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Society - 04/04/2019

Carlo Vanoni: “L’arte è bellezza, se la frequenti la ami”

L'autore e storico esce oggi con il volume "A piedi nudi nell'arte": "Spesso non la capiamo perché ce ne siamo allontanati".

Carlo Vanoni, storico dell’arte e divulgatore, dopo acclamate esperienze in tv e a teatro, porta in un libro il suo personale modo di vedere e raccontare la storia dell’arte.

Che mondo sarebbe se al posto del calcio l’argomento principale fosse l’arte? Sarebbe il Rinascimento”.

Questa è la frase che più rappresenta “A piedi nudi nell’arte“, una passeggiata in 250 pagine (senza illustrazioni, perché qui l’arte si racconta) attraverso capolavori di tutte le epoche raccontati con appassionante tono narrativo da Vanoni. Che, c’è da dire, ha dalla sua un’innata propensione alla performance anche quando scrive. Lo si sente, lo si guarda immaginandolo mentre ti convince con la sua ars pratoria che Giotto è stato il primo regista di fiction della storia e Lucio Fontana il più grande esploratore dello spazio. Entusiasmante quando collega la Crocifissione di San Pietro di Caravaggio, I mangiatori di patate di Van Gogh e i sacchi di juta sporchi di Kounellis. Questa sì che è una cavalcata senza ostacoli, come pochi sanno delineare. Il tutto contestualizzato in una dimensione quotidiana, quella del protagonista che riflette e ricorda, si affaccia alla finestra e fa colazione…pensando ai capolavori dell’arte.

Autore e interprete degli spettacoli teatrali “L’arte è una caramella” e “Michelangelo e il pupazzo di neve”, Vanoni per il libro che esce oggi per Solferino (256 pagine, collana Tracce, 17 euro), è essenzialmente un uomo circondato da bellezza. E la vuole raccontare.

Da che punto di vista sei partito per questa inedita narrazione?

Racconto di una giornata normale che chiunque può trascorrere: da quando si fa la spesa o si prende il mezzo pubblico a quando si entra in un bar o si visita una mostra. Non c’è bisogno di essere in una città culturalmente stimolante per immedesimarsi, cerco di spiegare che tutta la quotidianità di ogni giorno può essere uno spunto per raccontare d’arte. Non è un saggio, tono è narrativo, con una bibliografia dove cito 50 libri a cui ho fatto riferimento. I quadri sono descritti senza fotografie, l’ho voluto scrivere come un racconto.

C’è un clash temporale velocissimo in queste pagine. Com’è cambiata la fruizione dell’arte nei secoli, secondo te?

Col telefonino non potevano fare prima quello che facevamo con la macchina fotografica. E ancora prima l’immagine riproducibile era solo della pittura. L’Impressionismo è come una foto col telefonino per l’epoca in cui si è sviluppato. Infatti prima degli Impressionisti c’era una pittura da tempi lunghi, e il tubetto di colore ha cambiato tutto ciò. Non è una pittura perfetta ma rompe l’accademia ed è espressione di comodità. Si dipinge ovunque. E l’aspetto positivo è che permette di cogliere l’istante unico e irripetibile. Nella seconda metà dell’Ottocento, potersi calare nella quotidinaità era una grande novità.

Come riporti l’arte nelle vite di tutti i giorni? C’è un metodo?

Sono in una piazza e vedo le piazze di De Chirico, dalla finestra penso al taglio di Fontana che è inteso come una finestra su un altro mondo. Se ci si pensa, tanti spunti ci vengono offerti dalla quotidianità per capire le opere.

Ci sono espedienti narrativi davvero intriganti nel libro. Ci fai qualche esempio?

Vedo un negozio che vende jeans e la commessa ha i tatuaggi e parlo della body art. Smonto anche luoghi comuni, come quello dell’artista maledetto, retaggio romantico che esiste solo in un determinato momento storico. L’arte antica è più facile da ammirare perché obbedisce a canoni di bellezza in cui ci riconosciamo, ma è più difficile da capire se non abbiamo gli strumenti per capirla. A me piace parlare di tutta l’arte perché è sempre contemporanea, Giotto lo era nel 1300 Caravagio nel 1600 e Kounellis lo è oggi. In fondo gli artisti vivono stessi sentimenti ed esprimono cose diverse perché appartengono a epoche diverse. Per me la calligrafia non va confusa con la scrittura.

