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Society

Society - 09/10/2016

Claudio Lisanti: il pasticciere quercia di Bake Off Italia 2016

Il vincitore morale di Bake Off Italia si racconta in esclusiva per The Way Magazine alla scrittora Cinzia Alibrandi.

Ho conosciuto Claudio Lisanti all’ultima edizione di Sweety of Milano complice una delle 20 concorrenti e cara amica Rossella Lattaruolo, che mi ha presentato in blocco i contendenti dell’attuale edizione di Bake off Italia.

In un susseguirsi favorevole di eventi ‘dolci’ in città, ci diamo appuntamento al Cake festival in scena a Milano lo scorso weekend.

Eppure tra sorrisi affettuosi e abbracci spontanei, mi ha colpito l’atteggiamento schivo di Claudio Lisanti, che ha mostrato la sua vera arte di pasticciere nelle puntate del programma messe in onda su Real Time, confezionando delle squisitezze da collasso glicemico e da vere e proprie apnee da desiderio di afferrare quelle meravigliose torte e sbranarle, come se non ci fosse il triste domani della pesa sulla bilancia!

Lisanti, che nel cognome evoca un’emissione celestiale, ha invece l’aspetto di una solida quercia dai multiformi rami frondosi, che affonda le proprie intricate radici in quella regione umile e orgogliosa chiamata Puglia.

Claudio fa fatica a darmi il tu, si dichiara onorato di conoscermi e quando nel corso della giornata verrà a più riprese fermato per complimenti e selfie, mantiene indefessamente un’espressione pacifica e contenuta, di chi quel chiasso intorno a lui l’ha pagato con la moneta sonante della lotta quotidiana, salendo gradino dopo gradino il riscatto suo e della sua famiglia. Arriva a chiedermi se non avendo vinto, meriti comunque l’intervista.

Ribadisco che non solo la merita, ma è un piccolo risarcimento, tra i tanti, di una delusione che per una legge del contrappasso dantesca è amara quanto i suoi dolci, che tanto l’hanno fatto amare dal pubblico di estimatori culinari.

Infatti, oltre al mio parere di scrittora smoderatamente golosa, la rete lo acclama a pieni voti e a suon di like, rivendicandogli un podio negato: e il giudizio del popolo, è sovrano, si sa.

Chi è Claudio Lisanti?

Sono un quarantaquattrenne nato a Canosa di Puglia, che nel suo passato vanta essere stato paracadutista nella gloriosa ‘Folgore’, assai abituato al rischio, non ho mai avuto paura di lottare per guadagnarmi ogni centimetro sulla strada della mia vita. Figlio di contadini, sono cresciuto a pane e sacrificio, e in famiglia siamo sempre stati vinti dall’essenziale. Mia madre, per mettere in tavola, cucinava tutto in casa, ed è da lei che imparai a fare le mitiche orecchiette e il pane. Eppure, sosteneva che il pranzo deve chiudersi con un dolce, per mettere il miele in bocca e aiutare a mandar giù l’amaro di ogni giorno: un po’ di farina e zucchero, amalgamato a tanto amore, e sfornava un ciambellone delizioso di cui ancora oggi avverto in memoria il sapore unico, perché condito dell’ingrediente speciale che è l’amore materno.

Hai un passato di grande sportivo.

L’impegno dello sportivo equivale a quello della terra. Un detto recita ‘no pain no gain’, ed a me non ha mai fatto paura la fatica! Da agonista ho vinto il campionato italiano di Body Building nel 2001 e nel 2002 sono arrivato 5^ ai mondiali. Sono stato velocista nei 100 metri di atletica leggera, dopo mi ruppi la cartilagine della caviglia e questo sgambetto della vita mi costrinse a fermarmi.

Come sei arrivato alla decisione di metterti in gioco facendo il provino per Bake Off Italia?

Mi ha iscritto mia moglie, che assistendo alle tante ore tolte al sonno per creare le mie torte, e l’amore riversato su loro, come figlie femmine non avute, è stata la prima sostenitrice. Francamente non credevo mi chiamassero, invece la convocazione al casting accende la voglia di competere, specie quando comprendo che dopo un’ora di colloquio, gli autori erano letteralmente rapiti e catturati dalla mia storia e dalla torta di presentazione. Uscii dalla sala carico di sentori positivi, e lo confidai tremante a mia moglie. Quando su 16mila domande entri nella rosa dei 20, comunque sia andata, hai vinto.

lisanti alibrandi

Claudio Lisanti alla nostra Cinzia Alibrandi: “Il riscatto non sono ricchezze, ma avere certezze per il domani”.

