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Society - 23/09/2021

“AKM: Il Concept Design per smuovere coscienze”

Il designer che si definisce cyberpunk “Bohémien” è cresciuto a fianco di Balich e ora lancia il suo studio di Entertainment Architecture.

Se concept art e concept design sono forme alte di creatività proprie allo storytelling visivo dello spettacolo, può diventare intrattenimento anche la loro diretta applicazione in un territorio poco carteggiato come l’architettura, fondendone i metodi nel recupero di disciplina e cura dei contenuti nel progettare gli spazi.

Ne è portavoce convinto Antony Kevin Montanari, classe 1988, cresciuto a Piacenza, studi all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano in Set Design per cinema e teatro.

Antony è l’artista dei grandi show, dalle Olimpiadi alle parate faraoniche dei paesi asiatici in diretta mondiale, dalle Universiadi di Napoli alle installazioni più “instagrammate” delle passate Design Week milanesi. Dopo tanti incarichi per realtà fashion e corporate, una carriera poliedrica da Concept Artist presso Balich Wonder Studio, commissioni in Medio-Oriente, Europa ed America, il designer è dal 2018 attivo a Milano come AKM, a lavoro su progetti internazionali di Entertainment.

Il nuovo capitolo del suo percorso si chiamerà BE.ON DVYSION e abbraccerà con la progettazione dello spettacolo un approccio innovativo ed eco-sostenibile al disegno di spazi architettonici multisensoriali, a partire dal Made in Italy.

Antony Kevin Montanari, concept designer cresciuto a Piacenza, di base a Milano. (Look: abito Allievi, cravatta Gianni Versace Vintage. In foto d’apertura: total look Versace).


Antony, che cosa può spingere ancora la tua ambizione e creatività in un momento in cui ci si sta immaginando gli eventi del domani?
Credo che non si debba mai smettere di immaginare, specialmente quando è difficile prevedere il futuro. Ma il mondo sta cambiando e per chi vuol fare intrattenimento con gli eventi creativi bisogna tenerne conto. Ho fondato con un team di architetti BE.ON DVYSION proprio per andare, anche col nome, oltre le visioni e le divisioni che ci hanno confortato finora. Ormai lo sappiamo, le future esperienze saranno diverse, la nostra sfida è essere noi a riscriverne le regole e aprire nuove porte.


Un trait-d’union col passato resterà?
Mi hai letto nel pensiero: l’esordio in teatro mi ha dato tantissimo, e ancora oggi il mio obiettivo è lo stesso delle alte rappresentazioni teatrali, che è anche la cosa più difficile da raggiungere in un’epoca di intrattenimento “fast-food”. Mai come oggi credo sia necessario proporre al pubblico esperienze che possano tornare a metterci in discussione, che possa farci uscire dalla zona di comfort. Questo è il motore che mi ha spinto ad andare avanti da solo.


Da dove arriva la tua fame di stimolo per il pubblico?
I miei grandi maestri vengono dallo storytelling di Pixar, dal teatro e dal grande cinema.  Mi hanno trasmesso un panorama creativo di emozioni concrete in cui ci si possa immedesimare, sono loro gli artisti che hanno creato i capolavori che hanno formato me quando ero bambino e che mi hanno fatto emozionare.


Cosa li ha resi speciali?
Hanno raccontato di ciò che conoscevano, facendoci provare ciò che avevano provato loro in quel determinato episodio di vita che ha ispirato le loro storie. E hanno avuto il coraggio di dire la verità, abbattendo barriere ideologiche. Se non si mette la propria esperienza nella propria arte non si arriva all’obiettivo. Ed è questo ciò che insegno in Università alle nuove generazioni di creativi.


Concept Designer di professione, docente NABA in Digital Applications for Art nel dipartimento di Creative Technologies, Antony Kevin Montanari – alias AKM – è un creativo di 33 anni con base a Milano. Questo settembre lancia la sua nuova avventura professionale con un team di giovani architetti, BE.ON DVYSION. Obiettivo: intrattenere con soluzioni innovative e sostenibili nell’universo degli spazi esperienziali. Qui AKM reinterpreta il mondo del circo in spirito leather (Look: TOF Paris).