Secondo te il compito di un’opera d’arte qual è?

La prima cosa che deve contenere è una forza visiva, deve colpire. Poi successivamente, ti incuriosisce per il suo carattere e si fa scoprire. Dopo quel momento, chi osserva va a capire cosa ha voluto dire, se l’opera è banale è più forte la storia che l’opera. L’arte ha a che fare con l’emozione ma è un linguaggio e i linguaggi si evolvono. Per questo Caravaggio è diverso rispetto a Giotto, diverso rispetto al tempo di prima e di dopo.

Comunemente si dice: l’arte contemporanea è incomprensibile. Davvero è così?

Nel contemporaneo non conta più la manualità, come insegna Duchamp, e per questo ancora si dice: lo so fare anche io. Ma l’abilità manuale non c’entra, non è più quello il requisito. Per noi è più difficile comprendere, d’accordo, ma mi chiedo: usiamo il telefono e l’auto e non la carrozza trainata dai cavall, come possiamo chiedere all’arte di essere quella di una volta se non siamo noi quelli di una volta? Un grave errore è aver smesso di frequentare l’arte, perché se la frequentassimo non sarebbe difficile da capire.

E perché succede questo?

Perché prima la fotografia, poi il cinema e la tv e oggi i mezzi digitali, hanno sostituito il valore dell’arte nella comunicazione di massa.

Eppure oggi c’è tanto stimolo estetico sotto ogni forma. Ma capiamo sempre meno l’arte.

Era inevitabile. Ci formiamo guardando la televisione e non i quadri, la pittura non ha più il monopolio dell’immagine. In fondo sono delle finestre sul mondo di cui abbiamo sempre avuto bisogno. La domanda vera è: perché non ci viene da documentarci su quello che vediamo?

Domandona: è l’arte che fa il suo tempo o viceversa?

Un’opera d’arte è concepita dall’artista e partorita dall’epoca, o viceversa. Noi viviamo quest’epoca ma non conosciamo gli artisti dell’epoca in cui viviamo, non è straordinaria questa contraddizione? Se chiedi un nome di un pittore chiunque ti risponderà Giotto o Van Gogh. Mentre se chiedi il nome di un attore o cantante probabilmente salterà fuori un nome contemporaneo, perché in questa epoca storica sono più importanti loro dell’arte visiva. E comunque la loro popolarità si basa sull’immagine. Una volta i pittori dipingevano, oggi il cinema  si guarda, la musica si guarda. Se è tutto immagine, l’artista stesso diventa immagine.

E siamo arrivati alla pop art!

Infatti Andy Warhol è stato il primo a diventare un artista con un immagine riconoscibile perché iconica.  Oggi conosciamo il papa dalla tv e non c’è più bisogno della pittura per rappresentarlo. L’arte visiva patisce il dominio dell’immagine degli altri mezzi.

Domandona numero due: il mercato è un alleato o un nemico dell’arte?

Quando parlo dei primi mercanti galleristi tra fine Ottocento e Novecento nel libro, è un racconto legato al passato, quando erano loro a decidere in maniera rigorosa i posizionamenti. Oggi devo essere sincero, è grazie al mercato che esiste ancora l’arte altrimenti avrebbe fatto la fine della poesia e della danza. Nessuno le considera. Oggi, la vera forma d’arte è l’economia. Se togli la parola ‘arte’ dal Rinascimento non resta niente. E se togli l’economia dall’oggi non capisci il nostro tempo. Rassegnamoci: quello che fa il mondo oggi è l’economia.

 

Presentazioni del libro (in via di aggiornamento): 11 aprile a Sondrio, 12 a Sesto San Giovanni, 13 Legnago.

 



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