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Society

Society - 02/09/2020

Chiara Ferragni e la cultura: reprise a Palazzo Barberini

La famosa influencer alla scoperta dei capolavori di Caravaggio e Baglione custoditi nel prestigioso palazzo romano.

Quando aveva visitato la Galleria degli Uffizi a Firenze, il weekend dopo, il tasso di visitatori teen era considerevolmente aumentato. Chiara Ferragni, influencer italiana vicina alla platea di 20 milioni di persone, è la nuova ambassador della cultura secolare del nostro paese, ora che si è vista anche a Palazzo Barberini a Roma.

Che piaccia o meno, il fatto di vederla aggirarsi in una stanza affrescata piace, forse piace di più della solita foto in prima fila alla sfilata di uno stilista blasonato. Che poi si sa, l’italianità è fatta proprio dall’incontro fortunato tra il presente frizzante e creativo e il passato con la bellezza inarrivabile e invidiata in tutto il mondo.

L’altro giorno alla Galleria Nazionale d’Arte Antica Palazzo Barberini Corsini a Roma, Chiara Ferragni, guida e mascherina al seguito, ha scelto di visitare Palazzo Barberini per scoprire uno dei più importanti musei romani. Sui social è apparsa immortalata accanto alla Giuditta e Oloferne di Caravaggio e all’ Amor Sacro e Amor Profano di Giovanni Baglione.

Già il “caso mediatico” era nato a Luglio con un selfie che ritraeva l’influencer agli Uffizi di Firenze accanto alla Venere di Botticelli e se allora il Direttore del Museo Eike Schmidt aveva manifestato tutta la sua verve “giovanilista” dichiarando una «visione democratica» dell’arte dall’altro lato c’era chi, tra gli studiosi, non ne aveva condiviso la scelta come Tommaso Montanari il quale criticandone “l’operazione” sosteneva come la Primavera di Botticelli fosse diventata una “testimonial alla Ferragni” e non l’inverso.

Sarcastico e pungente stavolta è stato l’intervento di Daniele Radini Tedeschi, uno tra gli autorevoli  studiosi del Caravaggio, che dal suo canale Instagram, seguito da oltre trentaseimila follower ha vivacemente commentato l’accaduto ponendo l’attenzione sulla necessità di una emancipazione dei Musei, specie se pubblici e statali, da mode, social, scelte di marketing o testimonial. Ma l’arte, fino a prova contraria, è davvero per tutti.



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