista del “IL MATTINO” che mi diede molto spazio. Subito dopo è iniziata una collaborazione con il writer IABO con la successiva pubblicazione del video “Iabo cattura il Cacciatore di Graffiti”. Mi resi conto, allora, che avevo accumulato un bel po’ di materiale tra foto e video con cui avevo documentato tutta la mia azione. Da qui mi venne l’idea di pubblicare tutto su internet realizzando varie pagine, siti, blog  ecc. ecc. con cui di fatto, parte la seconda fase dell’operazione, quella più importante che ha avuto una risonanza maggiore : “The world of street art revealed to everybody .
Augusto non nasconde di aver avuto all’inizio molte accuse di furto di opere da parte dei writers che erano all’oscuro della natura dell’esperimento. Ora, secondo il fotografo, “moltissimi sono i writers e gli street artists che dicono :”continua così, almeno c’è una voce che ci da man forte”. Il momento favorevole è coinciso con il periodo in cui lo Stato si era messo contro questi artisti, appesantendo le pene per chi “imbrattava i muri”. Da questo momento la mia performance è rimasta l’unica risposta che i writers potevano dare alle istituzioni. Mi sono accorto che tantissima gente non conosce la Street Art e molti di quelli che credevano che questi “pezzi di carta” attaccati ai muri fossero spazzatura , adesso si stanno ricredendo, le cose cambiano, all’inizio ero il “ladro di graffiti” ora sono diventato il “paladino” degli street artist”.
Il cacciatore dei graffiti è convinto che il dissenso porta discussione. E la discussione accende i fari su un fenomeno:La gente vedendo che stacco le opere dai muri s’incuriosisce. Provocare serve, appunto, a far discutere. Parlare della mia performance significa parlare di street art…è quello che voglio”.


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