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Society - 25/07/2019

La digital art di Roberto Ziranu: “Crea un universo fantasioso attorno alle statuine antiche”

L'artista milanese racconta a The Way Magazine come costruisce un immaginario fantastico e simbolico attorno ai manufatti minuti che trova nei mercatini.

Siamo tutti affascinati dalla minuzia di particolari, soprattutto esrpessivi, che le statuine della nonna, quelle che solitamente sono considerate di poco valore, riescono a esprimere. C’è un artista a Milano, Roberto Ziranu, che proprio partendo dalla bellezza di questi piccoli oggetti di grande maestria artigianale sta creando un mondo artistico nuovo. Roberto è alla perenne caccia di manufatti e personaggi antichi nei mercatini: la golden age delle statuine in porcellana, quelle smaltate e rifinite a mano, va dal Capodimonte del Settecento ai primi anni del 900. Li compra, li assembla in base a regole estetiche e li fotografa digitalmente, ricostruendo attorno al soggetto degli stralunati e suggestivi paesaggi pittorici fittizi.

L’effetto è davvero sorprendente, con l’aggiunta di una sapiente attribuzione di titoli e frasi esplicative da parte dell’artista, che con la definizione verbale del suo lavoro, apre degli orizzonti conoscitivi, e talvolta di riflessione, che vale la pena approfondire.

Roberto, che metodo di lavoro usi?

Faccio solo lavori in numero unico senza repliche. Una mia caratteristica è la sempre forte curiosità per tutto ciò che la natura umana riesce a creare e sviluppare in tutti gli ambiti che siano essi la tecnologia e le scienze in genere, sino ad arrivare alle svariate forme d’arte. Agli inizi del 2017, ho iniziato a lavorare sulla manipolazione di immagini fotografiche ho dato vita al mio progetto artistico. 

Che tipo di formazione hai?

Sono nato a Milano 56 anni fa, ho avuto una madre che mi spingeva a leggere libri e guardare arte. Ho girato molto l’Est Europa per lavoro, sono innamorato degli Usa, della musica e della Pop Art del Novecento. Ho reinterpretato la Pop Art a modo mio perché non volevo essere tra quelli che scimmiottano. Sono sempre affamato di arte altrui e credo che questo abbia sviluppato un senso critico. Se vuoi diventare artista devi aver visto molta arte, capire le tecniche, io sono andato a tantissime fiere, ho girato il mondo inseguendo proprio la conoscenza. E ancora lo faccio.

Dove hai esposto di recente?

Ho partecipato ad Affordable Art Fair a Milano con una personale di 20 lavori virtuali e uno fisico per la galleria milanese CarteScoperte. Ora ho una mostra in una galleria in Liguria e in autunno organizzerò un’esposizione sul nuovo cilco di sculture su cui sto lavorando.

I tuoi sono dei lavori dallo spirito molto “giovane”.

L’arte permette di considerare l’età una convenzione, si può essere vecchio a 20 anni. La differenza la fanno i galleristi per cui la progettualità che porta a investire su un artista cambia. Per quanto mi riguarda, ma se fisicamente mi sento bene e mentalmente mi sento un quindicenne, perché porsi dei limiti? Mi sento moderno e al passo di quello che succede, sono curioso, voglio vedere l’uomo che viaggia su Giove. Questa secondo me è la forma migliore di energia e si riflette in quello che creo.

Dicci qualcosa sui titoli creativi e spiazzanti che dai ai tuoi lavori.

Ogni mattina per alzarmi, devo avere la certezza di fare qualcosa di nuovo, di dinamico, che mi arricchisca. Non concepisco chi si rinchiude. Devo sperimentare sempre. Per questo un’opera che ho realizzato si chiama “Se il paradiso è troppo lontano costruiscitelo da solo”. Ora ci sono i Magic toys , un’evoluzione scultorea dei miei lavori Dreams e il concetto che voglio rappresentare è che siamo noi gli artefici di quello che ci succede. Mentre nei sogni possiamo vivere le fantasie ma non possiamo cambiare le cose. Le sculture invece ci rendono attivi nella nostra vita, perché io induco il collezionista o il compratore a muoverle. A 58 anni mi sento così e credo anche che a 90 non accetterò di subire.

Non sono solo opere gioiose, però. Si intravede una cupezza specie nei cieli che rappresenti. Perché?

