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Society - 13/05/2020

Fabrizio Giaconella di Visionari: “Un casco da stampare in 3D potrebbe aiutare nella lotta contro il Coronavirus”

Il giovane attivista/volontario e project leader dell'associazione Visionari ci racconta la sua invenzione. Che potrebbe mettere in sicurezza anche le scuole.

Fa un certo effetto parlare con il project leader di Visionari MAKEIT, Fabrizio Giaconella, e ascoltare la sua esperienza che è a tutti gli effetti una lezione di imprenditoria benefica e marketing. Romano di 20 anni, Fabrizio è quello che tutti vorremmo raccontare di questa Italia a volte vetusta e immobile. Una speranza, per dirla in una parola. Soprattutto ora che ha inventato un casco di materiale plastico che si stampa e protegge le persone dalla minaccia più temibile di questo 2020: il Coronavirus.

“Devo ringraziare tutti i ragazzi che fanno parte della nostra squadra – ci spiega raccontando il progetto che è già stampato in 3D per vari ospedali e istituzioni – , senza di loro sarei perso. La task force dei volontari a capo del progetto MakeIT è composta oltre che da me, da Anouar Jamali, Web Developer and Social Media, Rolando Roberto, Special Advisor di FabLab e laboratori di stampa 3D, Dario Piermatteo Special Advisor rifornimento di materiali e community manager, Andrea Mazziotti Special Advisor e web Developer and Social Media“.

Lo scudo protettivo che si stampa in 3D. Fabrizio Giaconella di Visionari.org ci racconta come si fa e a cosa serve.

Sono i volontari di Visionari, la ETS-APS prima non-profit italiana che riunisce tecnologi, imprenditori, dottori e le menti più creative per insegnare le competenze del 21° secolo e cambiare il paese con progetti ad alto impatto sociale.

“La motivazione per questa avventura – racconta Giaconella – me l’ha data un mio vecchio diario con una frase JFK: chiediti cosa puoi fare per il tuo Paese. Da lì ci siamo quindi orientati sulla stampa 3D per realizzare questi scudi protettivi, perché era una risorsa abbastanza accessibile”.

Il progetto MAKEIT che riunisce le community di makers in Italia è stato il motore dell’iniziativa. In prima battuta sono stati autoprodotti 2mila scudi da indossare per contribuire a proteggersi, distribuiti direttamente nei “posti caldi” anche se i materiali sono molto difficili da reperire. Il prodotto per fare il cerchietto è PLA, materiale plastico che si può riciclare, oppure TPU, una gomma che viene stampata e viene usata anche per prodotti sanitari. La parte trasparente è più complicata: “Usiamo fogli di acetato che purtroppo in Italia sono prodotti da poche aziende. Attualmente stiamo cercando di capire chi può fornire in Italia grossi quantitativi, ma vogliamo che sia qui vicino, la dogana fa problemi. Abbiamo trovato qualcosa in Lussemburgo ma con prezzi alti”.

Sinora l’ingegnere svedese che ha fornito il brevetto l’ha diffuso a livello mondiale, altri hanno fatto modifiche, alcuni makers di Varese, che sono entrati a far parte della community, sono riusciti ad aumentare lo stoccaggio e produzione mettendole una sopra l’altra. Insomma, è una corsa per individuare soluzioni che potrebbero sconfiggere il virus anche attraverso questo “blocco di contagio”.

“Io ne stampo 10 in 4 ore – ci racconta Fabrizio – le ho ristrette un po’ e adesso questo potrebbe diventare anche un business per la seconda fase economica del paese. Oltre a considerare che questo metodo è eco-compatibile, visto che ci sono filamenti al 100% naturali e riciclabili in alcuni casi. Il prodotto finito costa tra i 20 e gli 80 centesimi, dipende dalle oscillazioni di prezzo dei materiali. Per noi è fondamentale che a differenza di quelle che arrivano dall’estero e che coprono fino al naso, le nostre siano lunghe fino al mento. Le altre arrivano a costare anche 25 euro mentre noi le distribuiamo gratuitamente perché siamo una APS e con le donazioni che riceviamo vengono riusate senza scopo di lucro “.

La task force, come avviene di questi tempi, lavora dislocata sul territorio. “I miei amici sono tutti sparsi per l’Italia ma siamo in contatto via web. Siamo partiti da un mese nella auto-produzione di questi scudi facciali, che non sono delle protezioni sanitarie certificate o dei DPI, inventate in origine in Svezia e che oggi abbiamo la possibilità di realizzare in Italia”.

Come vedete dalle foto che ci ha fornito Fabrizio, lo “scudo” è fatto di un cerchio e di un elemento che cade sulla faccia in materiale trasparente. “Per l’emergenza, stiamo utilizzando le stampanti 3D di quelle che si auto-assemblano, quindi non certificate, e come protezione abbiamo usato i lucidi che si trovavano ancora nelle rimanenze dalle cartolerie”.

