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Society

Society - 22/06/2019

Anche a Salerno la via del green chiama a raccolta i comuni

Vale la pena lottare per la terra. Come si sta facendo a New York. In un'area densamente popolata della Campania, Vittorio Sangiorgio ci racconta cosa si può fare.

“La grande sfida che io lancio a tutte le amministrazioni è quella di costruire un percorso che porta alla realizzazione di una conferenza del verde urbano della zona. Si potrebbe presentare una progettualità in Unione Europea”. A lanciare l’appello è Vittorio Sangiorgio, ex Presidente della Coldiretti Provincia di Salerno ed ex Presidente della Coldiretti Giovani, titolare di Villa Modestina: un piccolo polmone verde nella città di Pagani, nel territorio dell’agro-nocerino-sarnese, dalla quale lancia questo ambizioso progetto denominato: Paganigreen.

Ci troviamo in un territorio estremamente fertile quanto densamente popolato: il lembo di terra che congiunge le province di Napoli e Salerno in Campania è congestionato da un’urbanistica confusa e ricco allo stesso tempo di bellezze naturali e specie di green da proteggere. Terra e cielo sono baciati dalla fortuna: qui splende il sole e la terra di origine vulcanica fa il resto.

Presentato lo scorso 22 aprile, in occasione della giornata mondiale della Terra, ‘Paganigreen’ è stato inizialmente sottoscritto da “40 candidati consiglieri comunali e l’attuale sindaco ha già dichiarato che sarà il primo progetto sul quale lavorerà”.

“Anche perché”, ci spiega lo stesso Sangiorgio incontrato proprio a Villa Modestina, “tale progetto su carta è già stato stabilito”. Oltre all’amministrazione comunale della città di Pagani, anche altre amministrazioni del territorio dell’agro non si sono tirate indietro. Città come Nocera Inferiore e San Valentino Torio, il cui Sindaco è anche Presidente della Provincia.

“L’iniziativa è partita da Pagani” continua Sangiorgio “perché qui da poco si sono tenute le amministrative, ed anche perché Villa Modestina ha sede legale proprio a Pagani. Però il tema è quello di sensibilizzare rispetto a questa ormai non più banale tendenza sulle dinamiche del benessere e gli apporti positivi che il verde garantisce in termini di contributo nelle città”.

L’impegno preso da parte delle singole amministrazioni è soprattutto quello di garantire una maggior competenza da parte dei singoli Consiglieri Comunali “nel ramo del verde. Contattando persone preposte o comunque con conoscenza”. Lo stesso Vittorio Sangiorgio, ci illumina su alcuni esempi rivelatisi in passato negativi nella cura del territorio. Il caso indicato è quello che si definisce, nel gergo tecnico, la capitozzatura realizzata, però, fuori periodo che provoca “danni alla pianta sia nel lungo che nel breve periodo. Usando una metafora è come se a noi venisse tagliato un dito. Quel dito non ricrescerà. Se sbagli a tagliare il ramo non è che il ramo più piccolo o il germoglio nuovo andrà a sostituire quello precedente. Quel ramo per farsi ramo ci ha messo tempo. Se noi tagliamo tutti i rami, lasciando solo il tronco la pianta rimarrà tronco e la pianta andrà a morire”.

L’intervista a The Way Magazine di Vincenzo Pepe a Vittorio Sangiorgio, ex Presidente della Coldiretti Provincia di Salerno ed ex Presidente della Coldiretti Giovani, titolare di Villa Modestina

Eppure, alle volte, la potatura delle piante, come la medesima capitozzatura, svolta durante un clima afoso come quello in cui ci troviamo in questi giorni, viene realizzata fuori periodo non solo per una semplice e grave mancanza di conoscenza delle reali conseguenze ma anche, e purtroppo, nel caso in cui il personale autorizzato è disponibile.

L’intento manifestato con ‘Paganigreen’ non è solo quello della valorizzazione del verde urbano che, una volta ben specificato, apporterebbe vantaggi in relazione non solo alla vivibilità ma anche in bellezza. La bellezza medesima, in questo caso, faciliterebbe l’applicazione di strumenti a carattere turistico.

