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Society

Society - 23/01/2020

Il videoclip è arte anche in Italia (aveva ragione Fiorello)

In tempo di streaming imperante, il corto con musica stava perdendo la sua forza. Con la mossa del ministro Franceschini i giochi si ribaltano.

Da Fiorello a Edoardo Bennato, tutti i volti e voci note dello spettacolo italiano si erano mobilitati per far accreditare il videoclip in Italia come forma d’arte. In questi giorni l’annuncio da parte del ministro della Cultura Dario Franceschini:  ha accolto l’appello di tanti musicisti da Gino Paoli a Giovanni Allevi perché anche i video musicali possano ottenere le agevolazioni fiscali.

Quindi ci saranno sgravi anche per i clip musicali, così come avviene nel nostro paese per i film, la videoarte e i videogiochi.

Ma cosa trasmettono i videoclip nell’Italia del 2019/2020? Che messaggi danno, a chi sono diretti, come si reinventa un linguaggio, soprattutto fruito attraverso i social media e YouTube in particolare? Ecco che nel momento di massima ascesa dello streamig audio, i piccoli nomi e gli emergenti che teniamo d’occhio, usano il clip per “completare” il loro posizionamento. E parlare sempre più miratamente al loro pubblico.

Procediamo con la rassgena di filmati degni di nota, escludendo volontariamente dalla lista i blasonati registi e interpreti del mondo mainstream che fanno già tanto per l’affermazione del linguaggio video.

La nostra selezione parte con esperienze di sperimentazioni o ripescaggi di un certo gusto per la fotografia che lasciano ben sperare. Come questo clip uscito a fine 2019 di Francesco Bellucci:

Diretto da Piernicola Arena, il video è stato girato all’interno dello Stadio Comunale di Modena di atletica leggera ed interpretato da Francesco Bellucci e dagli atleti Elena Pradelli, Eleonora Iori, Anna Cavalieri, Luca Calvano, Lorenzo Lamazzi e Simone Burani della “A.S. La Fratellanza 1874”.

Un gruppo di velocisti si prepara al momento di maggiore stress psicofisico. La corsa.

Mauro Russo ha di recente diretto Mietta nel video “Cloro”, che è denso di spunti estetici e rende giustizia, oltre che canora, anche alla bellezza della cantante pugliese.

Più paesaggistico e basilare “Fossi Dio” di Marco Rotelli, che ha già collaborato con Mogol alla scrittura di alcuni brani. Il cantautore milanese racconta così l’idea da cui nasce il brano, presentato per le selezioni di Sanremo Giovani:in un mondo e in una società che va di fretta, che corre sempre più veloce ‘Fossi Dio’ dà la possibilità all’ascoltatore di fermarsi per un attimo, sedersi, riprendere fiato e perché no, forse anche riflettere. Riflettere sulla vita, su gli amori e gli affetti che ci circondano e che viviamo ogni giorno. Non vi è mai capitato di pensare: “chissà cosa farei se fossi Dio? Come dico nella canzone: ‘ti salverei dalle paure che hai’. Spesso i social mostrano la parte ‘felice’ di noi, ma viviamo sempre più circondati da mille paure e timori”.

Una sperimentazione “corale” ha invece guidato il successo rinnovato dei La Scelta, band romana che anni fa fece faville a Sanremo Giovani. In “Ho guardato il cielo”, una compagine di attori amici del gruppo che è una testimonianza di talenti di questo tempo: Marco Giallini, Claudia Gerini, Francesco Montanari, Giovanni Esposito, Francesco Acquaroli, Adamo Dionisi, Marcello Fonte, Edoardo Pesce, Elisabetta Pellini, Nathalie Rapti Gomez, Lidia Vitale, Matteo Branciamore, Emanuela Annini, Daniela Virgilio, Mirko Frezza, Roberta Giarrusso.

I clip devono riflettere anche il mood della musica che accompagnano. Ecco cosa ha pensato di fare il violinista palermitano Francesco Incandela per il pezzo “Gadir”. Il videoclip, realizzato da Andrea Nocifora, fotografa l’uomo e il suo rapporto con lo spazio. Il desiderio di sentirci al sicuro ci porta a riempire e invadere tutto ciò che ci circonda, dove il ritmo frenetico non lascia il tempo di guardare oltre la routine, oltre i palazzi colorati. Oltre è la natura che esplode e si manifesta in tutta la sua forza e ci ricorda che non siamo i padroni del mondo.

