29 Ottobre 2020

“Distantanee”, le fotografie di Gaia Menchicchi rivivono il (primo) lockdown

La distanza (temporale) per capire meglio quello che ci è davvero successo in un momento di distanziamento (fisico). La città di Milano in bianco e nero in un tempo sospeso.

29 Ottobre 2020

“Distantanee”, le fotografie di Gaia Menchicchi rivivono il (primo) lockdown

La distanza (temporale) per capire meglio quello che ci è davvero successo in un momento di distanziamento (fisico). La città di Milano in bianco e nero in un tempo sospeso.

29 Ottobre 2020

“Distantanee”, le fotografie di Gaia Menchicchi rivivono il (primo) lockdown

La distanza (temporale) per capire meglio quello che ci è davvero successo in un momento di distanziamento (fisico). La città di Milano in bianco e nero in un tempo sospeso.

Il libro fotografico Distantanee nasce da un’esigenza, che è quella di “rivivere il lockdown in immagini” sperando che non torni. In questo, Gaia Menchicchi ha messo dentro queste immagini in drammatico bianco e nero, l’impellenza della condivisione e il bisogno di conoscere qualcosa che non siamo ancora in grado di capire. È un racconto fotografico di un tempo fluido, sospeso, che ha mutato per sempre il concetto stesso di ‘impossibile’.

A Milano solo i food delivery per strada. Le Colonne di San Lorenzo, celebre luogo di incontro a qualsiasi ora del giorno, completamente deserte.

Per fissare questi momenti, per renderli in qualche modo ‘altro da noi’ bisogna guardare da lontano che cosa ci stava succedendo davvero. Perché la raccolta di queste immagini è potenza e ricordo, ma anche monito e strumento. Il racconto del tempo sospeso prende forma nelle immagini distanziate della fotografa milanese Gaia Menchicchi, che ha colto con il bianco e nero la non-realtà che stiamo vivendo.

Le parole che accompagnano questo libro sono sensazioni, letture, pensieri, idee della giornalista Anna Prandoni, che ha accompagnato da lontano l’autrice nei momenti degli scatti, e ha colto le sue sensazioni, mutuandole con quelle che viveva personalmente nelle stesse situazioni. Il filo rosso che ha unito queste due distanze, digitalmente, ha creato un itinerario ideale nel tempo sospeso, vissuto distante, ma percepito comune.

Duomo e biciclette senza persone. Il lockdown della primavera 2020 a Milano nel libro “Distantanee”.

È un modo per vedere come ci ha trasfigurati, trasformandoci in chi non siamo mai stati. Non solo dunque una descrizione fotografica e narrativa dello spazio che narra con i suoi vuoti la nostra realtà, ma i pensieri di uomini, donne, giovani e anziani, con le loro file ai supermercati e le loro mascherine.

IL NOME – A colpire è anche il nome del progetto. Distantanee perché queste immagini e queste sensazioni sono nate dalla distanza, ma sono state colte nell’attimo del tempo dilatato. Foto tutte in bianco e nero, che forzano la sensazione di sospensione in cui tutti siamo stati costretti a vivere, foto di persone sole in mezzo a piazze assurdamente piene del loro senso di assenza e mancanza. Cancelli chiusi e con lucchetti, per luoghi nati per essere aperti e sociali. L’inquietudine di gesti, visi e corpi fermata da uno scatto in un istante che pare dilatarsi all’infinito, come questo assurdo periodo di forzato isolamento che abbiamo (non) vissuto.

Libro Fotografico, 92 pagine, rilegato a mano

www.distantanee.it

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