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Society

Society - 07/11/2019

Luca Jurman: “Per far carriera in musica pensate a migliorarvi e non al mercato”

Vocalist per Laura Pausini ed Eros Ramazzotti, onstage con Phil Collins e Phil Palmer. Eppure il cantante coach è conosciuto soprattutto per i talent show. "Da cui mi sono allontanato", ci dice.

I tour intorno al mondo con i migliori e più osannati divi del pop poco hanno potuto contro la voglia di Luca Jurman di mettersi a disposizione. Di chi? Dei talenti emergenti che vogliono imparare, migliorarsi. Luca è conosciuto soprattutto per aver fatto parte del periodo d’oro di “Amici”, il talent show di Mediaset. Con lui sono nati Alessandra Amoroso e Marco Carta. Ma oggi è titolare di Vocal Classes, una metodologia unica nel suo genere, un percorso di studi fondato su solide basi teorico/scientifiche, diviso in livelli di difficoltà crescente, articolati in esercizi tecnici e interpretativi basati su parametri indispensabili per definirsi cantanti, un sistema didattico all’avanguardia volto alla professione del canto e al completamento della crescita individuale ed artistica.

Luca Jurman ora è a Milano ma ha alle spalle più di 25 anni di carriera come docente di canto, vocal coach e vocal producer che ha “allevato” (tenetevi pronti): Alex Baroni, Irene Grandi, Simona Bencini, Chiara Iezzi, Roberta Faccani, Annalisa Minetti, Beppe Dettori, Lorella Cuccarini, Valerio Scanu, Alessandra Amoroso, Marco Carta, Silvia Olari, Martha Rossi, Cassandra De rosa, Antonella La fortezza, Giorgia Urrico, Stephan Di Maria Poole, Daniele Blaquier, Lidia Schillaci, Daniele Di Marco, Arianna Bergamaschi, Michel Altieri, Michele Carfora, Edoardo Agnelli, Fabrizio Voghera, Francesca Tourè, Lighea.

Nel suo orizzonte attuale anche tanto sport, che ha sempre praticato: “La montagna, correre, ossigenare l’organismo e l’alimentazione corretta sono sempre parte di me. Qualsiasi cantante sa quali sono i pericoli e quindi bisogna rispettare il proprio corpo“. Ma lo sport rientra nelle sue attività anche per altro.

Luca, sei famoso per la musica, ma partiamo subito con lo sport: il tuo impegno sociale con la Nazionale Artisti Ski Team.

Ho sempre praticato arti marziali e mi piace anche la montagna. Quando mi sono imbattuto in un bimbo che su un guscio mono-sci si divertiva come un matto ho pensato che per i disabili potevamo fare qualcosa noi. Noi che facciamo un mestiere privilegiato, noi che facciamo qualcosa di bello in cui ci si può anche divertire. Da artista mi è capitato di avere richiese da associazioni per spettacoli di beneficenza. Ma poi vedevo un certo giro di arricchimento che non mi è mai piaciuto. E quindi ho voluto creare qualcosa di diverso e pulito, tutto visibile e controllabile da chiunque. Una squadra di artisti che al suo interno ha anche inviati e personaggi di due programmi televisivi che sono garanzia di onestà, Le Iene e Striscia La Notizia. Avevamo con noi Nadia Toffa, anzi, l’abbiamo ancora perché porteremo sempre la sua foto con noi.

La Nazionale Artisti Ski Team nasce da un’idea di Luca Jurman, cantante produttore e vocal coach con la grande passione per lo sci alpino, che durante ogni pausa lavorativa continua a praticare. Luca è sempre stato sensibile alle esigenze di bambini e giovani con disabilità, consapevole che attraverso la musica e lo sport si possa migliorare notevolmente la loro qualità della vita.

Cosa fate in concreto?

Ho creato la nazionale artisti ski team per dare un futuro ai bambini disabili attraverso lo sport. Raccogliamo dei fondi e paghiamo ai bambini che vogliono imparare a sciare, vitto e alloggio, con maestri sulla neve, attrezzature. Abbiamo il patrocinio della FISIP, la Federazione sport invernali in modo da fare da scouter dei futuri atleti delle squadre parolimpiche. La fascia d’età è dai 7 ai 14 anni, divisi per meno di 10 anni e più di 11. Un’iniziativa impegnativa, perché la presa in carico dura anni, è molto dispendiosa e coinvolge non solo lo sport ma tutte le arti che possono mettersi al servizio della crescita.

Con i giovani poi hai anche contatti per la tua professione principale, il vocal coach.

Continuo a farlo da anni, con la scuola a Milano e lo studio di registrazione dove lavoro con tanti talenti. I miei allievi o i ragazzi che vengono da me non vogliono avere successo facile, vogliono imparare e registrare con qualità alta.

Prima dei talent, tu sei stato uno dei fautori del ritorno in Italia di un genere, il musical, che sembrava sopito. Che ricordi hai di quel periodo?

