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Society

Society - 11/05/2018

Lo specchio senza filtri di Francesca Piovesan

L'artista con la curatela di Sabino Maria Frassà allo Spazio Gaggenau di Milano

Un’artista sorprendente in una location di classe: questa è Francesca Piovesan che espone nello showroom GAGGENAU di Corso Magenta 2 a Milano, in collaborazione con CRAMUM.

IN-VISIBILELa mostra “IN-VISIBILE”, curata da Sabino Maria Frassà, è un viaggio alla scoperta del sé in cui l’artista lascia, letteralmente, la propria impronta a significare un percorso esistenziale carico di spessore umano.

In una società che veicola valori distorti tentando di conformarci a un cliché standardizzato di bellezza, la Piovesan osa mettersi a nudo per restituire un’immagine autentica del proprio corpo lasciando impressa nello specchio la sua vera essenza, quella che spesso molti di noi tendono a nascondere o a camuffare con filtri fotografici o mentali.

Le sue opere, oltre ad essere pezzi di alta manifattura artigianale, riprendono infatti, reinterpretandola, la tecnica dello specchio veneziano, sono cariche di significati simbolici ed esistenziali che permettono al visitatore di riflettere e di riflettervisi.

Imprigionatasi per libera scelta negli specchi, l’artista ci prende per mano e ci insegna che la nostra immagine riflessa è un’autentica opera d’arte e che i segni del tempo, che la società moderna paventa e cerca in ogni modo di offuscare, sono in realtà parte integrante e imprescindibile dell’opera, come disse la grande attrice Anna Magnani al suo truccatore: “Lasciami tutte le rughe, non me ne togliere nemmeno una. Ci ho messo una vita a farmele venire!”

Quale modo migliore di riconoscere il bello attorno a sé se non imparando a riconoscere il proprio? Questa è la vocazione e la missione dell’artista, questo è il seme incorruttibile che ogni creativo riceve per farne dono all’umanità intera.

IN-VISIBILE

Non è necessario professare un credo o bazzicare la spiritualità per raggiungere questo obiettivo: basta avere una coscienza critica e occhi per guardare.

Le opere della Piovesan, infatti, non sono introspettive ma estrospettive: partendo dal proprio corpo, dai suoi pori, dalle sue pieghe, dalle sue forme, raggiunge comunque la parte più intima di sè e, per “riflesso”, la nostra.

Lasciamoci dunque intrappolare dallo specchio, impariamo a guardarci per ciò che siamo realmente perché la vera bellezza è la verità e l’arte ne è il suo fedele strumento.



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