Nella vita sono io che faccio gli errori e faccio le cose belle, ma cerco di essere una brava persona. Sono uno che si fida sempre degli altri, sono positivo di natura. Il dualismo anche cromatico che hai intravisto deriva dal cupo che anche io ho vissuto e il colore è quello che vedo della vita. I cieli tempestosi sono riferiti alla vita difficile che ho avuto. Sono un via per sfuggire ai monocromi neri. Però la vita va vissuta perché è un privilegio, e se qualcuno che guarda le mie opere è indotto a pensarla così, per me è già un successo.

Che vuoi dire quando intitoli una tua visione digitale “Dreams”?

Sono i lavori fotografici i più importanti per me. Il sogno è un concetto che va bene per tutti, indistintamente. Tutti noi almeno una volta abbiamo pensato se avessi potuto, se non avessi fatto quell’errore. Uno stato d’animo che rappresento con i “Dreams” usando statuine che sono buttate nei mercatini, che non sono più usate, vanno a raccontare una storia diversa con lavoro fotografico, rivivono in questi lavori. Non erano nate per fare quello. È una speranza, secondo me.

Sei partito dalla creazione digitale e poi hai incluso questi manufatti, bellissimi. Come è accaduto?

Durante la realizzazione del progetto Postcards ho iniziato ad avvicinarmi all’utilizzo di immagini di statue e dalla loro forza espressiva è nato il progetto che si ciba di tanti ritrovamenti presso gipsoteche e antiquari, che sono i custodi di un mondo variegato e a me fino a poco tempo fa sconosciuto, un mondo di personaggi marmorei ai quali dar loro nuova vita raccontata attraverso accostamenti cromatici e figurativi. Molte statue mi hanno sorpreso per la loro modernità e per la loro potenza espressiva e io, giocando con i colori, con le proporzioni ed i contrasti, ho voluto dare loro una nuova opportunità, a volte triste e a volte allegra, a volte inquietante e a volte spavalda ma sempre comunque vera.

Roberto Ziranu espone per The Way Magazine alcune stampe dal ciclo Animal Pop.

Come le scegli?

Mi attraggono le statuine che devono esprimere bellezza, mi colpiscono in ceramica perché sono piene di riflessi e la varietà dei personaggi, lontani dal classicismo, è altissima. Non mi piacciono sicuramente quelle moderne, le cerco dal Settecento al primo Novecento. Ognuna poi ha un titolo specifico, e fanno parte di vari cicli che raccontano molto di me, i miei rimpianti ma anche le mie ambizioni. Ho realizzato un ciclo, “thank you Mr D” dedicato a Darwin che porta gli animali a diversificarsi. Le statuine fotografate sono infatti orsi bianchi e pappagalli.

Se dovessi descriverti a chi non ti conosce?

A 17 anni comprai un libro di Magritte. Oggi prima dei sessant’anni, magari nel 2020 voglio fare una mostra personale. Cerco di fare due cose: non copiare e di essere riconoscibile, vorrei che fosse riconosciuto il mio linguaggio.

Hai esplorato vari immaginari artistici con queste realizzazioni digitali. Ce li enunci?

Per le stampe di alcune uso il Topsec, materiale con plexiglass, carta fotografica e alluminio, che adopero per stamparle da 50×50 fino a 180×180. Il ciclo Postcard era pop, Brocantage era contestualizzato in ambienti normali e naturali, Dreams sono delle favole in un mondo creato da me immaginario. Sono nate poi le sculture che sono trasposizione in 3D dei sogni..

 

Dopo avere affrontato il mondo dei DREAMS ho deciso di proseguire il mio percorso realizzando lavori che evidenziassero anche il mio lato “POP” con utilizzo di statuine di animali che abitualmente fotografo. L’uso dei colori mi permette ancora una volta di evidenziare la possibilità di una “seconda vita” più giocosa e divertente e, ove possibile, meno banale di quella precedente

Perché abbiamo bisogno dell’arte, secondo te?

Come naturale sviluppo del mio percorso artistico ho iniziato a creare dei lavori con inserimenti di oggetti colorati che richiamassero il nostro continuo confrontarci con la tecnologia e la modernità.
Ho chiamato questo progetto ‘Dreams’ perché attraverso i sogni e i personaggi che li popolano posso raccontare delle nuove storie andando a creare dei contrasti e delle visioni. Abbiamo tutti bisogno di avere un mondo immaginario dove andare a rifugiarci quando la realtà è troppo presente, dove credere che tutto sarà possibile e, infine, abbiamo tutti una storia che vale la pena di essere raccontata.
info@artezir.com
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