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Society

Society - 03/06/2020

Chernobyl e Nefesh: binomio musica e immagini per il film “The Zone”

Un viaggio attraverso le vestigia sovietiche, nel mezzo di una natura selvaggia e contaminata, un amorevole tributo al capolavoro di Tarkovsky “Stalker”.

Chernobyl, a 34 anni dal disastro nucelare russo che sconvolse, l’Europa, è ancora materia di contaminazione delle arti. Forse perché l’atmosfera post-atomica si riferisce anche alla condizione che stiamo vivendo in questi mesi, ma sembra tutto molto attuale. Quello che fanno i registi Alessandro Tesei e Pierpaolo Mittica con il loro film “The Zone”: si introducono nella zona di esclusione di Chernobyl , al seguito di un gruppo di stalker, filmando una delle avventure più incredibili mai documentate. Racconteranno una storia romantica, fatta di amicizia e di libertà, di amore per un mondo senza speranza. Un viaggio attraverso le vestigia sovietiche, nel mezzo di una natura selvaggia e contaminata, un amorevole tributo al capolavoro di Tarkovsky “Stalker”, al libro dei fratelli Strugatzky ” Picnic sul ciglio della strada”, e al videogioco “S.T.A.L.K.E.R.”.

STALKER è anche il titolo del nuovo singolo della band marchigiana NEFESH, tra le band  alternative rock più apprezzate del settore. Stalker è il brano conclusivo della colonna sonora di The Zone, questo docu-film che entra di forza nel mondo sotterraneo degli Stalker: giovani ucraini che entrano nella Zona di esclusione di Černobyl sfidando sia la natura (radiazioni ancora a livelli stellari) che i militari che presidiano tutto il perimetro e l’area interna rendendola legalmente inaccessibile.

I Nefesh sono assieme dal 2005 e da poco hanno accolto un nuovo cantante, 2005, si sono esibiti in Italia, Lettonia, Slovenia, Inghilterra e Estonia, attualmente con quattro dischi all’attivo: Nefesh (2006), Shades and Lights (2011), Contaminations (2014), Panta Rei (Novembre 2018). Durante più di 10 anni di attività sono stati presentati dalle riviste specializzate come una fra le migliori realtà alternative rock, su tutti le riviste cartacee Metal Maniac e Rock Hard.

Questo entrare senza apparente motivo nella zona di esclusione, ancora permeata di radiazioni altissime, camminando chilometri e chilometri al freddo, a piedi, spesso di notte nella foresta per non farsi scoprire dai militari, rischiando di essere attaccati da lupi o orsi che la popolano, dormendo in posti abbandonati, per raggiungere “la Città Morta” di Pryp’jat’  riscoprendo un mondo che si è fermato nel tempo e dove tutto è rimasto come è stato lasciato nel 1986, trasmette un romanticismo nero, una sorta di nichilismo contemporaneo che passa lo schermo e si attacca addosso allo spettatore.

“Černobyl è l’unico luogo in cui mi sento libero, qui posso essere artefice del mio destino”, dice nel video Jimmy, uno dei protagonisti: “È un grande universo che si insinua nella tua mente”. La parola Stalker riprende il nome dall’omonimo film di fantascienza realizzato nel 1979 da Andrej Tarkovskij e dal precedente libro dei fratelli Strugatzki, da cui ne deriva un’immagine dello Stalker come di una specie di guida che può condurre in luoghi magici e inaccessibili.

 

La canzone prende spunto dalle parole dei protagonisti di The Zone e del libro e cerca di raccontare in musica questa sensazione di statico tumulto emotivo, di un movimento, di un cammino quasi spirituale che però alla fine sembra non lasciare niente in mano a parte il silenzio delle radiazioni che si attaccano addosso alla pelle e di una vita che non ha altro da offrire oltre a un miraggio scuro di salvezza. Proprio come la leggenda dello Stalker Nero, il mito dello Spirito dello Stalker che vaga nella Zona indossando la maschera antigas e che dovrebbe, forse, proteggere le sue guide come fossero suoi sacerdoti. Stalker Nero, rappresentato nel film e nel video clip da una donna come simbolo di quelle prime morti del disastro nucleare.

Il ritornello del brano richiama una frase di uno dei protagonisti del film. Dopo giorni passati camminando, a un passo dalla città morta, esausti, si chiedono cosa fare e la guida risponde “Bevi, fuma e dormi, come sempre”, piccole cose, piccoli piaceri in momenti fuggenti, una sorta di carpe diem dei nostri tempi.

Un’altra fonte d’ispirazione per il film e per il testo di questo brano è, come già scritto sopra il libro dei fratelli Strugatzki da cui cito: “[…] Tutta la disgrazia è qui, non ci accorgiamo degli anni che passano. Anzi, che importano gli anni, non ci accorgiamo che tutto cambia. Abbiamo visto molte volte con i nostri occhi cambiare tutto e allo stesso tempo non siamo assolutamente in grado di capire il momento in cui il cambiamento ha luogo, oppure non cerchiamo il cambiamento dove dovremmo cercarlo. Nessuna forza è in grado d’impedire a questa terribile marea di crescere. […]”

La coda finale strumentale riprende e porta a compimento il tema del pellegrino, del Der Wanderer Schubertiano, del cammino verso una strana e discutibile meta. I passaggi repentini dal maggiore al minore ne rappresentano l’instabilità e l’incertezza sia fisica che spirituale.  Questo finale strumentale di un minuto e mezzo su un brano di 4 e mezzo in cui si esalta il Tema del Cammino del film, suggerisce di fatto che forse il centro di tutto è il cammino stesso più che la mèta da raggiungere.

Sul sito TheZoneMovie.com si legge: “Il nostro obiettivo è di raggiungere l’ obiettivo di 30.000 euro , che ci permetterà di completare le riprese, il montaggio e le fasi di post produzione, di acquistare i filmati originali d’epoca, di far comporre la colonna sonora originale e di terminare tutte le traduzioni dal russo.
Per noi è essenziale avere la possibilità di lavorare con professionisti che ci aiutino nel progetto, dal Maestro Luca Lampis , all’attrice e doppiatrice Vanina Marini”.

La pellicola è completata ma si può ancora sostenerla.



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