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Society

Society - 19/05/2018

Le nozze reali, Harry e Meghan guardano alla realtà

Finalmente sposi. Oggi hanno esibito al mondo la loro idea di regalità. Tra protocollo e libertà, dice il nostro esperto di British elegance Enzo Latronico.

Chi si aspettava una cerimonia fastosa e più reale probabilmente è rimasto deluso. Non sono stati delusi invece gli invitati al matrimonio reale “non” del secolo del Principe Harry, secondogenito del Principe Carlo d’Inghilterra e Lady Diana, con Meghan Markle, attrice americana, figlia di un’insegnante di yoga.

Cerimonia più sobria, molto più sobria rispetto al lontanissimo matrimonio del padre (1981) e al meno lontano matrimonio del fratello William (2011). Megan in abito bianco scollo a barca disegnato per lei dalla stilista britannica Clare Waight Keller per Givenchy (il totocolori dava favorito il blu) ha sbalordito tutti con la sua eleganza e leggerezza, poco trucco niente unghie smaltate, capelli legati con uno chignon basso.

Harry in uniforme del suo reggimento di cavalleria, i Blues and Royals di Sua Maestà, giacca lunga blu scuro a collo alto e pantalone con banda rossa laterale, col grado di maggiore, ha sorpreso i presenti con la sua barba dato che il protocollo ufficiale non la prevede mentre quello militare sì e per ovviare a ciò è stata solo sfoltita un po’, va comunque detto che solo i Blues and Royals permettono la barba. Dresscode rigidissimo come si conviene per le nozze reali, signori in tight con gilet e cravatta in tinta pastello e signore in tailleur pastello; cappelli troppo vistosi o grandi sono stati espressamente vietati.

Carlo impeccabile in morning dress grigio e cravatta azzurra, Camilla, Duchessa di Cornovaglia, in tailleur rosa. La regina Elisabetta, 92 anni, accompagnata dal marito principe consorte Filippo, 96 anni, ha indossato un tailleur verde lime. La cerimonia di per sé è stata davvero sorprendente, infatti, per volere degli sposi nessun leader politico è stato invitato mentre le nozze sono state celebrate dal Decano di Windsor con l’Arcivescovo di Canterbury, capo spirituale della Chiesa anglicana insieme al vescovo americano, Michael Bruce Curry, che si è però limitato ad un sermone sulla potenza dell’amore.

Per concludere, musiche fuori cerimoniale con “Stand by me” che ha accompagnato gli sposi. Meghan ha però indossato la tiara, una fascia di diamanti del 1932 e il velo che rappresenta la flora dei 53 paesi del Commonwealth.

La monarchia britannica forse è quella più amata e detestata allo stesso tempo, soprattutto dopo la prematura scomparsa della Principessa Diana, eppure resta sempre saldamente al centro di tutto per la sua capacità di adattamento adeguandosi (come se fosse una cosa normale) ai molteplici cambiamenti epocali a partire dal proprio casato, cambiato nel 1917 durante la Prima Guerra mondiale.

Il nascente sentimento antitedesco indusse re Giorgio V a sostituire il casato di Sassonia, Coburgo Gotha, introdotto dalla regina Vittoria sposando il Principe Alberto di Sassonia.  Re Giorgio V scelse come nome del nuovo casato Windsor, legandosi così al castello di Windsor, centro della monarchia inglese, e legando indissolubilmente il casato alla tradizione britannica. E ancora, “seppe passar sopra”, in qualche modo, all’abdicazione di Edoardo VIII in favore del fratello Giorgio VI per sposare l’americana e divorziata Wallis Simpson; seppe soprassedere agli imbarazzi di Sarah Ferguson, alle scappatelle del Principe Carlo ma alla morte di Lady Diana si arrestò profondamente abdicando, è il caso di dirlo, in favore di una mano tesa verso una realtà sociale in continuo mutamento. E le nozze del Principe William e del Principe Harry ne sono una conferma.



Enzo Latronico
Sceneggiatore e giornalista, laureato in Scienze dell’educazione e della formazione, Enzo Latronico è il nostro esperto del grande schermo. Ha scritto il documentario "I musei di Palazzo Farnese" e ha diretto per il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, il docu-movie "A memoria d'uomo". Autore del libro "Ugo Pirro. Indagine su uno sceneggiatore al di sopra di ogni sospetto" e della sceneggiatura del film "Solo di passaggio" (regia di Alessandro Zonin, ispirato alla novella di Dino Buzzati, Il mantello), in concorso ai David di Donatello tra i corti. Al Palazzo Farnese di Piacenza ha curato la grande mostra sul cinema "Le macchine del sogno. Dai Lumière al cinematografo". Fondatore e direttore del blog/magazine cinemascritto.wordpress.com, è studioso della cinematografia di James Bond e Star Trek.
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