Hai un tratto distintivo nella tua creatività?
Mi hanno spesso considerato un “villain” in ambito creativo, ma mi sta bene. Perché da ideatori di storie abbiamo una grande responsabilità e io mi sono sempre rifiutato di prendere in giro lo spettatore: è vero, i cattivi dicono le verità scomode, ma tirano fuori il principio autentico di noi, ci mettono in discussione. Non sono forse gli antieroi imperfetti degli ultimi vent’anni, quelli che, dal cinema alla scrittura, hanno avuto più successo e sono entrati nel cuore del pubblico? Non dobbiamo essere salvati da alcun principe.


Perché è successo questo, secondo te? Un segno dei tempi?
Non sono mai esistiti il bianco e il nero, il bene e il male. Ma oggi così come allora, alla maggioranza fa comodo vivere la realtà in maniera superficiale, anestetizzare il pubblico in un sorriso ignorante con un intrattenimento cheap e povero di contenuti. Questa divisione non era più sostenibile già dopo gli anni Ottanta. L’ombra è necessaria, la scintilla del male, le lacrime, il dolore, la diversità, l’imperfezione è umana e provare determinate emozioni ti rende umano e ti rende cosciente del contrario. Per me la felicità è la cima della montagna, ma ci metto ore per arrivarci. È speciale perché è un momento, la felicità ringrazia la salita e la discesa. Bisogna approfondire la realtà, conoscere la diversità, coltivare i rapporti umani. A me interessa sempre quello che c’è dietro al circo.


Con questo concetto cosa vuoi trasmettere?
Il grande Maestro Delacroix scriveva nei suoi appunti “l’oro non si trova nei terreni ridenti e fertili, ma nelle viscere delle rocce terribili che spaventano il viandante” , credo molto in questo passaggio. Il centro del ring non deve essere per forza dei vincenti, non voglio autocompiacimento. Il mio talento deve essere a servizio degli altri. Dico a chi mi ascolta: se hai talento, coltivalo e cerca di essere utile per gli altri. Ho sempre provato interesse nelle storie di personaggi imperfetti nei quali ci si potesse immedesimare, scoprire mondi sconosciuti, uscire dalla propria realtà per trovare risposte. Si parte dall’intrattenimento, ma poi come insegnano Fantasy e Sci-Fi che sono i generi letterari e cinematografici che mi hanno cresciuto, si arriva sull’orlo del precipizio. E bisogna buttarsi, per iniziare a conoscersi davvero.

Il momento in cui hai pensato che dovevi fare da solo?
Venendo dal Live Entertainment la mia gavetta e il mio apprendistato sono state le agenzie di eventi corporate e i grandi show, specie quelli legati a grandi brand. Questo percorso mi ha di sicuro insegnato a capire sia i punti di forza sia l’area in cui dovessi lavorare di più per sviluppare al meglio la mia creatività. Avere un tracciato definito come il corporate o la moda mentre stai scoprendo te stesso ti tiene entro certi limiti ed è una comfort zone.

Poi comprendi il tuo linguaggio e scopri che è più alto rispetto ad un evento, che ha tempo limitato e zero vocazione intellettuale. Per me era diventata una gabbia e mi sono detto: la mia creatività deve smuovere le coscienze e non esaurirsi in un evento da “consumare” in cui “essere in lista” o avere il pass è più importante rispetto alle idee.

Ho rimescolato le carte e preso in mano il volante, da lì è nato AKM. Ho iniziato a disegnare storie che veicolassero anche un pensiero reale, dalla riscrittura di percorsi espositivi in musei Europei come l’Abbazia di Orval in Belgio al 75esimo anniversario dell’ONU, in collaborazione con lo storico Studio Festi. Si può ancora fare intrattenimento senza spegnere il cervello, è che bisogna avere qualcosa da raccontare.

Le foto di Melissa Marcello ben descrivono l’animo poliedrico di Antony Kevin Montanari e le sue sfaccettature professionali: Concept Designer / Creative Director | Entertainment Architecture.