I primi con cui ho lavorato nel musical erano Lorella Cuccarini, Franco Miseria e Gianfranco Ingrassia. Erano gli anni 90 e c’erano budget diversi, mi sento colpevole per aver aperto quella strada. Lorella era il personaggio del momento nel 1995, era ballerina, allieva e cantante, le sono stato affianco e l’ho anche preparata a Sanremo. Il canto è stata sempre la sua passione il suo canto e da grandissima professionista si è cimentata. Giampiero Ingrassia era quotato teatralmente, il cast era seguito da persone delle scuole di teatro.

Poi cosa è successo in quel mondo?

Oggi purtroppo nell’evoluzione della comunicazione della televisione che ha origine nei primi anni 2000, chiunque può diventare famoso e creare indotto economico molto forte, quindi basta vincere un reality o essere popolari sul web per andare a finire sul palco di un musical. Ma quel posto non lo si può dare al tronista di turno per attirare gente. Bisogna preparare tutti culturalmente al musical, protagonisti e pubblico. Io che ho collaborato al rilancio del genere dopo che i classici della commedia musicale venivano sempre riproposti, abbiamo cercato di innovare.

Sei responsabile anche in una fase iniziale dei talent show in tv, di un certo modo di preparare gli artisti.

Certo, perché prima dell’avvento di Marco Carta, gli artisti giovani usciti dal talent erano visti male dalle radio. Io avevo esperienza perché avevo fatto Operazione Trionfo nei primi anni Duemila con Miguel Bosè, un talent che è stato bocciato per lasciare andare avanti Amici. La storia ci dice che l’affezione del pubblico ha premiato i personaggi più televisivi. Ho combattuto come un matto per far capire che la formazione e il canto sono cose serie. Ma purtroppo siamo in un paese di grandi squali nonostante siamo dotati di una cultura altissima.

Che differenza c’è tra i personaggi usciti da Amici all’epoca e ora?

Ci sono un sacco di persone che escono oggi ma che sono lontani dai primi, penso a Valerio Scanu, Marco Carta e Alessandra Amoroso che erano preparati in tutto. Non si può pensare che in sei mesi diventino i migliori e metterli al posto di Manuel Frattini che era un grande, eccellenza del musical. Però io riconosco che lui per esempio non era un gran cantante. Vedi, si pensa che si possa imparare il canto  in pochi mesi e diventare famosi. In realtà il personaggio che interessa alla televisione genera vendita in quel determinato momento. Chi arriva in fondo ai talent magari ha carattere più adeguato alla tv e non è necessariamente il più bravo.

Qualche rimpianto?

Ne ho visti eliminare tanti bravi e qualificati e mi sono arrabbiato davvero. Poi c’è il fattore tempo, che io capisco bene perché insegno da quando avevo 19 anni.  Un grande come Alex Baroni si è preparato con me per 11 anni, lui è stato il mio pupillo, quello che mi ha fatto sviluppare una nuova metodologia. Altro mio fiore all’occhiello è stata Simona Bencini dei Dirotta su Cuba.

Chi allevi oggi?

Oggi ci sono persone che fanno grandi sacrifici per venire da me, ho offerto possibilità di fare lezioni ad alcune persone che sono uscite dai talent show che secondo me necessitavano di scuola. Ma non sono mai venute.

Perché non ne approfittano?

Non sono tanto loro a non voler venire, ma chi sta con loro e decide per loro, o consiglia. Siccome io conosco la discografia e so come funziona, chi vuole mettere le mani su una cosa che funziona lo fa tendendo nell’ignoranza.

Se parli così oggi, sei un outsider?

Non ho più nessun contatto  col mondo della televisione o della discografia. Sono qualcuno che va controcorrente, che per me è la giusta corrente. Nel mio piccolo faccio le battaglie perché la musica vada formata, rispettata e valutata bene. Se andiamo a vedere le classifiche reali, nel momento in cui finisce un talent, passato due o tre mesi, e poi tutto torna come prima. E qui arrivano grandi delusioni che spingono alcuni anche in terapia. Io dico: chi non vince bisogna aiutarlo, non può essere solo servito per fare audience in quelle settimane.

Luca Jurman, guarda al tuo passato: cosa ti è piaciuto finora?

C’è una parte di me che si sarebbe dovuta dedicare più a se stessa. E quindi questo lo faccio ora. Sono contento di aver inciso in dei dischi fatti quando venivano prodotti realmente con tanto tempo a disposizione, con i grandi che mi hanno dato spazio, Eros, Laura. Lei addirittura da vocalist mi ha portato a farle da direttore musicale e creatore di arrangiamenti nel periodo del suo best of con tour e dvd mondiale. Una grande prova di fiducia. Mi ha fatto vivere con grandi artisti come Phil Collins e Phil Palmer.

Oggi in che fase sei?

Ho finito di fare i tour e ho deciso di mettermi a disposizione di altri artisti. Ma credo proprio ci sia una macchina infernale che non favorisce questo incontro.



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