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Society

Society - 12/03/2019

Freddie Mercury: istinto che prevale sulla ragione, anche nella grafia

Una tratto originale, un desiderio di forte affermazione personale per poter essere ricordato. Una vita costellata di grandi passioni ma anche di profonde solitudini. L’analisi del mito nelle parole della nostra grafologa, Marianna Nobile.

Gli scritti trovati in rete mettono in evidenza i due volti contraddittori di Freddie: quello pubblico del “performer eccentrico” e capace di tenere in pugno i milioni di fans durante i concerti e quello più intimo e nascosto che, forse, non ci aspetteremmo.

La grafologa di The Way Magazine Marianna Nobile ha rintracciato questo documento, a cui si riferisce nel testo con “grafia 1”.

Durante questo viaggio tra le righe andremo a scoprire cosa ci rivela la scrittura di questo personaggio che è diventato una leggenda e che a me, in particolare, ha toccato delle corde sensibili grazie alla potenza della musica e alla magia dei suoi testi.

In questi ultimi mesi se ne sta parlando moltissimo sui media in seguito all’enorme successo di Bohemian Rhapsody, il biopic su Freddie che ha fatto incassi record e che ha avuto il merito di aver riportato alla ribalta la preziosa musica dei Queen. Il film ripercorre i primi quindici anni del gruppo rock, dalla nascita della band nel 1970 fino al concerto Live Aid del 1985. E’ assolutamente da non perdere per scoprire qualcosa in più sulla sua leggenda.

Prima di addentrarci nelle fitte trame della scrittura, riporto qualche indicazione di “contesto” per inquadrare meglio la persona.

 

LA VITA – Nasce a Zanzibar il 5 settembre del 1946 e il suo vero nome è Farrokh Bulsara. I genitori erano di fede parsi, ovvero seguaci dello zoroastrismo (una fede monoteistica nata in Persia nel VI secolo A.C. basata su un forte dualismo tra bene e male). I genitori di Freddie erano persone semplici che vivevano osservando le regole e le limitazioni della loro religione e della loro cultura. Amavano i loro figli (Freddie ha una sorella più piccola che si chiama Kashmira) e avevano con loro un rapporto riservato e poco espansivo.

Più intelligente della media, Freddie dimostrò sin da piccolo una predisposizione per la pittura e il disegno. Viene descritto come un bambino molto timido. La madre Jer ricorda che amava la musica e ascoltava i generi più disparati (dal folk alla lirica, alla musica classica).

Il 14 febbraio del 1955 Freddie (all’epoca ancora Farrokh) fu iscritto alla St Peter’s School di Pachgani (in India), un collegio retto dalla chiesa anglicana, dove fu ammesso alla terza classe. Aveva circa otto anni. Fu un distacco lungo e doloroso dalla sua famiglia, dopo un’infanzia felice e spensierata. Ci mise molto tempo ad ambientarsi e per quasi un decennio vide i suoi genitori e la sorella solo una volta all’anno. Prese lezioni di pianoforte superando gli esami sia di teoria musicale sia di pratica ed entrò a far parte di un coro. Con gli amici del collegio formò il suo primo gruppo: gli Hectics.

In seguito a disordini politici e a violente insurrezioni, i Bulsara insieme a Freddie lasciarono poi Zanzibar intorno al 1964 e andarono in Inghilterra. Probabilmente non erano preparati allo shock culturale che li avrebbe sorpresi a Feltham, vicino Londra. Freddie conseguì un diploma di arte e illustrazione all’Ealing College of Art e così terminò di studiare, nonostante i suoi genitori sognassero per lui una laurea.

Londra in quegli anni era in pieno fermento culturale e musicale e Freddie decise allora di provare con la musica. “Tutti vogliono diventare una star, quindi pensai che avrei potuto tentare anche io…perché no?”

La musica rock è di importanza capitale” sostiene Cosmo Hallstrom (un celebre psichiatra che ha lavorato a stretto contatto con le star). E aggiunge: “Il rock’n roll è immediato. Parla di emozioni grezze, primordiali, non mediate, e lo fa con concetti semplici e ribaditi a fondo”.

Credo che Freddie sia riuscito perfettamente insieme ai Queen ad incarnare questo concetto e i contributi originali del frontman in sinergia con Brian May, John Deacon e Roger Taylor hanno dato vita ad una leggenda che ancora oggi continua farci cantare.

 

Il video di “Bohemian Rhapsody” dei Queen del 1974 è secondo gli storici il primo videoclip della storia del rock.

