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Society

Society - 22/05/2020

Facciamoci del bene compriamo italiano

Le esperienze di Sitland a Vicenza e Slow Food in tutta Italia. Con grande enfasi nasce l'hashtag #IoComproItaliano.

Anche il polo veneto del design, con il gruppo industriale MIG fondato dall’imprenditore Gianmaria Mezzalira, prossimo all’apertura di un grande hub espositivo in centro a Milano (dopo Londra, Madrid, Shangai), scende in campo per fronteggiare l’emergenza Coronavirus avviando attraverso Sitland, azienda vicentina parte del gruppo e specializzata nella produzione di sedute per ufficio e contract, un percorso di riconversione per la realizzazione di mascherine protettive. Con il doveroso prolungamento delle misure di distanziamento sociale, questo strumento di protezione individuale diventerà inevitabilmente un accessorio imprescindibile dei nostri outfit e la sua richiesta continuerà sensibilmente a crescere nei prossimi mesi.

Ecco allora che anche Sitland, già particolarmente rinomata per aver fornito la seduta su cui lavora ed è apparso in tv il Presidente del Consiglio Contedurante le numerose dirette dal suo studio, si unisce al coro di altre aziende italiane dotando tutti i dipendenti del Gruppo MIG, il proprio territorio e l’Italia di quanto necessario per superare la crisi e lo fa realizzando un prodotto di altissima qualità interamente Made in Italy grazie alla coesione fra le imprese locali di eccellenza per costruire una visione di sviluppo condivisa ripartendo dal nostro genius loci. Ma non solo. L’azienda si è inoltre distinta per la donazione di 12.000 mascherine ai comuni del territorio, nello specifico al Comune di Nanto, sede dell’azienda e ai Comuni limitrofi, tra cui Castegnero e Barbarano Mossano. In occasione della recente “cerimonia” simbolica di consegna dei dispositivi alla comunità sono interventi in una visita all’azienda, i sindaci dei comuni coinvolti, Ulisse Borotto, sindaco di Nanto, Cristiano Pretto, sindaco di Barbarano Mossano, Scarzello Nadia, Assessore al sociale, sicurezza del Comune di Castegnero, insieme all’Assessore all’istruzione, alla formazione, al lavoro e pari opportunità della Regione del Veneto, Elena Donazzan, giunta sul territorio per conoscere l’importante realtà vicentina e analizzare proposte e criticità dell’imprenditoria locale per superare la difficile situazione attuale.

Ripartire. Rinascere. Sono parole che, in questi giorni, si susseguono senza sosta in ogni dove. Nel settore agroalimentare, ma non solo, una possibile soluzione è fare rete: dal campo al ristorante. Proprio la rete dei 540 cuochi dell’Alleanza, uno dei più importanti progetti di Slow Food, ha lanciato l’appello Ripartiamo dalla terra per chiedere al Governo e agli enti territoriali di sostenere con iniziative concrete la migliore agricoltura d’Italia e la ristorazione di qualità.

Sul sito di Slow Food si legge:

“Grazie alla nostra cucina abbiamo diffuso conoscenza, bellezza, piacere. Abbiamo raccontato territori e culture locali. Tutto ciò non sarebbe stato possibile senza il lavoro quotidiano di contadini, allevatori, casari, viticoltori e artigiani che producono con passione e rispetto per la terra e per i loro animali. […] Oggi siamo in crisi, e con noi lo sono i nostri produttori, una parte dei quali faticava già prima a reggere la concorrenza dell’agroindustria e le logiche del mercato e della distribuzione. La parte migliore dell’agricoltura di questo Paese dipende infatti fortemente dalla ristorazione di qualità. Crediamo che l’immagine di questo Paese sia legata alla sopravvivenza di queste aziende e di chi, proponendo i loro prodotti, li rappresenta al meglio”.

Secondo recenti dati di Unimpresa, il 30% delle attività commerciali di vendita al dettaglio e somministrazione a giugno non avrà le condizioni economiche per ripartire e non riaprirà. Nella ristorazione, in particolare, non si sa ancora bene cosa accadrà alla riapertura: è un settore terribilmente in crisi. E proprio da alcuni esponenti di questo settore arriva la richiesta forte di maggiore attenzione a tutto il settore agricolo e alimentare, consapevoli che oltre ai ristoratori e al loro personale, sta andando in crisi anche tutto un mondo di produttori virtuosi di piccola scala, inclusi quelli supportati e messi in rete dai progetti di Slow Food (Presìdi, Mercati della Terra, Comunità di produttori, le reti Slow Beans e Slow Mays, e altre).

Tutti questi produttori riescono a mantenere un tipo di produzione fatto di cura e rispetto per la terra e per chi la lavora anche grazie al rapporto privilegiato con la migliore cucina del nostro paese, che ai loro prodotti attinge a piene mani. Oggi questi produttori registrano cali che arrivano fino al 60% del proprio fatturato in conseguenza della prolungata chiusura dei ristoranti.

 



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