28 Agosto 2017

Galleria Antonio Verolino, a Modena le scienze alimentano l’arte

una mostra che riunisce opere di tre artisti: Arthur Duff, Alberto Gianfreda e Paolo Ventura, più un intervento site-specific del giovane artista modenese Luca Zamoc.

28 Agosto 2017

Galleria Antonio Verolino, a Modena le scienze alimentano l’arte

una mostra che riunisce opere di tre artisti: Arthur Duff, Alberto Gianfreda e Paolo Ventura, più un intervento site-specific del giovane artista modenese Luca Zamoc.

28 Agosto 2017

Galleria Antonio Verolino, a Modena le scienze alimentano l’arte

una mostra che riunisce opere di tre artisti: Arthur Duff, Alberto Gianfreda e Paolo Ventura, più un intervento site-specific del giovane artista modenese Luca Zamoc.

Dal 15 settembre a Modena la mostra “Variazioni su un tema”, uno degli eventi più rilevanti del programma ‘sulle arti’ del Festival Filosofia di Modena di quest’anno, metterà a confronto le scienze e le arti.

La Galleria Antonio Verolino presenta infatti la mostra che riunisce opere di tre artisti: Arthur Duff, Alberto Gianfreda e Paolo Ventura, più un intervento site-specific del giovane artista modenese Luca Zamoc, parte di un’indagine sul rapporto tra il pensiero e l’arte sul concetto di tecnica, di lavoro e opera. Il tema del festival darà modo di vedere l’impatto che l’immagine ha sul mondo e i suoi significati e sulla trasformazione del ruolo dell’artista.

L’esposizione, curata da Luca Panaro e Paola Formenti Tavazzani, inaugurerà venerdì 15 settembre 2017 alle ore 18.00 nell’ambito del festivalfilosofia di Modena.

A.Gianfreda, movimento, Nothing as it seems, 2017
Alberto Gianfreda, movimento, Nothing as it seems, 2017

Le opere degli artisti presentati esprimono una costante rigorosa fedeltà alla loro personale, molto articolata, struttura di pensiero: per Arthur Duff, la dinamica dei flussi che attraversano tutto l’universo dall’invisibile al visibile e viceversa; per Alberto Gianfreda la resilienza dell’icona, che si adatta a nuove specifiche situazioni in modo interattivo; per Paolo Ventura, la teatralità ricreata e fotografata in un’atmosfera tra il reale e il surreale. Nelle opere recentissime esposte in mostra, si vedrà come le scienze, in particolare l’astrofisica per il primo, l’antropologia del sacro per il secondo, e la storia, la cinematografia per il terzo e la filosofia per tutti, alimentino costantemente la loro ricerca.Arthur Duff (foto in apertura) a tutt’oggi presenta un corpus di opere molto vasto, che si è andato definendo negli ultimi anni e che possiamo suddividere in quattro filoni principali: i lavori con i fili annodati e tesati su telaio, di cui fa parte la serie Black Stars; i ricami su tela mimetica; le proiezioni al laser; i neon e le carte. In mostra saranno esposte quattro di queste tipologie di lavori sufficienti a evidenziare il carattere strumentale della parola e del segno. Nella voluta assenza del carattere semantico l’autore rivela l’interesse rivolto altrove: ad ambiti specifici della fisica e dell’astronomia. La scultura di neon crea una parola palindroma; i ricami su tessuto militare si attengono alla morfologia sottostante; la sagoma della pietra vulcanica determina l’andamento del tubo al neon; l’intreccio di nodi neri di Black Star Fragment ricrea un conglomerato di stelle ormai estinto ma visibile oggi.