Come vedi il mondo dal tuo lavoro?
Il mio manifesto ha una definizione molto archetipica: il mondo è un grande bordello ed è sempre una scelta consapevole tra vizi e virtù. Con il mio lavoro cerco sempre di stimolare un pensiero illuminato in chi guarda e ascolta. Quando creo non mi permetto mai di pensare che il pubblico sia ignorante. Certo, se abituerai il pubblico a non pensare, avrai un pubblico ignorante. È una comunicazione alla pari, è un filo con un essere umano senziente stimolando il lato di cui si ha paura. E cioè la messa in discussione e la presa di coscienza di ciò che ci mette in gioco. Ma non parlo della provocazione per forza, la mia creatività spinge alla riflessione senza infrastrutture. Come se dicessi: non aver paura della realtà. E ci arrivo: voglio preservare la biodiversità a livello sociale e creativo.

Chi sono i tuoi punti di riferimento oggi?

Trovo grande ispirazione nel lavoro di colleghi visionari in cui vedo condivisi questi princìpi: la filosofia di Maximilian Missoni, Head Designer di Polestar, lo storytelling di Myrkur, polistrumentista Black Folk Metal, la visione di Oliver Hoppmann, Autore e Regista al Friedrichstadt-Palast di Berlino. Non dimenticherò mai il tour esclusivo che mi fece fare sul palco di VIVID, a ridosso dello spettacolo. Porto sempre con me anche i grandi maestri, dalla penna di Neil Gaiman a quella di Tolkien, il papà di tutti i miei mondi immaginari ed emozionali. Il cinema delle Sorelle Wachowski mi ha cresciuto in tutte le sue fasi, così come l’imprinting avuto nei lontani anni Novanta con “Il Quinto Elemento” di Luc Besson e la poesia animata di Miyazaki. Syd Mead, Alessandro Barbucci e Hugo Pratt mi hanno cresciuto nel disegno.

Quando poi hai il privilegio di lavorare a fianco di fuoriclasse del calibro di Eugenio Caballero, scenografo premio Oscar, o Sylvain Despretz, patrimonio dell’illustrazione mondiale nonché per decenni braccio destro di Ridley Scott, Besson e Tarsem, ti ricordi dell’importanza della ricchezza culturale che si ha il dovere di trasmettere al Mondo attraverso la propria matita.


Come parte e si sviluppa il tuo iter creativo per un lavoro?
Il Concept Design è l’insieme di tecniche di illustrazione e progettazione preliminari volte allo sviluppo di concept creativi. Ho uno sketchbook che porto sempre con me, lì raccolgo schizzi a mano libera, appunti e ispirazioni che traduco in digital painting, render, character, disegni tecnici o sequenze di storyboard. Sono la base di tutti i prodotti di intrattenimento, dai film di Star Wars ai grandi spettacoli live.

Il successo di un concept è l’iterazione: si fanno bozzetti, test, prove su prove prima di arrivare all’idea vincente, preservando il contenuto. Oggi si è invece diffusa l’idea di dover produrre sempre di più e velocemente, privandosi del tempo necessario a discapito della qualità. Il mio iter creativo vuole riappropriarsi del tempo che è fondamentale alla crescita delle grandi idee.

Costruite pure castelli senza fondamenta, ma non invitatemi mai a cena, grazie. 


Villain Portrait (Look: abito Allievi, Oxford Pollini, camicia Twisted Tailor).


Sei sempre a metà tra tradizione e tecnologia?
Si ed è importante esserlo. A livello tecnico, grazie alle mie radici “old school” parto sempre con riga e matita, le regole della prospettiva e dell’anatomia artistica le ho imparate come le imparavano Hayez e Canova. Non ci si può definire designer senza avere alcuna padronanza tecnica nel proprio talento: studio, metodo e disciplina sono fondamentali. Al contempo, il mio mestiere è strettamente legato alla tecnologia. La discriminante è il tipo di intrattenimento a cui sto lavorando. Devo essere cosciente del progresso tecnologico, certo. Ma la mia idea è che debba essere sfruttato nella misura appropriata a quel prodotto. Non strafare è importante, la tecnologia è un linguaggio e non si fa per forza innovazione con il mero utilizzo del prodotto più nuovo o più costoso.


