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Society

Society - 08/10/2018

Alla Galleria Campari Storie di Moda

Quattro sezioni tematiche a Sesto San Giovanni nel quartier generale di uno dei brand più conosciuti al mondo. Curatrice, Renata Molho.

La “red passion” di Campari è anche, e soprattutto, amore per il bello e l’arte. Lo sa la giornalista e saggista Renata Molho che ha messo assieme una mirabile mostra sullo stile italiano nel quartier generale da dove si progetta il brand awareness della bevanda tipica italiana. Succede a Sesto San Giovanni, alle porte di Milano, alla Galleria Campari che presenta la mostra “Storie di Moda. Campari e lo stile”.

Il nuovo progetto espositivo, aperto al pubblico fino a sabato 9 marzo 2019, è dedicato all’esplorazione di una delle anime che compongono l’universo Campari: la profonda relazione tra il marchio e il mondo della moda, intesa come espressione di arte e costume. Dalla mostra emerge la capacità del brand di raccontarsi e di raccontare la propria contemporaneità in oltre 150 anni di storia con un approccio sofisticato, coerente nei decenni e insieme al passo coi tempi. Il potere evocativo e suggestivo dell’immagine è del resto sempre stato il principale mezzo di comunicazione di Campari. Una scelta che, attraverso le grafiche, la cartellonistica, gli spot, il rapporto con il mondo dell’arte e del cinema, ha fatto del marchio un unicum. Davide Campari ebbe il merito di essere tra i primi industriali italiani a comprendere le potenzialità della pubblicità, avviando una filosofia basata su importanti sinergie con i più grandi artisti e designer del suo tempo.

La curatrice Renata Molho struttura un percorso in cui i concetti di “stile” e “stili”, di cui la comunicazione Campari si è fatta testimone, sono declinati attraverso bozzetti pubblicitari, fotografie, grafiche, abiti, riviste e accessori.

Divisa in quattro sezioni tematiche, Elegance; Shape and Soul; Futurismi e Lettering, la mostra mette in dialogo opere provenienti dall’archivio di Galleria Campari con prestiti da case di moda, musei e fondazioni. Tra rimandi estetici e di significato, accostamenti formali e cromatici, la mostra propone, tra le altre, opere originali pensate e realizzate per Campari da Fortunato Depero, Bruno Munari, Marcello Dudovich, Franz Marangolo, accostate e integrate alle creazioni e ai bozzetti dalla Fondazione Gianfranco Ferré e agli abiti scultura dalla Fondazione Roberto Capucci.

L’allestimento presenta, attraverso cortocircuiti cronologici, manifesti della Belle Époque, bozzetti e abiti di Giorgio Armani, lavori pubblicitari Campari in pieno stile Sixties, un abito e accessori della linea “Balmoda” di Laura Biagiotti, omaggio al maestro futurista Giacomo Balla; e ancora, la moda di Raffaella Curiel, che nel 1986 è stata ispirata ai disegni di Fortunato Depero per Campari e infine capi vintage di grandi stilisti in prestito da A.N.G.E.L.O. Vintage Archive. La mostra rimarca anche lo storico legame tra Campari e il mondo del cinema, raccontato attraverso molti dei progetti in mostra: dai bozzetti pubblicitari che Franz Marangolo realizza per Campari negli anni Sessanta, veri omaggi ispirati alle figure di Brigitte Bardot e Audrey Hepburn raffigurate in pieno stile dell’epoca; alle eleganti fotografie di Giovanni Gastel, in cui si palesano le vicinanze tra cinema e moda; fino alle copertine di riviste fashion (Vogue, W Magazine, Vanity Fair) rivisitate in chiave pop da Ana Strumpf: nelle rielaborazioni coloratissime della designer brasiliana compaiono, tra le altre, Audrey Hepburn e Tilda Swinton.

Il legame con la settima arte è presente anche in una serie di accessori disegnati da grandi stilisti per personaggi e occasioni cinematografiche, come le scarpe che Salvatore Ferragamo realizza per Judy Garland, o gli stivali cuissard, iconicamente rossi, di Fendi, indossati da Zoe Saldana in The Legend of Red Hand, cortometraggio firmato dal regista Stefano Sollima per Campari per il progetto Red Diaries 2018.

Renata Molho
Nata in Africa, vive a Milano. Giornalista e saggista. Critica del costume e della moda è autrice tra l’altro della prima e unica biografia di Giorgio Armani, Essere Armani (2006 e 2015, Baldini & Castoldi, tradotta in dieci lingue) e delle monografie 21 – Costume National (2007, Assouline) ed Etro (2014, Rizzoli).

Galleria Campari
La Galleria Campari, nata nel 2010 in occasione dei 150 anni di vita dell’azienda, è un museo aziendale di nuovissima concezione: uno spazio dinamico, interattivo e multimediale, interamente dedicato al rapporto tra il marchio Campari e la sua comunicazione attraverso l’arte e il design. Il progetto nasce nell’ambito della riscrittura architettonica e funzionale dello storico stabilimento di Sesto San Giovanni, fondato da Davide Campari nel 1904. Tra il 2007 e il 2009 il complesso è stato interamente trasformato, con un progetto dell’architetto Mario Botta, per la realizzazione dei nuovi Headquarters del Gruppo Campari e del museo aziendale. In archivio, oltre 3.000 opere su carta, soprattutto affiche originali della Belle Époque, ma anche manifesti e grafiche pubblicitarie dagli anni ‘30 agli anni ‘90, firmate da importanti artisti come Marcello Dudovich, Leonetto Cappiello, Fortunato Depero, Franz Marangolo, Guido Crepax e Ugo Nespolo; caroselli e spot di noti registi come Federico Fellini e Singh Tarsem; oggetti firmati da affermati designer come Matteo Thun, Dodo Arslan, Markus Benesch e Matteo Ragni.

Le opere sono esposte sia in originale sia in versione multimediale, rielaborate da giovani Interaction Designer (Cogitanz) utilizzando modalità digitali quali un video-wall con 15 schermi dedicati ai caroselli dagli anni ‘50 agli anni ‘70, 8 proiettori in alta definizione che proiettano su una parete di 32 metri manifesti d’epoca animati, video dedicati ad artisti, immagini tratte dai calendari Campari e spot pubblicitari dagli anni ‘80 a oggi. Infine un tavolo interattivo con 12 schermi touch screen consente di fruire gran parte del vasto patrimonio artistico dell’azienda.

Galleria Campari – fino al 9 marzo 2019

Via Gramsci ang. via Sacchetti 161, 20099 Sesto San Giovanni  – Milano

Fotoservizio alla Galleria Campari a cura di Gianni Foraboschi per The Way Magazine



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