Paolo Ventura exvoto
Paolo Ventura exvoto

Le opere di Alberto Gianfreda rappresentano invece l’approdo di un lavoro di ricerca volto a dare una nuova configurazione al marmo, per conferire al materiale statico e monumentale per antonomasia mobilità e adattabilità, caratteristiche sentite dall’autore come rispondenti alle esigenze della contemporaneità. Iniziata con l’elaborazione del marmo, la ricerca della versatilità dei materiali di Gianfreda si è estesa anche alla terracotta e alla ceramica. In mostra saranno esposti una serie di vasi cinesi, ridotti a frammenti e ricomposti. L’oggetto originario si legge appena; la destrutturazione dell’icona permette di intuirne la forma primaria e di offrire al contempo una molteplicità di nuove possibili configurazioni, che lo spettatore stesso può a suo piacimento creare. Una ricercata interattività e una riflessione sulla riformulazione dell’immagine. La resilienza dell’icona si configura come la metafora della resilienza della cultura di fronte ai mutamenti drastici della postmodernità.

I lavori di Paolo Ventura risentono infine degli schemi iconografici degli ex-voto dipinti, molto diffusi nell’Ottocento ma praticati anche nel XX secolo. Una ricca collezione è conservata nel Santuario della Consolata di Torino, dove l’artista si è recato per apprezzarne i dettagli di realizzazione. Gli ex-voto sono quadri basati su schemi ripetitivi, dipinti con grande realismo nella restituzione delle scene. Rappresentano solitamente personaggi vittime di incidenti o malattie, dai quali sono sopravvissuti, e le figure sono ambientate all’interno di luoghi rarefatti ed essenziali. Rifacendosi a questa iconografia, Ventura, si autoritrae fotograficamente in abiti militari della Prima Guerra Mondiale, intervenendo poi con acrilici e matite colorate negli occhi e sul volto in genere, che muta così di significato, specie per la presenza di alcuni schizzi di sangue che restituiscono ambiguità alla rappresentazione.

La street art di Zamoc.
La street art di Zamoc.

 

All’esterno della galleria l’intervento su tessuto di Luca Zamoc fa da ingresso iconografico alla mostra. L’opera esplora la genesi di “ars e techne” tracciando in bianco e nero figure e simboli del sedimento culturale e storico di queste discipline; è pensata come contenitore alle opere esposte in galleria.

I lavori sono visibili presso la Galleria Antonio Verolino di Modena – uno spazio dedicato all’arte contemporanea che ha aperto nel 2015, nel cuore della città, il cui titolare, Antonio Verolino, proviene da una lunga e gloriosa storia di famiglia nel campo dell’antiquariato, dell’arte tessile, degli arazzi e dei tappeti antichi.
Il giovane Verolino vorrebbe oggi unire l’arte tessile all’arte contemporanea, invitando i grandi maestri del contemporaneo a confrontarsi con questo avvincente mezzo (tra gli artisti che sono stati invitati, di recente, a realizzare un progetto per un arazzo/tappeto, pezzo unico e d’autore, ci sono “grandi nomi” come David TremlettEnzo Cucchi e Luigi Ontani) ma anche proporre, parallelamente, mostre che invitano a riflessioni più approfondite, come questa che intende indagare il concetto di ‘tecnica’, in particolare in rapporto all’identità e al lavoro dell’artista oggi.

15 settembre – 22 ottobre 2017

Galleria Antonio Verolino

Via Farini 70 (angolo Piazza Roma)

41121 Modena

Tel. +39 059 23 78 45

Fax +39 059 22 26 18

www.galleriaantonioverolino.com

info@galleriaantonioverolino.com

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Christian D'Antonio

Christian D'Antonio

Christian D’Antonio (Salerno,1974) è direttore responsabile della testata online di lifestyle thewaymagazine.it. Iscritto all’albo dei giornalisti professionisti dal 2004, ha scritto due libri sulla musica pop, partecipato come speaker a eventi e convegni su argomenti di tendenza e luxury. Ha creato con The Way Magazine e il supporto del team di FD Media Group format di incontri pubblici su innovazione e design per la Milano Digital Week e la Milano Design Week. Ha curato per diversi anni eventi pubblici durante la Milano Music Week. È attualmente ospite tv nei talk show di Damiano Gallo di Discovery Italia. Ha curato per il quartiere NoLo a Milano rassegne di moda, arte e spettacolo dal 2017. In qualità di giudice, ha presenziato alle manifestazioni Sannolo Milano, Positive Business Awards, Accademia pizza doc, Cooking is real, Positano fashion day, Milan Legal Week.
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