Tutto, quindi, è fortemente connesso con diversi aspetti che molto spesso vengono dimenticati oppure trattati con negligenza. Come il rapporto che sussiste tra la città e la campagna. Un rapporto non fondato sulla reciprocità fra i due ambienti, alimentando l’erronea convinzione che la campagna è intesa come elemento periferico e non parte integrante della città medesima.

Ulteriore elemento cardine ai fini del progetto: “è quello legato al marketing”. Un elemento indissolubilmente legato a quella dell’immagine, che con il verde, una qualsiasi città rivolge ad una qualsiasi persona che fa ingresso. Vittorio Sangiorgio cita l’esempio di Sorrento con le aiuole ben curate “con precisione svizzera e la città tu non l’hai vista ancora. Ma quello è il biglietto da visita”. Oltre a Sorrento si possono anche citare realtà campane come Ottaviano e San Giorgio a Cremano. Due comuni dell’hinterland napoletano che hanno applicato il concetto di verde quasi nella sua totalità, mostrando un’immagine molto positiva in chi, anche per puro caso, si trova a passare per quelle strade. Ovviamente e rimanendo nell’ambito delle aiuole di Sorrento, Sangiorgio afferma che “si possono utilizzare criteri di basso fabbisogno manutentivo”.

Il concetto di verde una volta applicato nella sua interezza oltre alla bellezza, oltre alla vivibilità, oltre al mutamento di visione che si deve avere nei confronti della campagna, comporta, allo stesso tempo, delle migliorie di impatto ambientale non indifferenti. ‘Il verde’ inteso come infrastruttura naturale, rappresentato nella sua essenza dagli alberi, riduce diversi pericoli che minano la nostra salute: ovvero lo stress, riducono le malattie cardiache, gli ictus, gli attacchi d’asma, anche i livelli di obesità si abbassano perché l’attività sportiva è incentivata; protegge la biodiversità e permette di filtrare più di un terzo delle polveri sottili.

Proprio su questo punto il discorso supera i confini dell’agro-nocerino-sarnese, gli chiediamo se nel suo progetto è prevista la possibilità della costruzione di tetti verdi. La sua risposta, comunque, non rimane solo nei confini italiani: “Noi siamo un’azienda che costruisce anche tetti verdi in giro per l’Italia, anche se nel mezzogiorno questa cosa ancora non è arrivata. Nel caso di Milano, per esempio, è quello di aver varato un piano straordinario dove nei prossimi dieci anni immetterà un milione di metri quadri di tetti verdi e lo fanno per un’esigenza. Loro non lo fanno sola per una questione di carattere ornamentale, ma per l’inquinamento e le polveri sottili. Quindi ampliando la presenza di verde il terreno riesce ad inglobare molte polveri sottili e molta Co2. Milano è quella che oggi ha il bosco verticale, un esempio a livello mondiale”.

L’altro esempio che ci viene citato è quella relativo alla città di New York: “La città è cresciuta così tanto in altezza che non ha adeguato i collettori e tutto il meccanismo della rete idraulica di allontanamento di deflusso delle acque. Per questo motivo ogni volta che piove ci sono strade che si allagano. Poiché scientificamente è provato che il verde su un tetto rallenta il deflusso delle acque, rimandandolo addirittura per qualche giorno, perché la pianta trattiene acqua, il terreno trattiene acqua, poi quello in eccesso lo rilascia nella fogna”.

In definitiva ci sarebbe anche un enorme introito economico persino sul campo immobiliare, visto che il verde fa aumentare il valore degli edifici presenti nel quartiere. Tutto ciò, però, deve essere portato avanti con estrema serietà e con la convinzione che ogni tassello del progetto è un passo in avanti in più per la salvezza stessa del nostro territorio e non solo. Infatti come sosteneva Ernest Hemingway: la Terra è un bel posto e per essa vale la pena lottare.

Testo e foto a cura di Vincenzo Pepe



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