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Society - 23/10/2018

Martin Scorsese: “Unico rimpianto? Il documentario mancato con Fellini”

La tredicesima edizione della Festa del Cinema di Roma celebra uno dei più grandi cineasti. La cronaca della consegna del premio.

Una lunga fila alla Festa del Cinema di Roma denota già grande interesse. La città eterna si è mobilitata per assistere all’incontro, dedicato sia al pubblico che alla stampa, con Martin Scorsese, uno dei più grandi miti del cinema viventi.

Al solo menzionarlo, è chiaro, vengono alla mente titoli di sue opere cinematografiche come: ‘Taxi Driver’, ‘Quei Bravi Ragazzi’, ‘The Aviator’, ‘Re Per una notte’, ‘Casinò’ e ‘Toro Scatenato’. Proprio quest’ultimo titolo doveva rappresentare la sua ultima fatica e di ciò ne era fortemente convinto. Fortunatamente si sbagliava.

In quel lontano 1980, per Martin Scorsese, ‘Toro Scatenato’, incentrato sulla vita del pugile italo-americano Jake La Motta, rappresentò la rinascita non solamente cinematografica ma anche e soprattutto personale del regista. Da allora molta acqua sotto i ponti e passata e Scorsese, in tutti questi anni, ha sempre conquistato il suo spazio nell’olimpo dei cineasti che contano, tanto di esser considerato, a detta di molti, il ‘Cinema’ con la C maiuscola.

“Chi può aiuti i giovani cineasti italiani, sono bravissimi”, ha detto Martin Scorsese al termine della maratona di due ore dove ha raccontato i film italiani che lo hanno formato. Il 75enne regista di New York ha rivelato di un suo progetto “che non è andato a compimento per la sua morte” che stava preparando con Federico Fellini. “Un documentario sulla produzione e gli attori. Lo avremmo prodotto con la Universal”, ha detto.

L’attesa che si è svolta fuori dalla sala è stata lunga. Chi era giunto direttamente dalle cinque del mattino, altri dalle nove e mezza. Una fila che, con il passare del tempo, aumentava sempre più e che, senza troppa meraviglia, ha unito persone di qualsiasi età.

 

 

 

 

 

 

Il suo incontro, apertosi con una standing ovation, lo si può definire come un lungo viaggio. Non, però, attraverso le sue opere più famose, che pure sono state citate nella clip d’apertura; ma solo attraverso il cinema e le opere che lui medesimo, da anni, cerca di salvaguardare dalla distruzione del tempo. Pellicole, con il quale, tra il 1963 ed il 1964, e per un biennio, ha iniziato a conoscere ed a studiare.

Lungometraggi come ‘L’accattone’ di Pier Paolo Pasolini, ‘Salvatore Giuliano’ di Francesco Rosi, ‘Il Gattopardo’ di Luchino Visconti, ‘Umberto D.’ di Vittorio De Sica, ‘Divorzio all’italiana’ di Pietro Germi, ‘L’eclisse’ di Michelangelo Antonioni, ‘La notte di Cabiria’ di Federico Fellini, ‘La presa al potere di Luigi XIV’ di Roberto Rossellini, ‘Il Posto’ di Ermanno Olmi.

 

Il finale dell’incontro con il grande regista americano si è concluso con l’assegnazione del premio alla carriera. Un premio che vale per la carriera ‘passata, presente e futura’ ed anche in questo caso la premiazione medesima è stata scandita da scoscianti applausi.

Il 24 ottobre alle ore 16 in Sala Petrassi, la Festa renderà omaggio a Vittorio Taviani con la proiezione di San Michele aveva un gallo, realizzato con il fratello Paolo e restaurato dal Centro Sperimentale di Cinematografia-Cineteca Nazionale e dall’Istituto Luce-Cinecittà. Il film sarà preceduto da un incontro con Martin Scorsese. Per il pubblico della Festa, si tratterà di un’ulteriore occasione per ascoltare il grande regista parlare del suo amore per il cinema italiano.

Testo e foto a cura del nostro inviato alla Festa del Cinema di Roma, Vincenzo Pepe



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