Primo grosso problema, aggirato: le stampanti con il marchio CE dovrebbero avere accessori e interruttori di sicurezza e la differenza sul prezzo è enorme. “Io ho la stampante assemblata da me a 300 euro”, ci dice Fabrizio che con questo progetto di volontariato distribuisce scudi gratis e sicuramente non avrebbe avuto tempo e capacità economica per attrezzarsi con costosi macchinari.

Eppure, fatti in casa e a basso costo con dei filamenti da stampare in 3D, questi caschi sono efficaci se usati con le mascherine. “Ancora di più lo potranno essere al rientro a scuola per i professori. Potranno usarsi per far vedere la mimica facciale senza le mascherine”.

Visionari è una community di imprenditori, scienziati, artisti, scrittori e changemakers che pensano e agiscono al di fuori degli schemi. Fabrizio Giaconella ne fa parte da un anno.

Ora Fabrizio e i suoi “makers” hanno un obiettivo ambizioso: “Sollecitare il Governo per investire sulle stampanti 3D e per creare laboratori nelle scuole. Con 50mila stampanti 3D, con 50 visiere prodotte al giorno tutto il popolo italiano potrebbe indossare in un mese queste visiere”.

Il giovane attivista e creativo è entrato in Visionari.org un anno fa, anche se la community nasce nel 2017 con lo scopo di valorizzare i talenti e le potenzialità degli innovatori Italiani. Oggi è un’organizzazione No Profit nazionale.

Fabrizio Giaconella, 20 anni, studente universitario. Ha già avviato due progetti di start-up ed è impegnato nel mondo dell’innovazione.

La burocrazia non è stata amica, come c’era da aspettarsi, per questa iniziativa degli scudi-visiere, ma Fabrizio non si è perso d’animo: “Le abbiamo fatte avere al Policlinico Gemelli di Roma epr medici e infermieri e poi ce le hanno chiede pediatri, dentisti, commercianti. Ora le stiamo distribuendo alle associazioni che portano cibo a casa, alle forze dell’ordine. Non c’è nessun limite e nessuna controindicazione ma non sono regolamentate con gli altri DPI. Le linee guida europee impongono rigidi standard, allora l’alternativa è darle al richiedente sottoforma di kit in modo da assemblarle da soli, così la responsabilità legale è attribuita a chi la usa”.

La raccolta e la diffusione di questa iniziativa è avvenuta sorprendentemente su Facebook. “Il social media è tornato centrale secondo me in questo lockdown perché Instagram funziona quando hai una vita e posti cose che fai durante la giornata. Quindi lo abbiamo usato per raggiungere più persone possibili, anche in avanti con gli anni”.

La prospettiva di poter andare avanti con la produzione di questo manufatto di soli 25 grammi e con uno spesso della parte trasparente di 1,7 millimetri, è davvero interessante: “In fase estiva – dice Fabrizio – con la visiera si blocca sia sudore e saliva in entrata che in uscita, protegge occhi, e funge anche da barriera psicologica perché protegge anche dal contatto involontario delle mani al volto. Anche a me ricorda che non mi devo toccare il viso. Parlando coi virologi ci hanno detto che protegge al 95%, meglio della soglia dell’80% delle comuni mascherine.”

Visionari per una visiera 3D. In queste foto alcuni lavoratori a rischio indossano il dispositivo di protezione creato da makers italiani.

Fabrizio Giaconella è un vero ideatore vulcanico. A 20 anni ha frequentato un istituto tecnico agrario e oggi è al secondo anno dell’università di Economia a Tor Vergata. Dal 2017 ha collaborato con progetti scolastici per lo sviluppo di tecnologie, oltre a fondare start up che hanno però avuto vita breve.

Affinchè funzioni, bisogna avere consapevolezza del fatto che l’idea deve essere in evoluzione – ci racconta – , devi ascoltare feedback e persone che sono sia i pareri competenti che quelli dei potenziali utenti. Qualsiasi tipo di invenzione deve essere popolare. La seconda regola è che dobbiamo essere noi i primi utilizzatori, quindi deve essere in linea con quello che sentiamo e sappiamo fare. Le persone non afferrano spesso che dietro un problema c’è una soluzione e un’opportunità. Spesso gli ostacoli non si affrontano oppure ci si ferma. Perché si ha paura e dal punto di vista emotivo, non si riesce a portare avanti un impegno. Io a questo progetto, per esempio, lavoro 18 ore al giorno”.

Una delle soluzioni per la difesa dal virus, quindi, è arrivata proprio dalla bella Italia, giovane ed entusiasta: “Io penso che ci saranno tre strade per sconfiggere il virus – conclude Fabrizio – : il vaccino, la cura e la terza opzione è arrivare a contagio zero per cui è necessario qualsiasi mezzo di protezione. Ma deve essere regolamentato. Non sto tranquillo la notte, penso a quanti potrebbero avere questo scudo protettivo per mettersi in salvo. Potrebbe aiutare molto sul fronte della sicurezza sul lavoro. Oltre a darci una maggiore sensazione psicologica di protezione”.

(Grazie per intermediazione ad Antonella Galimberti)



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