Il rapporto col cliente come si sviluppa?
Si parte da un pensiero condiviso, magari trovando strade che vanno anche contro l’iniziale visione che ci viene richiesta. Nella fase preliminare mi ritrovo spesso ad istruire il cliente. A livello personale si riesce a stabilire un buon rapporto finché si sposa un obiettivo comune. La sua immaginazione arriva fino a un certo punto ed è tuo compito rompere quelle barriere e aprire nuove visioni. Sei lì per quello, Il cliente illuminato vuole sentirsi dire ciò che non sa. Il grande problema è che in Italia il cliente pensa spesso di saperne più di te.  All’estero, soprattutto in Scandinavia e Nord Europa, è diverso. Nessuno ti propone qualcosa giustificandolo con un “perché si”, viene vista come un’invasione di campo. Il mio ruolo a quel tavolo è proprio quello di disegnare soluzioni. C’è più stima, rispetto e fiducia professionale da parte dei miei clienti “nordici”.


Tra tutti gli obiettivi che ti sei posto, quale è il più difficile da raggiungere?
L’autenticità. Ai massimi livelli di scala, alla vigilia di un’Olimpiade o di un grande spettacolo, era spesso difficile rassicurare il cliente delle sue stesse idee: valori, messaggi illuminati, politicamente scorretti o coraggiosi da portare avanti. Il nostro è un lavoro mediato da tanti aspetti, c’è la volontà di essere rivoluzionari, l’esigenza di essere rassicurante per il cliente, le tendenze del mercato, la voglia di chiarezza di chi deve comunicare alla stampa, le conseguenze mediatiche. E così dalle idee iniziali si è costretti a fare un passo indietro. Mi piacerebbe tornassimo ad avere più coraggio di dire la verità.


Cosa ti preme di più comunicare al cliente, prima che al pubblico?
A me non interessa “portarla a casa” e arrivare per scorciatoie all’obiettivo, non ha senso essere ‘safe’. Sono un Millennial, la mia generazione è stata fregata dai Boomer che hanno inquinato il pianeta e ci hanno promesso illusioni, non ha alcun senso la censura. Esiste la maniera intelligente di comunicare, di non essere punk a tutti i costi, ma bisogna essere diretti e dire le cose come stanno. Occorre essere molto smart per comunicare cose vere, ma credo che godere del privilegio di essere ad alti livelli e parlare ad un grande pubblico chiami alla responsabilità di portare avanti messaggi all’altezza della propria risonanza.


Oltre al nuovo studio, sappiamo che sei in costante collaborazione con eccellenze internazionali come Newsubstance (creatori della celebre installazione “Spectra” al Coachella), ti abbiamo visto in streaming su Twitch a fianco di Manuelito Hell Raton e sappiamo che sei coinvolto su progetti educativi rivoluzionari sia in NABA sia in realtà come la Scuola Futuro Lavoro, fondata dalla Onlus “Un Futuro per l’Asperger”. Qual’è la rotta?
I progetti all’orizzonte sono tanti e di varia natura. La cattedra in NABA è una grande responsabilità e sono onorato di poter dialogare con una nuova generazione di creativi, sono loro il vero futuro. L’incontro con Manuelito è avvenuto proprio grazie alla mia Faculty ed è stato un privilegio, la sua energia è di grande ispirazione e collaborare in quel contesto ci ha fatto scoprire un’affinità elettiva su molti altri valori che abbiamo in comune. Siamo entrambi il simbolo vivente di un’Italia 4.0 multiculturale desiderosa di abbattere ogni tipo di discriminazione e bigottismo, stiamo lavorando insieme a formule intelligenti per parlare di questo futuro ai giovani.

Altre collaborazioni?

Da buon “cyber-bohémien” non posso però trascurare il lato oscuro della forza, in arrivo ci sono anche collaborazioni con distillerie tedesche di fama internazionale, brand luxury, ristoranti di Haute Cuisine e Night Club leader dell’intrattenimento notturno.  Il “mondo del peccato” mi ha sempre ossessionato e in un momento di metamorfosi socio-culturale come quella che stiamo vivendo, si aprono nuove porte anche sulla rilettura dei luoghi della notte.