Un nuovo realismo da campagna italiana, invece, pervade il filmato che promuove il singolo “Ciliegie” di Febo, autore del brano che vinse Sanremo 2 anni fa, “Non mi avete fatto niente” (la coppia Moro-Meta). La storia del video è interpretata da Febo e due bulldog. Racconta il viaggio dei tre personaggi verso la chiesa dove i due bulldog si sposeranno, traghettati con l’apetta, attraversando le strade del Paese. Il video ha un sapore vintage ed essenziale, dove emerge uno spaccato di un’Italia in cui il tempo sembra essersi fermato, dove ci si sofferma su personaggi semplici ripresi nel loro ambiente e nella loro quotidianità, personaggi quasi invisibili in una società che va sempre di corsa e focalizza l’attenzione sulla perfezione dell’immagine

Un progetto più complesso ha accompagnato il lancio di Panorama Sonoro. n progetto di video documenti musicali live, improvvisati al momento, senza post-produzione, ripresi e montati col linguaggio del videoclip con l’obiettivo di trasmettere solo impatto sonoro, ambientale ed emotivo, rigorosamente senza pubblico con l’obiettivo di riportare l’attenzione del pubblico in luoghi d’Italia poco conosciuti, dimenticati o alterati. Questa che vi mostriamo è la settima tappa del tour perpetuo di perfomance musicali estemporanee degli Elettronoir in luoghi d’Italia poco conosciuti: Il Sitè Transitoire, un’opera/istallazione in pietra, creata dall’artista francese Jean-Paul Philippe nel 1993, lungo la Via Leonina, Asciano, Crete Senesi.

 

C’è bisogno, nella musica da vedere come nel cinema, anche di un po’ di disimpegno. Tra gli emergenti, particolarmente liberatorio questo video marittimo di Serena de Bari, per “Mare e Batucada” che vede la partecipazione del cantante brasiliano Elias Santos De Souza. Il brano è prodotto da Luca Venturi, arrangiato da Franco Muggeo e registrato presso il Metropolis Studio di Milano.

«Attraverso il mio nuovo singolo “Mare e batucada” – dichiara Serena De Bari – voglio far emergere quanto l’unione dei popoli attraverso la musica trasmetta amore, felicità e colori. Siamo tutti uniti nello stesso ritmo, il ritmo del mondo e della fratellanza».

Alla fine del videoclip, diretto dal regista Marco D’Andragora, compare la frase “Juntos num só ritmo” che letteralmente vuol dire “Tutti allo stesso ritmo”, ovvero lo slogan di Brasile 2014.

Un’altra canzone estiva uscita nell’ultimo anno, ma che nel clip mostra anche ambientazioni “alternative”, è quella di Celeste Caramanna. “La Marinera” (scritta da Tony Canto, che in passato ha pubblicato un disco in Brasile e attualmente è anche produttore di Mannarino), parla di una donna che ha avuto una vita difficile sin dalla nascita, che è fuggita dal suo Paese d’origine, che ha viaggiato con una barca tra le onde del mare più scuro ed è finita per strada. Leggete che riferimenti stilistici ha la cantante: “Io ho amato Mina, Sergio Endrigo, Ornella Vanoni, Ungaretti, che ha registrato un’opera meravigliosa con Vinicius de Moraes racconta Celeste -. Ma la passione è cresciuta soprattutto perchè ho avuto la fortuna di incontrare in questo percorso diverse persone che mi hanno guidata, aiutata, e illuminata: a partire dai direttori artistici Tony Brundo e Tony Canto, con cui ho condiviso da subito il mio interesse per la musica brasiliana”.

 

 

Più sociale l’esperimento dell’anno scorso dei Tre Terzi. “Mal d’Africa” è il titolo del videoclip prodotto da Patridà Records, con le riprese di Pietro Vaglica, Mauro Messina, Giovanni Busetta, girato per le strade di Palermo (Centro Storico, Baia di San Cataldo, Il Sanlorenzo Mercato e il Nautoscopio): “l’obiettivo di questo video è quello di abbattere e superare, attraverso la musica e il testo della canzone, – racconta Claudio Terzo, voce della band palermitanale barriere che dividono popoli ed etnie”.

Contiene elementi di danza, invece, il clip della giovane Rita Manelli. Una fusion di visioni e suoni come non se ne vedevano da parecchio. ”Senza versare una lacrima”, con il quale Rita ha partecipato alla finale di Area Sanremo 2018, è stato scritto dalla stessa cantautrice pugliese in collaborazione, nella composizione della musica, con Luca Sala: “il brano parla di ciò che la musica è diventata nella mia vitaracconta Rita – di come mi faccia sentire felice e serena, nonostante le mille difficoltà. ‘Volerei, libera, fin dove nasce una nuvola…’ e ‘E adesso che, sei accanto a me, non posso che, sorridere…’ sono le frasi chiave della canzone che testimoniano un amore smisurato per questa passione, un amore che va oltre”.