Mi descrivi la torta della selezione?

Più che spiegarla, ai provini la raccontai quasi vivisezionandola. Devi sapere che io creo ispirato, e quando sono in cucina, non ho idea fino in fondo dell’aspetto finale della torta, che magari sull’onda emozionale modifico in corso d’opera. Questa era una torta al pistacchio e cioccolato e mandorla chiamata da me ‘Soffio di mandorla e pistacchio’, con in cima due petali ornamentali bigusto, rievocanti il soffio del fiore. Io nomino tutte le torte, le amo indistintamente, anche se l’ultima mi appare sempre la più bella, in una sorta di continua ricerca della perfezione.

Dal rapporto esterno alla trasmissione, ho notato rivalità e piccole ruggini, anche normali visto che si tratta di un contest.

Normale che in un contest, accadano rivalità: in effetti noi partecipanti ci siamo divisi in due ali, che costituiscono il diverso sistema di intendere la vita. Con le cicatrici che ho sulle spalle, sono un tipo quieto, che consegna rispetto al rispetto, che da’ l’anima nel rapporto onesto. Eppure anche qui, come nel quotidiano, ho provato delusione nell’accorgermi che in alcuni non vi era eguale sincerità. Una gara porta inevitabilmente agli scontri, venivo addirittura rimproverato dagli autori per il mio essere troppo pacato! Ma a casa mi vedono i miei figli, per cui sono un esempio, e preferisco abbassare l’audience e aumentare la loro considerazione: ecco perché non sono mai uscito fuori dalle righe.

Ritieni ingiusta la tua eliminazione che tanto stupore e indignazione ha scatenato sui social network?

Comunque mi ritengo soddisfatto da quello che tu e tutti affermate elevandomi a vincitore morale. Anche i miei colleghi mi riconoscevano una superiorità, ed addetti ai lavori, mi hanno spiegato che non ero allineato con il talent, risultando troppo avanti nell’arte dolciaria. Inutile dirti che mi riempie d’orgoglio, sentirmi definire il più completo e versatile pasticciere di tutte e quattro le edizioni! Anche se nel giorno dell’eliminazione ho avuto problemi tecnici, che al montaggio sono stati tagliati, come la frase di Knam che assaggiati i miei mostaccioli, ebbe a dire che li portava a casa sua, tanto li aveva apprezzati! Ho aspettato trenta minuti per la sostituzione del frullatore, e pure il secondo non funzionava!

Il tuo rapporto con i giudici e con la presentatrice Benedetta Parodi?

Con Knam il mio modo di essere diretto ha scaturito un rapporto senza intoppi, la signora Clelia D’Onofrio era forse poco avvezza alla mia semplicità, la immagino in un mondo assai diverso dal mio, eppure i suoi occhi azzurri erano sinceri di fronte al mio operato. La Parodi è gentilissima, mi ha aiutato perorando pubblicamente il mio reale disagio nell’ultima puntata, denunciando il ritardo con cui sono arrivati i soccorsi richiesti. La persona più affine a me è Alberto Lamberto Marino, meridionale e di origini semplici, ha particolarmente apprezzato la mia prova del ‘pan prosciutto’ simbolo puro della miseria contadina, dove l’affettato si crea con la farina per illudere il palato e la povertà assieme! Tutti mi hanno confidato l’emozione di quel momento televisivo, in cui ho messo con onestà a nudo le mie origini e la verità della terra che non tradisce mai. Bello farlo vedere ai giovani oggi, per insegnare che il sacrificio porta alle conquiste, e maggiore è il sudore che gronda dalla fronte, più alto sarà il tetto raggiunto.

Ora che le luci si sono spente, come intendi sfruttare al meglio questa notorietà che diversamente potrebbe spegnersi in modo infruttuoso?

Non ho grandi pretese, e questa notorietà non ha staccato i miei piedi dalla terra: sono quasi a disagio di questo clamore attorno a me che ho sempre praticato la mia arte quasi in sordina. Io sono autodidatta, non ho grandi maestri e scuole da esibire nel curriculum: non me le potevo permettere! Provavo all’inizio vergogna, io così fisicato e dall’aspetto rude, esibire da palestrato una passione così delicata e dolce -passami il controsenso- come fare i dolci stessi! E che gioia osservare gli occhi sgranati di stupore dei bimbi di fronte alle mie torte, e gli adulti gustarle commentando con giudizi eccellenti. Allora desidero allargare questo riscontro e trasformare in lavoro la passione. Devo andare a Bergamo prossimamente, ho da poco avuto colloqui alle porte di Roma e in un’azienda dolciaria pugliese dove dovrei creare dolci impiegando i loro prodotti. Ovviamente è tutto da valutare: d’arte non si vive, e come successo a mia madre, devo mettere a tavola il futuro per i miei due figli, con una paga onesta.

