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Society - 04/02/2021

L’arte di catturare il corpo: scatta Howard Schatz

Il fotografo americano ha ideato un nuovo modo di immaginare macro-stampe del corpo umano. Era un medico e ha avuto una carriera passata a ritrarre il fisco di atleti e ballerini.

Howard Schatz è conosciuto come il fotografo dei grandi ritratti del corpo, a colori e bianco e nero. Così grandi da sovrastare lo sguardo dello spettatore, come testimoniano alcune foto che abbiamo ritrovato della sua mostra alla Triennale di Milano nel 2015. Quella fu Body Power, la prima mostra italiana del grande fotografo americano ma per comprendere il suo geniale obiettivo è necessario guardare il monumentale libro Howard Schatz: 25 Years, uscito nel 2015. Lì c’è tutta la sua poetica e le basi della sua fotografia.

Parsons Dance Company, fotografia concessa da Howard Schatz.

“Fotografo per sorprendere e per fare piacere a me stesso – ci ha detto in collegamento dagli USA – e quello che succede nello spettatore è un bonus. La mia reale forza è la motivazione”.

Schatz si chiara alla continua ricerca di bellezza: “Per me è come una caccia al tesoro, dopo anni sono fascinato dai corpi nudi, un particolare con cui sono nato. Lavorando principalmente con i ballerini, sono attratto dalla forma modellata dei componenti del corpo”.

Le fotografie di Howard Schatz sono esposte in musei e gallerie fotografiche internazionali e sono incluse in innumerevoli collezioni private. Da qualche tempo il creativo americano, pubblicato in 22 monografie, ha iniziato a diffondere online delle immagini dove fantastica sulle risoluzioni gigantesche delle sue foto di nudi. Li immagina sollevati in enormi cartelloni in ambienti senza limiti. Sicuramente questa fascinazione gli deriva dai grandi billboard che ha creato per clienti pubblicitari come Ralph Lauren RLX, Escada, Sergio Tacchini, Nike, Reebok, Wolford, Etienne Aigner, Sony, Adidas, Finlandia Vodka, MGM Grand Hotel, Virgin Records e Mercedes-Benz.

Ma non è solo una questione di bellezza scultorea. Howard ci racconta di diversi punti di vista della sua fotografia: “Ho realizzato immagini con atleti e ballerini, ho fatto una serie con molti anziani per mostrare cosa succede con l’età al corpo e alla pelle, proabilmente è un processo psicanalitico. Mi deriva dai miei studi medici in anatomia nel 1971 prima che diventassi un medico nel 1975. Quella è stata l’esperienza più formativa per la mia arte”.

Oggi Schatz pensa di essere una sorta di punto di incontro delle sue due anime. In medicina, racconta, “devi essere molto preciso, un medico è affidabile, lo vuoi ascoltare e farti esaminare per cercare tutte le razionali opinioni e capire esattamente la diagnosi, non vuoi sentire tentativi. Non vuoi un dottore che non sia esperto, Mentre un fotografo riesce a sorprenderti proprio sbagliando, facendo tentativi“.

La mostra milanese di Howard Schatz nel 2015. L’arte di Howard Schatz è rappresentata a New York dalla Lawrence Fine Art e dalla Staley-Wise Gallery, a Denver, dalla Gallery M, e a Boston da Robert Klein.

Cosa cambia con l’età e con l’esperienza che viene accumulata? “Quello che cambia è l’obiettivo alla ricerca di una nuova sorpresa. Quando guardo sono attratto dalle luci diverse, dai movimenti, non cerco mai lo stesso effetto. Il concetto stesso della bellezza cambia, anche in relazione al corpo, e voi italiani lo sapete bene. Avete un campionario di esempi dal Rinascimento fiorentino ai modelli proiettati dalla Milano fashion week. Credo che comunque non ci siano immagini del corpo che risultino vecchie, ma solo diverse”.

Schatz ha poi le idee chiare sui cambi di gusto e atteggiamento della società americana: “Negli Stati Uniti sono stati fatti passi in avanti nell’esposizione del corpo, qui che si è visto sempre con clamore l’Europa e le donne in topless, si è scoperto anche qui che il corpo ha possibilità infinite”.

Il suo processo di stampa è ispirato dalle gigantografie di Richard Avedon mentre il gusto della scoperta del non visto ancora gli deriva dalla lezione di Niel Harrow. Immagina di appendere queste immagini di grandi dimensioni in enormi saloni, perché oggi Schatz ammette di puntare “ad avere la possibilità di esporre al Museum of Modern Art a New York ma i meccanismi che governano questo mondo sono strani”.

La curva dell’apprendimento, ammette, non si è mai fermata: “Credo che ci sia necessità di fare lo scolaro, studio tutto visivamente e non c’è un solo giorno che non guardo a qualcosa di nuovo, specie adesso che le possibilità di Internet sono infinite. Sono cosciente di cosa fanno le altre persone, salvo quello che vedo nel mio archivio online. Le immagini che mi compiscono le metto in una categoria come dance, sports, beauty, nella cartella GRABS, e li uso come riferimenti negli shooting. Così come nella storia dell’arte e della scienza, anche nella fotografia tutto quello che succede prima diventa una fonte importante”.

Ma quando è tempo di scattare, “sono io e metto dentro la mia identità: non voglio copiare perché non mi sorprende, ma voglio raggiungere un posto dove non sono stato mai, voglio fare foto che non c’erano prima”.

Se gli si chiede cosa è la fotografia risponde così: “In foto la bellezza è che è tutto sbagliato, anche perché oggi non costa niente fare sperimentazioni con le fotografie, prima ogni scatto era un dollaro speso. La differenza tra arte e medicina, per me, è proprio in questo approccio diverso. La medicina mi ha insegnato molto, so come gestire l’effetto della luce e approcciare la fotografia in maniera precisa. Mi ha anche insegnato a come essere convincente e mettere a proprio agio i modelli. Ho lavorato con pazienti e ora la mia controparte sono celebrità, modelli. La mia responsabilità è non rendere queste persone buffe o brutte. Cercare di avere alleanza tra chi scatta e chi posa”.


Una delle agenzie che rappresenta Howard Schatz è a Milano: https://sudest57.com/en/



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