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Society - 24/11/2018

Alla Milano Music Week Mia, la Musica Indipendente Associata

Con un interessante panel di addetti ai lavori e musicisti, la nuova associazone di categoria italiana che rappresenta produttori, etichette e distributori si è presentata al pubblico.

Federico Montesanto è il presidente di MIA, Musica Indipendente Associata, la neonata associazione che in Italia raggruppa le piccole realtà, spesso legate al mondo digitale, che operano nella produzione musicale e la sua relativa distribuzione.

“L’incontro che abbiamo organizzato in concomitanza della Milano Music Week – racconta durante l’icontro, il primo confronto pubblico dell’altro giorno a Palazzina Liberty a Milano – è un modo per condividere processi e per portare valore agli associati all’intera categoria di produttori ed etichette discografiche”.

Franz Di Cioccio della PFM è intervenuto all’incontro organizzato dal MIA alla Milano Music Week (foto The Way Magazine).

Michele Massimo Pontoriero, musicista e compositore, nonché vice-presidente di MIA, ha sottolineato durante l’incontro a Milano, l’importanza dei ricavi dalla radio e tv: “Esistono oggi tecnologie con cui si può rendicontare precisamente gli utilizzi musicali. Da radio e tv sono arrivati a 530 milioni di euro nel 2015”.

Un impatto considerevole, che si sa, da anni compensa le voragini causate da pirateria e da vendita di biglietti per i live altalenante. Le maggiori fonti di guadagno per la musica in Italia oggi sono davvero tutte concentrate sul digitale: questo significa che Spotify e YouTube, entrambi servizi di streaming, sono cruciali in questo sostentamento per label e artisti.

Chiara Santoro, responsabile contenuti di partnership musicali di YouTube, è proprio il ponte umano che serve a stabilire legami tra gli artisti e la piattaforma di broadcasting video più famoso nel mondo.

Sono sempre stata appassionata di video – ha detto – e non avevo idea di cosa sarebbero diventati. Negli anni 90 il clip era promozione che serviva a spingere vendita singoli e tour. November Rain dei Guns N’ Roses è il primo clip degli anni 90 ad aver superato un miliardo di views su YouTube ed è sicuramente un’espressione artistica di un’altra epoca. Attualmente il servizio ha 1,9 miliardi utenti mensili da tutto il mondo. Negli anni diverse aree geografiche hanno visto una crescita utilizzo come l’America Latina che è esplosa. E l’impatto dei brani di musica latina è sotto gli occhi di tutti. Pensate al K-pop, chi poteva prevederlo? Chi poteva immaginare che dalla Corea si sarebbe avuta un’ondata di queste proporzioni che ha conquistato l’America e ora anche l’Italia?”.

Attualmente su YouTube sono rappresentate 80 lingue, 91 nazioni 400 ore di contenuti al minuto caricati In Italia 50 canali hanno superato il milione di iscritti e hanno formato delle community diventando punto di riferimento reali per molti giovani.

E questi non sono necessariamente canali a sfondo musicale, anche se gli stessi manager di YouTube riconoscono che il servizio è molto identificato con la musica.

“Anche i brand su YouTube stanno innovando con spot virali indimenticabili – dice Chiara Santoro – e nel 2018 abbiamo lanciato YouTube music, perché la musica è stata sempre importante ma noi abbiamo creato una app separata in meno di 30 paesi, così si riesce a scoprire l’intero mondo dell’artista e abbiamo reso personalizzabile agli utenti i vari canali con una versione anche premium senza adv e la possibilità di ascoltare in background la musica”.

Innegabile l’impatto sull’industria musicale dello streaming di video negli ultimi 10 anni. Justin Bieber ha iniziato facendo cover su YouTube ed è diventato il teen-idol globale del decennio. Quest’anno ai Brit Awards è stata celebrata Dua Lipa, che ha iniziato caricando video dalla sua stanza online. Fedez in Italia ha iniziato questo percorso e più recentemente ci ha provato con successo Ghali.

Ma YouTube oltre a essere risorsa per affermarsi è anche risorsa per ispirarsi: “In molti video di Beyoncé ci sono coreografie che si vedono online, quindi il servizio è più che modo per emergere è un modo per ispirarsi”, dice Santoro.  Oggi molti imparano addirittura a suonare attraverso YouTube “come Massimo Varanini che ha lezioni di chitarra seguitissime”.

‘Tutto questo per dire che il digital adv crescerà ed entro il 2021 il video conterà per l’82% del traffico totale di internet. Sarà un bene? Creativamente pare di sì:Anche ora i brand lavorano sempre più come content creator in modo direct to consumer, l’industria musicale distribuzione innovata direttamente al consumatore”.

MIA – Musica Indipendente Associata è l’Associazione di categoria italiana che rappresenta e promuove gli interessi dei produttori fonografici, delle etichette discografiche e dei distributori musicali.

Nasce dall’unione trasversale di quelle realtà indipendenti che caratterizzano il moderno mercato musicale, che hanno deciso di condividere la loro capacità di dialogo costruttivo e senza pregiudizio, in una visione comune ed attuale, delle effettive esigenze della discografia indipendente italiana, da un lato sempre più protagonista nel mercato globale ma, per contro, troppo poco tutelata e rappresentata sia a livello istituzionale che nei confronti delle major discografiche e dei grandi provider internazionali.

L’acronimo MIA esprime il senso di appartenenza dell’associazione ad ogni nostro associato, il nostro principio fondatore e la visione di un’associazione di categoria trasparente e moderna, capace realmente di essere sempre in prima linea rispetto alle evoluzioni del mercato e nel mettere al centro delle sue attività, l’informazione, la crescita ed il benessere degli associati e della categoria tutta.

Le frenetiche dinamiche dell’odierno mercato musicale fanno nascere continuamente nuovi e più specifici bisogni per i produttori musicali indipendenti, dal semplice essere correttamente e puntualmente informati circa le effettive dinamiche in atto, alla necessità di avere finalmente attribuzioni analitiche per tutti i flussi economici che interessano le utilizzazioni dei contenuti musicali, passando per una regolamentazione delle posizioni dominanti e dei fenomeni distorsivi della concorrenza, che troppo spesso i piccoli indipendenti subiscono, fino ad una revisione della normativa IVA che interessa la circolazione di beni immateriali.

La nostra Associazione ha quindi l’obbiettivo di tutelare e promuovere concretamente gli interessi degli Associati e della categoria, sia sul Mercato che presso le Istituzioni politiche nazionali e comunitarie.

L’associazione chiede maggiore trasparenza nei criteri di rilevazione dei dati ufficiali del consumo di musica in Italia e nell’attribuzione del market share degli indipendenti. E soprattutto l’introduzione di una Classifica musicale “a valore” che includa tutti i principali servizi digitali capaci di generare ricavi.

 

 

Federico Montesanto, presidente della neonata associazione MIA

Alle istituzioni MIA chiede ufficialmente l’applicazione dell’agevolazione IVA già praticata in sede europea agli esportatori abituali di beni materiali, anche ai ricavi generati sui servizi digitali internazionali da beni immateriali quali i file digitali. E anche la regolamentazione delle quote minime garantite sugli spazi promozionali che generano ricavi e diritti, in ragione del market share reale.

In foto d’apertura: Federico Montesanto, presidente MIA, Musica Indipendnete Associata, e Chiara Santoro, Music Content partnerships Manager di YouTube.



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