Chi è un creativo, oggi?
Il creativo è lì dove l’abbiamo sempre messo, all’angolo del salotto della società, un po’ come il clown che fa il matto prendendo atto delle conseguenze. Credo sia anche una persona che debba sempre essere cosciente di dove stiamo, di che mondo viviamo, specialmente oggi. Si può fare uno statement per la parte ovest del mondo, ma è limitato perché c’è tutta un’altra parte che oggi diventa preponderante che non deve essere esclusa. Un creativo oggi è colui che ha il dono della prospettiva.

Photography by Melissa MarcelloUtpictura

Antony Kevin Montanari ha un sito ufficiale e una pagina Instagram.

ENGLISH VERSION –——————————————————————————————————–

TITLE | “AKM: Concept Design to lighten awareness”

SUMMARY | the cyber -“Bohémien”- punk designer who grew up with Balich is now launching his own studio of Entertainment Architecture

CAPTION | Concept Designer for a living, NABA Professor of Digital Applications for Art in the Creative Technologies Faculty, Antony Kevin Montanari – aka AKM – is a 33 y.o. creative based in Milan. In September, with a team of young architects, he’s about to launch a new professional adventure called BE.ON DVYSION. The goal: entertaining the universe of experiential spaces with game-changing and sustainable solutions.

If concept art and concept design are refined creative techniques in the visual storytelling of show business, their application to an uncharted land as architecture could be entertaining blending methods, restoring discipline and caring about contents while developing spaces.

Antony Kevin Montanari is great spokesman and truly believes in this thought. Born in 1988, graduated in Set Design for cinema and theatre at the Brera Fine Arts Academy in Milan.

Antony is the artist of large scale shows, from Olympic Ceremonies to the pharaonic parades of asian countries, from Naples Universiades to the most instagrammed installations of the latest Milan Design Weeks. After many assignments for fashion and corporate companies, a versatile career as Concept Artist at Balich Wonder studio, Middle-East, European and American commissions, the designer is active in Milan as AKM since 2018, involved in international Entertainment projects.

His new chapter is called BE.ON DVYSION and will embrace with the entertainment methods a new and sustainable approach to design multi-sensory architectural spaces, starting from the Made in Italy.

Antony, what’s driving your ambition and creativity in a time where we are imagining our future events?

I think we should never stop imagining, especially when it’s hard to see what’s next. Indeed the world is changing and we need to consider it, if we still want to entertain with creative events. That’s why I’ve founded BE.ON DVYSION with a team of architects, to go, also with the name, beyond the vision and the divisions which comforted us so far. Let’s face it, our future experiences will be different, our challenge is to be the ones to redefine the rules and open new doors.


Will you keep a trait-d’union with the past?

You read my mind: my early years in theatre set up the bar, and even today my goal is still the same of the high theatre plays, which is also the hardest thing to accomplish in a time of “fast-food” entertainment. Never as today I believe is necessary to offer the audience experiences to question themselves, pushing them out their comfort zone. This is the drive which made me choose my own path.

Where does your hunger to engage with the audience come from?

My masters were trained by Pixar storytelling, theatre and the great cinema. They thought me a creative landscape of true emotions to empathise with, they are the artists who created the masterpieces which trained and moved me when I was a kid.

What did make them special?

They told us what they knew, letting us feel what they felt in that specific moment of their life which inspired their stories. And they had the guts to tell the truth, breaking down ideological walls. If you don’t put your own experience in your art you’ll never reach the goal. This is what I teach at University to new generations of creatives.

Do you have a trademark in your creativity?

They often see me as a “villain” in the creative environment, but I’m ok with that. As storytellers we have a huge responsibility and I’ve always said no to scamming the audience: yes, villains might tell uncomfortable truths, but they release our authentic principles, questioning ourselves. Are the anti-heroes of the last two decades not the most successful and most loved by the audience characters? We don’t have to be saved by any prince.

Why do you think this happened? A sign of the times?