Molto suggestivo e a tratti sinistro, il clip di una Napoli volutamente “sotterranea” di Metalli, il cantautore di “Malavia”.

Il primo lavoro discografico di Enzo METALLI è prodotto da Ludovico Caifasso e gode della produzione artistica e degli arrangiamenti di Paolo Del Vecchio, chitarrista di Peppe Barra e Maldestro.
Molti gli ospiti d’eccezione che hanno suonato i brani del disco.
Malavia è una canzone che invita al riscatto specie per coloro che non ce l’hanno fatta. Una volta toccato il fondo non resta che risalire anche se il percorso fatto durante la propria esistenza è stato, appunto, una malavia (cattiva strada).

Restiamo a Napoli, ma cambia il contorno: audace e provocatorio, specialmente perchè è diurno, il clip d’esordio di In Arte Gibilterra l’anno scorso (ve ne abbiamo parlato qui), ha mosso parecchi animi.

Bella l’idea di scoprire cosa succede tra le lenzuosa di un teen ager nel 2019. Andrea Palumbo,Da qui ad ogni secondo”, regia Simone Tringali e Dario Saliani. Suggestivo per le riprese effettuate con un drone, il video raggiunge il massimo livello di pathos proprio nelle scene panoramiche, traducendo visivamente il contenuto del brano, un tema attualissimo: la vita di un adolescente che si trova, come tutti, ad affrontare il passaggio all’età adulta; la storia di ogni ragazzo che comincia a guardarsi dentro con maggiore intensità, per capire e scoprire se stesso, i risvolti positivi e negativi di una crescita che è sia fisica sia psicologica. Affronta così dubbi e incertezze, timori e indecisioni che derivano dalla consapevolezza che un percorso di vita, che coincide con quello scolastico, sta per concludersi e un nuovo percorso sta per iniziare.
La protezione, rappresentata dalle lenzuola che danzano sul suo viso, è un elemento chiave; l’ombra inquietante da cui fugge, che altri non è che lui stesso, alla fine non farà più paura e, in un abbraccio d’amore, il protagonista manifesterà metaforicamente la necessità di amare se stesso per poter amare pienamente gli altri.

 

Sono belli loro ed è bella l’ambientazione di questo “La bella gente” uscito a nome di Effetto Primacy con soggetto, sceneggiatura, regia, direzione e montaggio di Giuliano Cimino.

La band ligure formata da Noaa (voce), Staccata (chitarra/voce), Aku (chitarra), eMug (chitarra/Synth), Simon (Basso), “Zeno” (Batteria), racconta chi è la “bella” gente: “La bella gente, per noi, è rappresentata dai moralisti virtuali. Da chi critica la società in 280 caratteri, dai paladini dei buoni propositi cercati su Google, dai feroci moderatori delleopinioni altrui, che tanto poi, alla fine, si accontentano “di un discorso ben fatto e di un giga ogni tanto”.

 

Arriva al cuore anche questo pezzo di Nicolas Bonazzi “Ali di carta” (foto d’apertura), cantautore bolognese classe 1982. Intimista, romantico, con una solida fede nella musica pop e soul, è stato definito “cantautore della sensualità” perché i suoi testi sono spesso espliciti ed epidermici. “Da bambino – racconta il cantautore – sono stato toccato da quella pericolosa prepotenza–purtroppo sempre più attuale- che oggi chiamiamo bullismo. Ho scritto questo brano lavorando a fondo su me stesso e sulle mie sensazioni di bambino di allora. un bambino che muove i primi passi nel dorato mondo dell’infanzia e della scuola, con uno zaino carico di ingenue speranze sul mondo e sulle persone. Troppo presto inciampa in una nota stonata: la dura prepotenza di qualche coetaneo. Improvvisamente tutto diventa difficile, il sorriso si spegne, e ogni colore si riduce ad una scala di grigi. Quel bambino si vergogna della propria debolezza, si sente sbagliato, e sogna di volare via su un aereo di carta, lontano dalla cattiveria incomprensibile di chi ha bisogno di ferire per sentirsi più forte. E così si ritrova adulto, trasformato dalla vita, a immaginare di parlare con chi gli ha fatto del male, in cerca di un confronto, di un riscatto, per poterlo perdonare”.



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