Hai un rimpianto passato?

Il rimpianto è legato al fatto che mia madre non ha potuto assaggiare le mie torte: la passione si è sviluppata in modo serio solo dopo il suo addio definitivo. Le ho dedicato a ‘Bake off’ La scala verso il paradiso’ in pasta di zucchero con una nuvola in zucchero filato e la scala in cioccolato, simbolo dell’ascesa in Paradiso. Oltre a lei, è un doveroso omaggio a mio padre, e a tutti i cari che spero mi proteggano da lassù, come l’amico Adriano, guardia giurata che morì in servizio, il cui nome ho consegnato a uno dei miei figli.

Qual è il dolce che più soddisfazioni ti ha dato e quello che ancora devi realizzare e hai in mente?

Ti cito nella prova legata alla panificazione, ‘i ricci e il coccodrillo’‘, dove i ricci sono i miei bimbi e il coccodrillo le insidie della vita. La mia arte deve essere un tramite tra il mondo attuale e quelle tradizioni antiche, a me tanto care perché sono il mio passato, che non devono perdersi. Ho in mente tante torte future: su tutte una dipinta a mano con a tema un colorato paesaggio primaverile. Mi ritengo specialista in decorazioni, creo gli schizzi delle torte, perché ho un’inclinazione spontanea verso il disegno. Il mio mito, è il ‘boss delle torte’ Buddy, e il sogno ad occhi aperti amando molto il decoro barocco in pasta di zucchero, suo vero must, che preferisco alla tecnica fredda della glassa a specchio, sarebbe lavorare nel suo magnifico staff americano.

Mi hai parlato del desiderio di lasciare il tuo piccolo e amato paese per creare un futuro ai tuoi due amati figli. Cosa significa per te il riscatto sociale?

Dare un messaggio non solo ai miei figli ma ai giovani in genere, sul valore del mestiere, che se tieni in mano, sarà una guida infallibile nel percorso dell’esistenza. Il riscatto non è avere ricchezze: io penso in piccolo, come la mia storia di vita saggiamente suggerisce. Il vero riscatto è avere un futuro senza l’incertezza del domani. A questo proposito, la mia presenza al ‘Cake festival’ di Milano, mi ha fatto incrociare nuovi ammiratori della mia arte pasticcera e incontrare e confrontarmi con i maestri del settore, con cui mi piacerebbe definire un futuro progetto di collaborazione lavorativa.

 

L’intervista è terminata e la scrittora augura che per ogni boccone amaro della vita, per tutti giunga il momento di assaporare il dolce.



Cinzia Alibrandi
Autrice messinese ma milanese di adozione, laureata in Lettere presso l'università "La Sapienza" e diplomata all'"Accademia di arti drammatiche" di Roma. Ha un passato di attrice, specialmente teatrale, con qualche incursione nel cinema. Oggi insegna italiano e storia al liceo artistico milanese "Boccioni", dove ha ideato, ha organizzato e ha curato i "giovedì letterari", aperti sul territorio, per la biblioteca intervistando autori italiani di spicco nel panorama nazionale. È tre volte edita con 'Anna e i suoi miracoli' - Armando Siciliano editore, 'Petali di Marta' - Ensemble e con 'Torna a casa lettera' - Ensemble, Collana Pongo (di cui è direttrice editoriale). Ha girato in Italia e all'estero (Dublino e Londra) con degli happening legati al lancio dei suoi libri, stabilendo un ponte culturale con noti stilisti (Chiara Boni, Maria Grazia Severi, Martino Midali, Cettina Bucca, Gerardo Orlando) ed orafi raffinati (Stroili, Stellina Fabbri, Francois Larnè, Pippo Alvaro). I suoi romanzi hanno la prefazione prestigiosa di Andrea G. Pinketts; "Petali di Marta" si avvale della copertina a opera della fotografa di moda Agnes Spaak, sorella dell'attrice Catherine. 'Premio Sicilia'- sezione Letteratura - nel 2014 e Premio 'Orgoglio siciliano' 2015 - sezione letteratura. Ha ideato e ha curato per "Assodigitale"per un biennio una rubrica settimanale molto seguita, "tacco & stacco". Attualmente collabora con il settimanale ORA. Ha curato il romanzo di Dalila Di Lazzaro 'La vita è così' - Piemme/Mondadori
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