Black and white, good and evil never existed.  But now as then, to the majority of people is convenient experiencing only the surface of reality, anaesthetising the audience in an ignorant smile with cheap entertainment poor of contents. This black and white separation was already unbearable at the end of the 80’s. Shadows are necessary, the spark of evil, tears, pain, diversity, imperfection is human and feeling specific emotions makes you human and aware of what’s not. For me happiness is the peak of a mountain, but it took me hours to get there. It’s special because is a moment, happiness is grateful to ascent and descent. We need to explore reality, understand diversity, nurture human connections. I’m always interested in what’s behind the circus.



What do you want to communicate with this concept?

The great maestro Delacroix wrote on his notebook “gold is not to be found among the rich and fruitful fields, but in between the dreadful rocks which scare the ones who wander”, I truly believe in these words. The center of the ring not necessarily belongs to winners, I don’t care about self-celebration. My talents need to serve the others. If you’re listening to me: if you have, talent, make it grow and try to be useful to others. I’ve always been fascinated by the stories of defective characters in which I could see myself, discovering unknown worlds, escaping from reality to find answers. It starts as entertainment, but as Sci-Fi and Fantasy thought me through books and movies, you reach the edge of the cliff. And you need to jump, to start discovering yourself.

When did you realise you had to do it on your own?

Coming from Live Entertainment I did my apprenticeship working for corporate event agencies and large scale shows, especially related to big brands. There’s no doubt this path thought me how to recognise my strength and how to improve my flaws to best express my creativity. Following a defined path in fashion or in the corporate world while you’re getting to know yourself gives you boundaries and it’s a comfort zone.

Then you realise your language is higher than the one you see in events, which have a limited timeframe and no intellectual purpose. It felt like a cage, so I said to myself: my creativity needs to lighten awareness and not vanish being consumed by events where “being on the list” or having a pass is more important than ideas. 

I’ve rolled the dice and grabbed the wheel, creating AKM. I’ve started designing stories driving also a real way of thinking, from rewriting exhibitions in European museums as the Orval Abbey in Belgium to the 75th UN Anniversary, in collaborations with Studio Festi. Entertaining without switching off the brain is still possibile,  you just need to have something to say.

How do you see the world from your job?

My manifesto has a very archetypal definition: the world is a huge brothel and it’s always a conscious choice between virtues or deadly sins. In my job, I aways try to encourage who’s watching and listening with an enlightened thought. When I create I never dare to consider the audience ignorant. Of course, if you get the audience used to turn off their brain, you’ll have an ignorant audience. It’s a fair communication, a connection with another conscious human being stimulating the side who’s afraid of. The awareness of what questions ourselves. But it’s not necessary defiance, my creativity encourage thinking without prejudice. As I would say: don’t be scared of reality. And I get there: I want to preserve social and creative biodiversity.

Who are your reference points today?

I find great inspiration in the craft of visionary colleagues who share the same principles: the philosophy of Maximilian Missoni, Head Designer of Polestar, the storytelling of Myrkur, Black Folk Metal multi-instrumentalist, the vision of Oliver Hoppmann, Director and Author of the Friedrichstadt-Palast in Berlin. I’ll never forget the exclusive tour he gave me on the stage of VIVID, right before the show.

I always also carry with me the great masters, from the pen of Neil Gaiman to Tolkien, the father of all my imaginary and emotional worlds. The Wachowski Sister’s movies raised me in all their phases, as the imprinting I had back in the 90’s with Luc Besson’s “Fifth Element” and the animated poetry of Miyazaki. Syd Mead, Alessandro Barbucci and Hugo Pratt inspired my drawing.

Then, when you have the privilege of working side by side icons as Eugenio Caballero, Academy Award Set Designer, or Sylvain Despretz, worldwide illustration’s heritage aka right hand of Ridley Scott, Besson and Tarsem for decades, you remember the importance of the cultural treasure you have to spread in the World with your pencil.


What’s the creative process in your job?

Concept Design is the group of illustration and preliminary development techniques to create creative concepts. I always carry with me a sketchbook, where I save hand sketches, notes and inspiration. I then turn them into digital paintings, renders, characters, technical drawings or storyboards. These are the pillars of any entertainment product, from Star Wars movies to big live performances.

