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Society - 10/06/2019

Giancarlo Genise, il vocal coach dei big: “Vengono da me e tornano a cantare”

Sta avendo la ribalta con "All Together Now" su Canale 5 ma nell'ambiente è molto conosciuto da tempo: Ermal Meta e Red Canzian sono suoi fan.

C’era un momento nella storia della tv italiana dove la musica si faceva, spesso in diretta, ma non si chiamavano reality show, o talent. Erano spettacoli musicali con primarie stelle dello spettacolo che dimostravano la loro bravura con un’orchestra dietro. In quegli spettacoli, e ancora oggi in alcuni talent, Giancarlo Genise ha militato come vocalist e vocal coach. Li ha fatti tutti, almeno quelli più importanti degli anni 2000 a Mediaset, con Lorella Cuccarini e Iva Zanicchi. E ultimamente è tornato alla ribalta con “Ora o mai più”, insieme a Red Canzian, e “All Together Now”, per la prima volta davanti alla telecamera a esprimere giudizi esponendosi in prima persona.

In realtà per chi canta in Italia, Giancarlo è una sorta di panacea della voce: qualsiasi problema lui lo risolve con fare affabile ma deciso. Ed è forse anche per queste sue frequentazioni alte che quando ci siamo soffermati sui progetti estivi, al termine di questa intervista, ci ha riferito: “Per me l’estate è rimanere a disposizione per i cantanti che sono in tour. Se c’è qualcosa che non va, io devo correre da loro”.

Giancarlo, sei italiano ma hai vissuto all’estero. Come è stata la tua infanzia?

Ho mamma siciliana e padre calabrese e abbiamo vissuto i primi anni della mia nascita in Germania. Ho ricordi vaghi, mia madre mi racconta che gli italiani non erano ben visti, ma quando sono cresciuto questa ostilità sembrava svanita. Io sono del 1978 e c’era ancora chi esponeva cartelli discriminatori all’epoca. Eravamo a Kempten, vicino Monaco poi a sei anni mio padre è stato richiamato in Italia.

Chi ti ha trasmesso l’amore per la musica?

Mio padre:  suonava tastiere in una band, mentre mia madre faceva costumista, quindi l’arte e l’amore per la performance l’ho respirato in casa. A Milan ho fatto gli studi di accademia di canto moderno, e poi ho iniziato a girare sulle navi da crociera. Le mie prime tournèe da corista risalgono al 2002 con Viola Valentino.

Che ambiente era quello canoro milanese quando hai iniziato?

Io frequentavo locali a Milano negli anni 90 col gruppone di vocalist che era formato da Alex Baroni, Paola Folli, Lalla Francia, Moreno Ferrara. Poi nel 2001 feci un casting come corista per “Buona Domenica”, ma la produzione all’epoca era a Roma e ho rifiutato. Con quella stessa selezione sono arrivato a “Sembra Ieri”, lo spettacolo quotidiano con Iva Zanicchi. Cantavo cover, le canzoni del secolo le chiamavano, visto che si stava aprendo un nuovo secolo. Ricordo Iva come la zia di tutti, se la freni non sarebbe più Iva Zanicchi. Per me lei è la blueswoman italiana in assoluto più dotata.

Poi cosa è successo? Come si progredisce da vocalist?

Vorrei dirlo a tutti gli aspiranti cantanti dei talent: con la voce si possono fare tanti mestieri, ed è sempre bello. Per me ci sono stati i concorsi, turni in studio serratissimi, dai dischi dalle Lollipop a Cristina D’Avena, tanta tv. Ho partecipato a tanti programmi che sono entrati nella storia della televisione, da “La Sai L’Ultima” a “La Notte Vola” con Lorella Cuccarini dove cantavo canzoni anni 80, oppure lo show di Al Bano “La Voce del sole”. Con la Zanicchi ritornai a lavorare con “Testarda io” e “Io Tra di voi”, fino al 2006 tutte le trasmissioni in tv avevano musica dal vivo. Poi per motivi di budget e per l’avvento dei talent, il mio lavoro è calato.

