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Society

Society - 27/10/2016

Altri tempi, altri miti è il tema della Quadriennale di Roma

Dieci sezioni al Piano Nobile di Palazzo delle Esposizioni della Capitale. Artisti contemporanei accostati agli storici in un libero percorso.

quadriennale

Il Palazzo delle Esposizioni di Roma dove dopo 8 anni torna la Quadriennale D’arte Moderna.

La Quadriennale d’arte di Roma è arrivata alla 16esima edizione. Nata nel 1927 su organizzazione della sua Fondazione, in questa edizione è realizzata con l’Azienda Speciale Palaexpo, e dopo otto anni di assenza è ritornata al Piano Nobile di Palazzo delle Esposizioni con un’area espositiva di oltre 2mila metri quadrati.

Il percorso si chiama Altri Tempi, Altri Miti. Si ispira alla raccolta “Un weekend postmoderno. Cronache dagli anni Ottanta” dello scrittore Pier Vittorio Tondelli (1955 – 1991).

La mostra, visibile fino l’8 gennaio 2017 permette al visitatore, partendo dalla rotonda centrale, di esplorare le 10 sezioni espositive ideate da 11 curatori dove sono esposte circa 150 opere realizzate, anche per l’occasine, da 99 artisti. Affiancati ai contemporanei, presenti anche alcuni autori di generazioni passate che sono ritenuti importanti per le ricerche artistiche oggi in sviluppo. Questa 16a Quadriennale è stata pensata come una mappatura delle produzioni artistiche dell’Italia contemporanea. E ognuna delle 10 sezioni approfondisce un tema, un metodo o un’attitudine che accomuna queste produzioni.

Diamo uno sguardo veloce alle 10 sezioni.

Simone Ciglia e Luigia Lonardelli in I would prefer not to/Preferirei di no presentano una selezione di autori esemplificativi di un’attitudine diffusa del fare arte oggi, riconducibile a un sottrarsi, a un resistere a codificazioni identitarie.

Michele D’Aurizio con Ehi, voi! propone la ritrattistica come linguaggio tramite cui attraversare le vicende più recenti della nostra arte, per la sua capacità di esprimere una commistione tra sfera individuale e sfera sociale.

Luigi Fassi con La democrazia in America invita ad approfondire alcuni aspetti della storia dell’Italia contemporanea attraverso una rilettura del pensiero di Tocqueville.

Simone Frangi in Orestiade italiana volge lo sguardo al contesto del nostro Paese nei suoi versanti culturale, politico, economico, con una riscrittura analogica e corale di alcuni nuclei di un lavoro filmico di Pasolini.

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Marinella Senatore – Protest Forms Memory and Celebration, performance

Luca Lo Pinto in A occhi chiusi, gli occhi sono straordinariamente aperti sonda i temi del tempo, dell’identità, della memoria, letti in continua metamorfosi all’interno della relazione tra il singolo e la collettività.

Matteo Lucchetti in De Rerum Rurale pone al centro dell’attenzione la ruralità come spazio reale e speculativo nel quale descrivere e re-immaginare il sistema di relazioni tra ambiente naturale e antropizzato, anche nella sua profondità storica.

Marta Papini in Lo stato delle cose propone un impianto in progress nel quale la rotazione di artisti molto diversi instaura uno spazio dialettico tra le singole ricerche e tra queste e il pubblico.

Cristiana Perrella in La seconda volta individua un nucleo di autori accomunati da un interesse per l’uso di materiali densi di storie già vissute che reinterpretano in insospettabili combinazioni, secondo una poetica della rasformazione.

Domenico Quaranta con Cyphoria analizza l’impatto dei media digitali su vari aspetti della vita, dell’esperienza, dell’immaginazione e del racconto.

Denis Viva in Periferiche individua nel policentrismo un’originale condizione strutturale del nostro territorio che permea anche la nostra cultura visiva.

Come succede a Milano con la Design Week anche a Roma in occasione di questa Quadriennale è previsto un ampio programma di eventi distribuiti in tutto il territorio capitolino chiamato Fuori Quadriennale.

La 16a Quadriennale, è sponsorizzata da ENI, BMW Italia, AXA Italia e AXA Art, Illy Caffè, Fondazione Altagamma, L’Hotel de Russie e Ferrovie dello stato.

Informazioni sul sito ufficiale della mostra.



Francesco D'Agostino
Figlio degli anni 90, spinta digital-social di The Way, si è fatto le ossa nel patinato mondo di To Be Magazine. Per scoprire che il dandy elegant che stava impersonando necessitava di una vetrina all’altezza anche sul web. Senza cercare altrove, se l’è creata da solo. Mette passione solo in quello che gli interessa veramente. Al resto nemmeno ci pensa. Grafica, biz obsession e una giusta dose di involontaria leadership lo proiettano sempre al minuto dopo.
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