The success of a concept is iteration: we make drafts, test after test before we come up with the winning idea, preserving the quality. Today we somehow believe in the need of quickly producing more and more ideas, depriving ourselves of the time we’d need sacrificing quality. My creative process is meant to reclaim the time which is fundamental to grow great ideas.

You can keep building castles without foundation, but please don’t invite me for dinner.

Are you always in between tradition and technology?

Yes and it’s important. Technical-wise, thanks to my “old school” roots I start with ruler and pencil, I’ve studied perspective and artistic anatomy the same way Hayez and Canova did, back in the day. You can’t call yourself a designer without mastering any technical skill: study, method and discipline are fundamental. At the same time, my job is strictly related to technology. It depends on the kind of entertainment I’m dealing with. I need to be aware of technological progress, indeed. But I believe it needs to be used with thrift according to the product needs. It’s important not to over do, technology is a language and you’re not necessarily innovating just because you’re using the newest or more expensive tool.

How does the relationship with clients work?

It starts with a shared thought, maybe evolving it the opposite way far from the original request. During preliminary phases I often find myself educating the clients. On a personal level a good relationship is possible as long as we’re both pursuing the same goal. Their imagination sometimes is limited and it’s your job breaking down those walls and open new visions. This is why you’re there, the enlightened clients wants to hear what they don’t know. The problem is that in Italy clients usually assume they know more than you about everything. Abroad, especially in Scandinavia or Northern Europe, is different. No one would ever request anything “because I say so”, they see it as a field invasion. My role at that table is exactly designing solutions. I get more esteem, respect and professional trust from my nordic clients.

Among all your goals, which one is the hardest to reach?

Authenticity. At the highest levels, right before an Olympic Ceremony or a big show, it was hard reassuring the client of their own ideas: enlightened, politically incorrect or brave messages to spread. Our job is managed by a lot of aspects, there’s the will of being revolutionary, the need of being comforting to the client, market trends, the request of transparency from press, consequences with media. So we’re often forced to step back from the original ideas. I’d love we gain more courage to tell the truth.


What do you want to say to the client, before the audience?


I’m not interested in “putting it away” and get to the goal thanks to shortcuts, being “safe” doesn’t make any sense. I’m a Millennial, my generation has been screwed up by Boomers who trashed the planet and promised us illusions, censorship makes no sense. There’s a smart way of communication, not being punk at all costs, but we need to be straight and say it as it is. We need to be very smart to talk about truth, but if you have the privilege of being at the top and speak to a large audience, I believe you have the responsibility of carrying on messages as high as your podium.

Besides the new studio, we know you’re in constant collaboration with international excellences as Newsubstance (creators of the popular “Spectra” installation at Coachella), we saw you on Twitch next to Manuelito Hell Raton and we know you’re involved in special educational programs in NABA and in other institutes as the Scuola Futuro Lavoro, founded by “Un futuro per l’Asperger” Onlus. What’s the route?

Projects ahead are many and various. The chair in NABA is a great responsibility and I’m honoured to being able to connect with a new generation of creatives, they’re the future. The meeting with Manuelito happened thanks to my Faculty and has been a privilege, his energy inspires me and sharing that experience made us discover an elective affinity on so many values we have in common. We’re both the living proof of a 4.0 multicultural Italy craving to break down any discrimination or bigotry, we’re working together to find smart ways to speak to young kids about this future.

Other collaborations?

Of course, as a “cyber-bohemian” I can’t neglect the dark side of the force, coming up you’ll also see collaborations with famous german distilleries, luxury brands, Haute-Cuisine restaurants and Night Clubs. I’ve always been obsessed by the “world of sin” and in the social-cultural metamorphosis we’re living, new doors could open redefining the entertainment of the night.

Who’s creative, today?

Creative spirits are still there where we always keep them, in a corner of the living room of society, like clowns acting like a fool and realising the consequences of their actions. I also think is someone who always needs to be truly aware of the world we’re living in, especially today. You can raise a statement for the west part of the world, but it’s now limited cause there’s another side which can’t be left out. You’re creative today if you have the gift of perspective.



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