Eppure i talent affollano la tv di tanta musica…

Certo, ma prevedono esibizioni con le basi registrate. “Amici” è l’unico che ha fatto il giro completo: era partito con l’orchestra di Peppe Vessicchio, l’ha tolta, e nell’ultima edizione l’ha riammessa.

Poi cosa ti è successo?

Il lavoro in calo mi ha spinto a fare serate per andare avanti. E nel 2010 ho avuto una paralisi facciale, che ha preso anche le corde vocali. Per me è stata un’occasione per studiarmi, arrivavo dalla scuola di canto che era un po’ vecchia. Tutto cambia quando studi il tuo strumento naturale dal punto di vista scientifico. E dopo questo stop forzato ho incontrato Red Canzian dei Pooh che mi ha convinto ad aprire una mia scuola nei loro studi per insegnare canto.

Che passaggio è stato?

Sono entrato negli studi dei Pooh, con il primo cliente Roby Facchinetti, si volevano tutti preparare alla ormai mitica reunion Pooh 50. Sai che la macchina con loro parte 4 anni prima, sono meticolosi e dediti al perfezionismo. Poi è arrivato Mario Biondi, Ron, Luca Barbarossa, Ermal Meta. Oggi la scuola è totalmente gestita da me.

Come ti senti da “professore di canto”?

Io l’avevo aperta per non professionisti e l’avevo chiamata ARTSKOOL. Poi gli artisti mi chiamavano perché in mezz’ora li rimettevo in condizione di poter cantare, e il mio mestiere ha preso un’altra piega. Al mio primo Sanremo 3 anni fa avevo Red Canzian e Roby Facchinetti con Riccardo Fogli.

Sei partito dall’alto! Curiosità: ma dopo lo scioglimento che aria tirava tra loro nello stesso festival?

Figurati, loro erano cordiali, volutamente non si sono fatti incontrare ma privatamente si vedono ancora oggi tutti e 5. Da quel momento sono diventato il vocal coach dei big, perché anche a quei livelli funziona il passaparola.

Tecnicamente cosa fai?

L’insegnante di canto è quello che si diploma in canto, usa le conoscenze di base, il vocal coach non solo ti trasmette le competenze tecniche e scientifiche, ma conosce le componenti dei farmaci prescritti dal foniatra. Non siamo tutti uguali, siamo simili, l’alimentazione e la programmazione neuro linguistica aiutano molto. Ci sono le ansie e devi spostare il pensiero dal negativo al positivo.

Le star ti chiamano. Poi dopo cosa ti dicono?

È raro che ti dicano qualcosa subito, ma sono contenti. Capitano cose improvvise che devi saper risolvere e non c’è tempo per convenevoli. Ermal Meta, la prima volta che ha cantato al Forum a Milano era stressato. La produzione mi ha chiamato per la stessa sera, era livemente calato perché stava parlando tanto, con le prove e interviste. Aveva il lancio dell’Eurovision e c’era molta attenzione su di lui. Peccato che fosse in perdita di falsetto che è la componente principale del suo cantato. In quell’occasione l’ho fatto riposare e dopo mezz’ora ci siamo visti e abbiamo fatto esercizi.

Tutto ok?

Il concerto benissimo, lui era titubante. A quei livelli di professionismo senti anche la minima flessione, io gli ho fatto capire che alla seconda canzone avrebbe riaquistato tutto. Ovviamente ero dietro e nei cambi d’abito lo incitavo. Ha fatto una performance memorabile e mi ha detto: “Tu mi hai salvato”. Per me è quello l’appagamento.

Diverso è avere a che fare coi giovani?

 

Un ragazzo suggeritomi dai Pooh, Andrea Vigentini che era corista e si è presentato per Sanremo Giovani, è passato da me. Ma non c’è molta differenza. Le differenze a volte sono tra chi conosce la musica e chi ha onsocenza molto basica. Ci sono due aspetti: se diventi il perfetto tecnico diventi omologato e canti senza gioia, ecco perché in giro senti tante voci e sono tutte uguali. Il vocal coach sente un difetto e te lo fa esaltare ma cantato in salute. Eros Ramazzotti cosa sarebbe senza il nasale? La sabbiatura di Emma Marrone? La conoscenza musicale è altra cosa. Le note spesso questi cantanti pop non le conoscono, ti devi interfacciare coi musicisti quando gli alleni perché spesso c’è qualcuno che non riconosce le tonalità.

