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Society

Society - 27/09/2017

Il vino “influenzato” dalle Dolomiti è una grande risorsa

Il consorzio Coste del Feltrino protegge e aggrega piccoli produttori nel Bellunese. Un'area di produzione pregiata.

 Territori calcarei, clima bizzarro dato dalla vicinanza delle Dolomiti e tanti sassi sono l’habitat del vino proveniente dal territorio bellunese. Oggi il Consorzio “Coste del Feltrino“, dalla città di Feltre, aggrega produttori raccolti nell’Unione Montana Feltrina in provincia di Belluno, in Veneto.

Questo è un territorio tradizionalmente vocato alla produzione di vini di qualità: parliamo ovviamente di piccole produzioni che partono da varietà autoctone antiche (Bianchetta trevigiana, Pavana e Trevisana nera) che insistono su circa 20 ettari, in un’area di produzione comprende i comuni di Arsiè, Fonzaso, Feltre, Seren del Grappa, Pedavena, Sovramonte, Lamon, Cesiomaggiore, San Gregorio nelle Alpi e Santa Giustina.

DE BACCO – Abbiamo provato le bottiglie dell’azienda De Bacco e ne siamo rimasti entusiasti. L’azienda riprende un’attività che affonda le sue radici agli inizi del 900, quando la viticoltura era una grande fonte di sostentamento per le famiglie Feltrine.
La produzione totale dell’area, in quegli anni, si attestava sui 30.000 ettolitri. Gran parte del vino prodotto, veniva esportato oltralpe in Austria alla corte Asburgica per le sue grandi caratteristiche di conservabilità. Purtroppo l’avvento della fillossera e delle malattie funginee,  le guerre e la disperata emigrazione sterminarono quasi tutte le superficie vitate.

Grazie però alla tenacia e alla convinzione dei De Bacco le antiche varietà autoctone come Pavana, Gata e Bianchetta Fonzasina sono giunte fino ai giorni nostri. La storia di questa famiglia parte con Bepi Vanduja e Piero Saca. Il primo attorno alla fine dell’800 diede vita al vigneto più antico lavorato tuttora dall’azienda. Mise a dimora sui ripidi conoidi calcarei del monte Aurin, preziose barbatelle dei generosi vitigni autoctoni. Con cura maniacale e ossessiva passione curava le proprie viti, addirittura rompendo a suon di martello ogni singolo sasso del terreno e dormendo in un piccolo rifugio in cima alla vigna sotto le crode dello Spiesa per cacciare eventuali ladri.

Pietro De Bacco, soprannominato Piero Saca, nonno degli attuali proprietari dell’azienda Marco e Valentina De Bacco, diede un forte contributo al rinnovamento tecnologico delle vinificazioni. Assieme ai figli Domenico e Luigino capì infatti le straordinarie potenzialità di questi vitigni locali, spingendo verso forme di trasformazione moderne. La maggior parte sono appezzamenti piccolissimi, ripidi e ghiaiosi, la cui estrema pendenza ha obbligato ad una prospettiva molto inclinata, per questo vengono definiti Vini Verticali.

Il clima influenzato dalle vicine Dolomiti è fatto di inverni rigidi e lunghissimi ed estati scandite da repentini sbalzi termici, con il risultato di un vino unico e irripetibile, la cui resa per ettaro è limitata. La pendenza media dei vigneti, ostile ad essere percorsa da altri mezzi se non a piedi, obbliga ad eseguire manualmente tutte le pratiche agronomiche, così come la vendemmia.



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