LA SCRITTURA – La premessa è d’obbligo: negli scritti trovati in internet (quindi non originali) non si può valutare il tratto che rimane un aspetto di assoluta importanza in un esame grafologico.  Esploriamo quindi le altre dimensioni.

La grafia occupa in maniera disinvolta lo spazio all’interno del foglio. Si notano degli intrichi molto vistosi (aste inferiori di un rigo che si incrociano o si mescolano con le aste superiori del rigo sottostante) che indicano un pensiero molto soggettivo, effervescente, un’affettività e un’istintività prevalenti sulla ragione che hanno caratterizzato Freddie sulla scena come nella vita. Risulta compatta tra righe nonostante la presenza di un “largo” tra parole.

Questo aspetto è indice di concentrazione psichica ed energetica e di un vivo coinvolgimento nell’azione concreta. Freddie offriva una partecipazione e una presenza che non passavano certamente inosservate. Inoltre era un perfezionista e ci teneva a raggiungere il miglior risultato possibile, coinvolgendo gli altri membri della band a dare il massimo, senza riserve.

La dimensione della scrittura, che rispecchia le modalità personali di affermazione ed esternazione, è sorprendentemente piccola, con tante disuguaglianze, a indicarci il temperamento naturale dell’artista che fuori dalla scena, tolta la maschera, tornava ad essere un uomo timido, riservato, a volte anche solitario.

La lettura del testo non è sempre chiara a causa della filiformità (assottigliamento) del tracciato che procede con leggere vibrazioni, indici di emotività, sensibilità, finezza percettiva, curiosità mentale ma anche irrequietezza.

Sembra emani una certa inquietudine, un senso di inafferrabilità.

Su un tracciato grafico ambivalente (a causa di disuguaglianze nella forma, dimensione, pressione), che indicherebbe una personalità più vulnerabile ed introversa, si innestano, però, anche segni compensatori di una volontà di superamento, valorizzazione e affermazione, quali:

– i tagli delle t alti e marcati e i tratti finali di parola che si protendono verso l’alto a dimostrazione di una certa esuberanza, sicurezza di sé e spavalderia (i ricci);

– i puntini prolungati in trattini al termine dei periodi che sottolineano l’assertività;

– maiuscole disomogenee rispetto al testo, con funzione valorizzante per sottolineare luoghi, persone o concetti.

La scrittura è polimorfa (con diversificazioni nella forma di una stessa lettera) e indica versatilità, vivacità mentale e anche un’immaginazione fervida e fantasiosa, con la quale l’artista ha saputo creare testi misteriosi e affascinanti. Legata e ricombinata (il collegamento interletterale avviene in modo originale, personale), indica flessibilità, cultura, dinamismo mentale e originalità.

Il libro del film “Bohemian Rhapsody” che ha portato i Queen sul palco degli Oscar 2019 è in lancio questa settimana in Italia.

Emergono poi due segni che rappresentano la “cifra” di Freddie: la lettera “g” con asola inferiore dilatata che solitamente fa riferimento alla sessualità e all’erotismo vissuti con fantasia e “vivacità” e la lettera “d” con la parte finale dell’asta che torna indietro con un gesto regressivo e curvo. Questo secondo segno potrebbe far pensare ad una modalità cautelativa di non mostrarsi del tutto, ad un bisogno di nascondere la sua fragilità, di proteggerla, indossando la maschera di scena.

La zona d’ombra della scrittura è rappresentata dall’affettività che è la parte più nascosta e “introversa”. Freddie ha sofferto molto per il distacco dalla famiglia e dai legami affettivi nei lunghi anni trascorsi in collegio e questo vissuto potrebbe aver influenzato il suo bisogno spasmodico di contatti fisici in età adulta.

Un aspetto che ho scoperto leggendo la sua biografia è che il credo religioso dei suoi genitori e della sua famiglia condannava fortemente l’omosessualità e aveva quindi lungamente represso in lui, non senza sofferenza, un’identità sessuale che quando è stata liberata non ha più avuto limiti, insieme ad altre dipendenze, con l’epilogo che purtroppo conosciamo.

Sul palco, durante i suoi concerti, l’artista ha esibito oltre che un talento canoro unico, anche tutta la sua energia, creatività e provocazione, quasi a riscattarsi da ricordi giovanili di inadeguatezza, per la sua origine etnica come pure di imbarazzo per la sua dentatura cosi ingombrante e prominente!!

Celebre il suo aforisma: “Si può essere tutto ciò che si vuole, basta trasformarsi in tutto ciò che si pensa di poter essere”.

 

Ricordo che Freddie ha amato moltissimo Mary Austin con cui ha vissuto per sette anni fino a quando riconoscendo la sua omosessualità e cambiando i suoi orientamenti, ha incontrato Jim Hutton che gli è rimasto accanto sino alla fine.