Come fai a fare tutto in presa diretta e con l’artista presente?

Se sei davanti al pubblico è diverso. Jessica Morlacchi a “Ora o mai più” riceveva suggerimenti all’orecchio Se occorre io me li porto in un angolino al pianoforte, so improvvisare. Ci sono momenti in privato in cui bisogna dire le cose come stanno. Ma prima di salire sul palco dell’Ariston non puoi smontarli. Si dice: “se proviamo adottare questa possibilità?”.

Ti senti responsabile?

L’altro rischio che hai è che sul palco con la variazione vocale adottata è tua, e i cantanti diventano la trasposizione del vocal coach.

Tutto questo avviene dietro le quinte. Ma ora sei ad “All Together Now”, uno show musicale di Canale 5 dove ti si vede davanti la telecamera.

Per me è stato un ritorno in tv, all’inizio ero molto scettico, mi sono ritrovato dove c’erano drag queen, l’attore, l’opinionista. Quindi naturalmente ho fatto più squadra con chi arrivava dal mio mondo, e cioè con Simona Bencini, Mietta e Silvia Mezzanotte. Abbiamo più contenuto da dirci, in verità. E si è stabilito un clima bello anche con i protagonisti più giovani. Ho scoperto un altro modo di esaminare l’artista, prima vedevo altro, ora considero anche la postura e l’umanità.

I giovani che si presentano in tv che atteggiamento hanno?

Con i giovani che hanno fame di arrivare e il terrore del giudizio ho trovato una chiave per entrare in contatto con loro. C’è stato uno scontro con Dennis Fantina. Io non mi sono alzato per lui, e io dico che ci vuole il cuore nella musica. La musica offre tanti lavori ma i talent hanno creato uno stuolo di aspiranti cantanti che si illudono.

Cosa consiglieresti?

Se studi e investi su te stesso, non concepisco come faccia un cantante a essere disoccupato. Il percorso deve migliorarti. I talent sono stati la manna dal cielo che ha riempito le scuole di canto o di musica, ma ha creato la diseducazione musicale. Come le Veline, tutti vogliono fare i cantanti, perché pensano sia percorsi facili per la notorietà ma quello che deve essere chiaro è che è un punto di passaggio. Lo so che “Saranno Famosi” non era amato dalle case discografiche, e quindi chi è uscito da quella fase dei talent a fatica cerca di rientrare nel sistema. Ma ci sono storie confortanti. Per esempio, Monica Hill uscita da lì ed è corista musicale ufficiale di Eros. Un ruolo di grande responsabilità: deve cantare meglio di lui e lo va a prendere dove è necessario, canta per lui e il suo pubblico, quindi ha due ruoli chiave. Perché non riconoscere l’importanza di questa figura?

Vai a vedere musica live?

Ai concerti se mettono un dj fanno ormai miglior figura. Dal punto di vista dei vocals, tutto sembra essere ormai pre-registrato. L’unico che ho visto fare da solo sul palco è Ed Sheeran. Inizia a fare la ritmica poi ha i cori e canta con una velocità incredibile. Credo davvero che lui sia unico.

Ci sono delle voci italiane che sono cambiate col tempo?

Certo. Il cambio palese ce l’hai sotto le orecchie con Giorgia: era uguale a Whitney Houston, il timbro è cambiato, ha trovato una sua dimensione, non è più precisa come una volta, ha tecnica assoluta e la sbavatura la rende più umana. Dopo l’intervento è cambiato Luciano Ligabue, due anni fa, la sua voce oggi è più pulita e cristallina. Marco Mengoni, grazie anche alle scelte del suo produttore Michele Canova, canta con voce piena e tonalità più comode.

Chi pensi dovrebbe fare meglio?

Tutti gli artisti scoprono nuove sonorità e col tempo si evolvono. Annalisa secondo me ha una voce importante ma i brani non la valorizzano. Vocalmente è dotatissima e si può permettere brani più impegnati.

 



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