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Society - 07/02/2019

Gualtiero Marchesi, il tour dei suoi sapori gira il mondo

Lo chef che ha dato il via alla cucina moderna italiana è ricordato con un tributo itinerante nelle ambasciate italiane. L'evento conclusivo a Milano a marzo.

Noi di The Way Magazine l’avevamo conosciuto un anno prima della sua scomparsa: Gualtiero Marchesi è stato il padre di tutti gli chef moderni italiani.

La cucina italiana, con Marchesi è stata divulgata non solo come sommo chef, ma anche come gastronomo visto che invitava in vita a scoprire prodotti e stagionalità del territorio.

La Fondazione Gualtiero Marchesi intende studiare, divulgare e cucinare con finalità precise. Ha una visione piramidale del sistema alimentare alla cui base c’è la grande produzione e l’industria e, via via, restringendo la struttura, ingredienti di qualità, cucine di casa e della ristorazione, quindi i professionisti di ogni settore, dal marketing al packaging, al design, per arrivare in prossimità del vertice, ai cuochi di mestiere e alle loro creazioni. In fase di restauro, Villa Mylius – edificio storico donato dalla famiglia Babini-Cattaneo al Comune di Varese con il vincolo di utilizzo ai fini di attività culturali – sarà la nuova casa della Fondazione Marchesi. Il Comune ha identificato proprio nella Fondazione il soggetto in grado di valorizzare al meglio il patrimonio artistico in una prospettiva di implementazione delle sue potenzialità identitarie per il territorio.

Il Gualtiero Marchesi World Tour prevede 10 tappe con cene che celebrano la grandezza dell’Italia del mondo, con la grande responsabilità in cucina di Antonio Ghilardi, tra i primi allievi di Marchesi. Si svolgono presso le ambasciate italiane e sono di grande successo in giro per il mondo. Il finale è annunciato per Milano, il 19 marzo, che è l’anniversario della nascita di Marchesi  occasione in cui verrà proiettato il film “Gualtiero Marchesi the Great Italian”.

I COLLEGHI  – Euro-Toques International è nata 31 anni fa anche grazie ad una colonna portante della Cucina italiana come Gualtiero Marchesi. Nel 1986 fu Paul Bocuse, insieme all’amico e collega Pierre Romeyer, a contattare lui e altri colleghi da tutta Europa per confrontarsi e dare vita a quella che oggi è l’unica associazione di cuochi riconosciuta dall’Unione Europea. I Paesi europei membri sono 19 che associano complessivamente oltre 2.500 cuochi che si riconoscono nel codice d’onore e mettono a disposizione parte del loro tempo per condividere le proprie esperienze e confrontarsi sui temi che riguardano il motivo per cui Euro-Toques venne fondata: garantire un cibo buono e sano ai cittadini europei.

A livello nazionale, nel nostro Paese l’associazione fu fondata da Marchesi che ne resse a lungo la presidenza per poi passare il testimone prima a Massimo Spigaroli e poi ad Enrico Derflingher, attuale presidente sia di Euro-Toques Italia che di Euro-Toques International.

«Molti dei ragazzi che sono passati dalla mia cucina sono oggi dei cuochi degni di questo nome, capaci, in base alle proprie attitudini, di formare altre persone, altri entusiasti». Quella di Gualtiero Marchesi per la cucina è stata una vocazione, nata attraverso i genitori che possedevano l’albergo ristorante Al Mercato, in via Bezzecca, a Milano. La passione per il disegno e per la musica, l’opera in particolare, c’erano già, come la fame di letture. Il lavoro impostato con rigore e sensibilità distingueva quel ristorante dagli altri, spingendo Marchesi a pensare in meglio.

«Marchesi è stato un grande – dichiara Enrico Derflingher – un mito, una leggenda. Lo conosco come uomo da trent’anni, è stato la storia della cucina italiana e non solo. Ha subito critiche feroci da chi non vale un decimo di lui, è un uomo che ha fatto ciò che nessun altro ha saputo ripetere. La sua figura ci ha permesso di crescere come cuochi e come uomini».

 

«Tanti i ricordi personali che ho di lui. Oggi in tanti lo imitano ma nessuno lo raggiunge. Un uomo di cultura, facevamo lunghi viaggi insieme in macchina o in Europa quando lui era presidente di Euro-Toques. Parlava di musica, arte e artisti internazionali, ne parlava per ore e lo ascoltavi sempre con interesse e piacere».

 



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