La firma di Mercury (foto n. 2) ha tutte le caratteristiche di una sua valorizzazione e risalto: è grande, con un tratto molto inchiostrato e ascendente, con entrambe le maiuscole del nome e del cognome importanti e congiunte in una grafica molto originale. L’asta della y, discendendo, si gonfia in un’asola molto pronunciata che con un movimento a ritroso risale e si lancia in avanti creando una sorta di sottolineatura del cognome.

È come se lo stimolo traesse forza dalla radice sensitiva del proprio passato per poi espandersi nel sociale.

 

Ricorrendo al mio interesse per gli archetipi, posso aggiungere una nota curiosa. La scelta del cognome “Mercury” fa riferimento al Dio Mercurio. Freddie era appassionato di mitologia e lui stesso disegnò il logo dei Queen che ha un forte valore simbolico: una fenice con le ali spiegate (simbolo di immortalità ripreso dallo stemma del suo collegio indiano) e i segni zodiacali della band: due leoni per Roger Taylor e John Deacon e un granchio per Brian May che è del cancro, due fate per Freddie (vergine). Il tutto organizzato intorno alla Q dei Queen valorizzata da una corona.

Mercury è Ermes, il messaggero degli Dei, il Dio della comunicazione. Come archetipo, Ermes personifica l’agilità della mente, la facilità di parola e la capacità strategica. L’uomo Ermes ha una mente veloce ed è spesso in movimento. Agisce sulla base delle sue intuizioni e spesso anticipa i tempi e le “mode”.

 

La natura eclettica dell’artista ha esplorato ogni genere musicale fino a sperimentare la fusione tra il rock e la lirica, duettando con la celebre cantante Montserrat Caballè di cui era grandissimo ammiratore.

Fu la realizzazione di un progetto da solista, in un campo inesplorato, con tutti i rischi di una nuova sfida ma che affrontò con fiducia incrollabile e determinazione, riscuotendo un grande successo.

Figura N°2: La firma di Freddie Mercury analizzata dalla nostra grafologa Marianna Nobile.

Anche la stessa “Bohemian Rhapsody” ha una struttura innovativa che mescola generi diversi e un testo complesso, quasi “velato” da riferimenti biografici, religiosi e con immagini allegoriche che trovo misteriose ed enigmatiche.

A mio avviso, Freddie Mercury è stato un uomo geniale, tormentato, che ha vissuto di grandi passioni ma anche di solitudini che lo hanno segnato nel suo aspetto più intimo. L’accettazione di se stesso e delle sue contraddizioni ha forse rappresentato un conflitto interiore che è durato per tutta la vita.

Le parole con cui Rami Malek (l’attore che interpreta Freddie nel biopic) conclude il suo discorso, ritirando il premio come miglior attore protagonista ai Golden Globe 2019, sono anche un po’ le mie: “Thank you Freddie Mercury….I love you, gorgeous man”.

 

Bibliografia consultata e contributi: “I will rock you” – La biografia definitiva di Lesley Ann Jones (Sperling & Kupfer). Un ringraziamento particolare alla dott.ssa Anna Barracchia (grafologa e amica) per i suggerimenti preziosi e la cura dei dettagli nella revisione del testo.

TESTO E FOTO a cura di Marianna Nobile – grafologia.nobile@gmail.com

 

Marianna Nobile, laureanda in Psicologia clinica e promozione della salute, ha una lunga esperienza da consulente in human capital. La sua analisi grafologica può essere applicata in svariati campi, dall’aziendale al giuridico, ed è un valido strumento per l’orientamento scolastico e professionale.
Iscritta all’Associazione Grafologi professionisti con la certificazione come Grafologa Professionista nel settore Professionale, nel 2016 ha vinto il concorso grafologico “Un ritratto per te” indetto da AGIF-Roma, ed è risultata prima ex aequo all’esame finale per il titolo di Grafologa a Roma nel 2014. Ha frequentato la scuola ARIGRAFMILANO, importante associazione italo-francese di grafologia in Italia.
Del suo lavoro dice: “La scrittura rivela aspetti del nostro carattere a volte sconosciuti anche a noi stessi. La scrittura si modifica nel corso degli anni, risente della scelta dello strumento grafico e del tipo di carta usata, così come della dimensione del foglio. L’analisi della scrittura è uno strumento affidabile che offre informazioni attendibili sull’intelligenza, l’emotività, il modo di relazionarsi con le persone. Fornisce una fotografia delle caratteristiche fondamentali del soggetto e permette di valutare le attitudini professionali e le potenzialità”.


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